di C.F.
L’indagato Gabriele Muratori e il consulente della procura Aldo Romani per quasi quattro ore tra i resti del laboratorio magazzino della Green genetics di Gubbio, società che produceva cannabis light, distrutto dall’esplosione dell’8 maggio scorso in cui hanno perso la vita i lavoratori Samuel Cuffaro, 19 anni, ed Elisabetta D’Innocenti, mamma di 52 anni.
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Tra i resti del laboratorio con l’indagato L’accertamento, a cui hanno partecipato tutti i consulenti delle parti offese, mentre la difesa dei quattro indagati non ha nominato un proprio perito, è servito preliminarmente a ricostruire lo stato dei luoghi al momento della deflagrazione, in cui sono rimasti feriti anche altri due lavoratori, tra cui Alessio di 17 anni tuttora ricoverato al Centro Grandi Ustionati di Cesena, ma anche l’imprenditore agricolo Alessandro Rossi, 32 anni, anche lui ancora in ospedale a Branca e indagato. Muratori, difeso come gli altri tre raggiunti da avviso di garanzia all’avvocato Monica Bisio, è tornato al piano superiore dello stabile, dove si è consumata l’esplosione, e ha indicato ai consulenti la disposizione dei macchinari, tra cui quello a ultrasuoni utilizzato insieme al pentano per estrarre il Thc della cannabis così da poterla commercializzare, e l’organizzazione degli ambienti. Eseguiti, poi, dagli esperti ulteriori rilievi finalizzati a formulare ipotesi sull’innesco della deflagrazione del laboratorio magazzino dove, già nelle ore immediatamente successive all’incidente mortale sul lavoro, erano stati trovati alcuni fusti di pentano utilizzati al posto del butano nell’abbattimento del Thc. Ora il consulente della procura Romani avrà 60 giorni di tempo per rispondere ai quesiti posti dal pm Gemma Miliani che vuole chiarezza sul procedimento chimico e fisico effettuato nel laboratorio sia alla luce dei dati disponibili che delle ipotesi formulabili, valutando i rischi connessi alla procedura, ai macchinari utilizzati, alle sostanze impiegate e le cautele che sarebbero state necessarie e dovute.
@chilodice
