©️Fabrizio Troccoli

Fare il pieno e mettersi in viaggio. Ma quest’anno il rito che apre le vacanze presenta un conto più salato anche per gli automobilisti umbri. Nel fine settimana che precede Ferragosto, quello segnato dal bollino nero sulle principali arterie italiane e da oltre 25 milioni di veicoli attesi sulle strade, il caro carburanti aggiunge un altro costo alla partenza per le ferie.

A quantificare il peso dell’aumento è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui in Umbria nel 2026 la spesa complessiva per benzina e gasolio è destinata a raggiungere 1,389 miliardi di euro, contro gli 1,150 miliardi del 2025. La differenza è di 239 milioni di euro, con un aumento del 20,8%, superiore di quattro decimi di punto alla media italiana, che si ferma al 20,4%.

Il dato assume un peso particolare proprio alla vigilia del grande esodo estivo. Per chi parte in automobile, infatti, il costo del viaggio non è rappresentato soltanto da pedaggi e pernottamenti: il carburante torna a incidere pesantemente sul bilancio della trasferta, soprattutto per le famiglie che percorrono centinaia di chilometri e per chi sceglie mete raggiungibili esclusivamente o prevalentemente in auto.

La fotografia della Cgia colloca l’Umbria in una posizione intermedia nella graduatoria nazionale degli aumenti percentuali: gli incrementi più marcati si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno, con Basilicata, Campania e Puglia oltre il 21%, mentre alcune regioni del Nord registrano variazioni più contenute. Per il sistema economico umbro, però, il problema non riguarda soltanto gli spostamenti estivi. Il rincaro interessa anche pendolari, attività produttive e imprese che utilizzano quotidianamente automezzi, con effetti che possono trasferirsi progressivamente sui costi di trasporto e quindi sui prezzi finali.

Il conto complessivo dell’energia è ancora più pesante. Secondo la stessa elaborazione Cgia, sommando carburanti, elettricità e gas, famiglie e imprese umbre nel 2026 potrebbero sostenere 507 milioni di euro di spesa aggiuntiva rispetto all’anno precedente, passando complessivamente da 3,145 a 3,652 miliardi. Oltre ai 239 milioni dei carburanti, la stima comprende 181 milioni in più per l’energia elettrica e 87 milioni per il gas.

A livello nazionale la voce più pesante resta proprio quella di benzina e diesel: la Cgia stima 13,6 miliardi di euro di spesa aggiuntiva nel 2026, pari a un aumento del 20,4% rispetto all’anno precedente. Se i prezzi attuali dovessero mantenersi fino alla fine dell’anno, l’intero aggravio energetico per famiglie e imprese italiane arriverebbe a quasi 29 miliardi di euro.