Il carcere di Perugia Capanne

Lascia il carcere, ma solo dopo l’applicazione del braccialetto elettronico antistalking, il 35enne algerino indagato dalla Procura di Perugia in una vicenda che intreccia l’ipotesi di un matrimonio di convenienza, presunti maltrattamenti, lesioni e violenza privata. Il gip ha disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei frequentati, con distanza minima di mille metri.

L’ordinanza Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari di Perugia dopo l’incidente probatorio del 22 giugno, nel corso del quale è stata sentita la 48enne siciliana indicata come persona offesa per le ipotesi di maltrattamenti, lesioni e violenza privata. La difesa dell’indagato – rappresentata dall’avvocato Vincenzo Bochicchio – aveva chiesto la rivalutazione della misura cautelare in carcere e la sostituzione con una misura non custodiale o comunque meno afflittiva. La Procura, che in un primo momento si era opposta alla richiesta, ha poi modificato il proprio parere dopo le sommarie informazioni rese da un vicino di casa della donna. A quel punto il pubblico ministero ha espresso parere favorevole all’accoglimento dell’istanza difensiva.

Il carcere Il gip Giorgio Margheri ha accolto la richiesta e ha sostituito la custodia cautelare in carcere con il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna.  Secondo quanto si legge nell’ordinanza il giudice ha ritenuto che la misura carceraria non sia più proporzionata alla luce degli elementi emersi, pur considerando ancora attuale il pericolo di reiterazione del reato. Per questo ha disposto una misura ritenuta idonea a impedire ogni contatto tra l’uomo e la donna.

I divieti L’indagato non potrà avvicinarsi alla persona offesa a meno di mille metri. Lo stesso limite vale per i luoghi abitualmente frequentati dalla donna: abitazione, luogo di lavoro, luoghi di cura, attività sportive, ricreative e altri posti che saranno individuati dalla polizia giudiziaria incaricata dei controlli. Il giudice ha inoltre vietato all’uomo qualsiasi comunicazione con la donna, con ogni mezzo: telefono, messaggi, strumenti telematici o altre forme di contatto. Eventuali violazioni potranno comportare un nuovo aggravamento della misura cautelare, anche con il ripristino di misure custodiali.

L’incidente probatorio Il provvedimento nasce dagli elementi emersi durante l’incidente probatorio. Il giudice, nell’ordinanza, valuta in modo critico una parte del racconto della donna sugli episodi del 26 marzo 2026, ossia quelli che avevano portato all’aggravamento della misura cautelare. In particolare, secondo il gip, alcune dichiarazioni rese dalla persona offesa su quell’episodio non sarebbero risultate pienamente attendibili alla luce dei messaggi acquisiti e delle informazioni fornite da un vicino di casa. Quest’ultimo ha riferito che la donna, in una serata di fine marzo, era già caduta e lamentava dolore alla caviglia prima di essere accompagnata nei pressi dell’abitazione dove si trovava l’indagato agli arresti domiciliari.

La ricostruzione Per il giudice quella lesione non può quindi essere attribuita con sufficiente solidità all’indagato nell’episodio del 26 marzo. Nell’ordinanza si parla anche di messaggi dai quali emergerebbero collera e intento ritorsivo della donna per una relazione dell’uomo con un’altra persona. Questi elementi, secondo il giudice, ridimensionano la gravità indiziaria dei fatti che avevano determinato l’aggravamento della misura. Anche la manomissione del braccialetto elettronico viene valutata in termini di minore gravità perché non sarebbe risultata funzionale a entrare in contatto con la persona offesa e a procurarle lesioni.

Le accuse Il giudice, tuttavia, non esclude la permanenza dei gravi indizi per una parte della contestazione. Nell’ordinanza si legge che, per il reato di maltrattamenti, la gravità indiziaria resta persistente almeno fino alla cessazione della convivenza e anche per momenti successivi. Il racconto della donna, su questo punto, viene ritenuto corroborato dalle dichiarazioni della madre, dai referti medici e dalle annotazioni di polizia giudiziaria. Secondo l’impostazione accusatoria, l’uomo avrebbe tenuto in più occasioni condotte aggressive e vessatorie nei confronti della compagna. 

Il matrimonio La vicenda si inserisce nel procedimento più ampio sul presunto matrimonio di convenienza. Secondo la Procura, l’unione celebrata nell’aprile 2021 tra il 35enne e una 25enne residente nell’Alto Tevere sarebbe stata solo di facciata, organizzata per consentire all’uomo di regolarizzare la propria posizione in Italia e ottenere il permesso di soggiorno. Sempre secondo gli atti d’indagine, l’uomo avrebbe versato alla donna 7 mila euro. Per rendere credibile il rapporto sarebbe stato anche preso in affitto un appartamento nel quale la giovane avrebbe dovuto trascorrere le giornate in caso di controlli delle forze dell’ordine.

Il procedimento Nel fascicolo sono coinvolte, a vario titolo, anche le due donne. La 48enne e la 25enne risultano indagate in relazione alla presunta simulazione del matrimonio. Nei confronti della più giovane era stata disposta anche la perquisizione con sequestro del telefono, per acquisire chat e comunicazioni risalenti all’aprile 2021. L’uomo è indagato, a vario titolo, per maltrattamenti, lesioni, violenza privata, danneggiamento del braccialetto elettronico e violazioni della normativa sull’immigrazione. Il nuovo provvedimento del gip non chiude ovviamente il procedimento ma interviene, questo sì, sulla misura cautelare in corso.