Assolto per non aver commesso il fatto, dal Tribunale di Roma – VI sezione penale, un 63enne, da anni residente a Narni, accusato da una conoscente romana, poco più giovane di lui, di averla minacciata in strada, nella capitale, brandendo una bottiglia di plastica contenente acido.

La denuncia della donna risale al 2019, la sentenza è solo di pochi giorni fa. La romana, parte civile anche in questo processo, aveva già ottenuto 9.500 euro di risarcimento danni dall’uomo, condannato in appello in un precedente procedimento, sempre per il reato di minaccia di cui la stessa lo aveva già accusato. Sullo sfondo, presumibilmente, una relazione mancata e la gelosia e la delusione di lei, seguita da uno specialista per sindrome depressiva.

I due avrebbero trascorso assieme l’infanzia a Roma; una frequentazione tra parrocchiani, non ci sarebbe mai stata una storia, poi il trasferimento di lui a Narni. Secondo l’accusa, stavolta, il 18 agosto 2019, il 63enne l’avrebbe avvicinata a Colli Aniene, riempita di insulti e minacciata con un contenitore di plastica contenente acido. In sede di discussione, l’avvocato difensore dell’imputato, Mirko Clafato del Foro di Terni, ha smontato l’intero impianto accusatorio, facendo leva su molteplici aspetti.

In primo luogo, il legale dell’uomo ha richiamato il giudice, Ezio Damizia, al vaglio severo delle dichiarazioni della persona offesa che avrebbero potuto, da sole, fondare una condanna; quindi ne ha evidenziato incongruenze e contraddizioni, sottolineando il vantaggio economico che la donna avrebbe potuto ricevere.

L’assenza di testimoni sul luogo del fatto contestato, un elemento su tutti che rendeva impossibile ritenere il 63enne colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Anzi, a sentire due donne narnesi, quel 18 agosto 2019 l’uomo era con loro al mare a Tarquinia. E poi il quadro clinico della donna, l’assenza di prove di una bottiglia di plastica o di analisi sul contenuto; in generale il deserto probatorio sul caso e l’esistenza di un precedente risarcimento per la stessa fattispecia di reato a vantaggio della donna. L’uomo è stato assolto ‘per non aver commesso il fatto’.