di Francesca Marruco
L’accusa è peculato. Quando cioè, recita il codice, «il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria». E’ con questa ipotesi di reato che il presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, Eros Brega, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Terni nell’ambito dell’indagine che ha visto il direttore di Confcommercio, Leandro Porcacchia, arrestato per estorsione.
Gli «Eventi Valentiniani» L’accusa di peculato è mossa in relazione alla gestione degli «Eventi Valentiniani», nel periodo 2001- 2006, quando cioè Brega ne era a capo. E quando non ricopriva ancora la sua attuale carica. Il presidente del consiglio è stato interrogato oggi pomeriggio dal sostituto procuratore Elisabetta Massini e dal sempre presente capo della squadra mobile della questura di Terni, Tommaso Niglio. L’avvocato Manlio Morcella, ha spiegato con una nota che lo stesso ha riguardato l’uso dei contributi pubblici e privati all’associazione «Eventi valentiani» e questioni relative al marchio. Per la procura l’uso dei contributi sarebbe stato scorretto.
Brega: confida in inquirenti e spera in tempestività accertamenti Secondo quanto riferito dall’avvocato, Brega, «ha risposto diffusamente a tutte le domande che gli sono state rivolte e ha certezza di risolvere anche nell’immediato futuro ogni problematica di apparente valenza penale, che, in ipotesi, fosse residuata». «Confida in modo pieno – si legge inoltre nella nota dell’avvocato Morcella – nell’operato degli organi inquirenti. E nel ribadire cio’, auspica che gli accertamenti a suo carico si concludano con la massima tempestività. Pure per evitare discredito indiretto sulla istituzione che rappresenta attualmente, sebbene il tutto non la riguardi sotto alcun profilo, né diretto né mediato».
Avvocato convinto estraneità presidente Lo stesso avvocato si dichiara «convinto della estraneità del presidente del Consiglio della Regione Umbria, rispetto ai fatti oggetto di indagine» e «rimarca la datazione assai risalente dei medesimi fatti (2001/2006), da abbinare alla natura inequivocabilmente privatistica della associazione, che sconfessa e rende inconciliabile la configurazione dell’addebito per come ora strutturata». Il legale ha annunciato infine che nei prossimi giorni produrrà una nota difensiva al pubblico ministero «per fare chiarezza viepiù radicale sulla posizione del suo assistito».


