di El.Bi.

‘Controvento – navigare nel mare dell’adolescenza’. Questo è il nome del convegno in sala dei Notari per fare il punto sui progetti di sostegno psicologico ai giovani. Sono tantissimi gli adolescenti che, nel periodo pandemico e post, hanno visto emergere difficoltà nel relazionarsi con adulti e coetanei. Ma questi, spiegano i vari relatori, non sono gli adolescenti di una volta e ciò che serve è una «alfabetizzazione degli adulti».

Adulti e ragazzi «Questi adolescenti – spiega il professor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta – soffrono e sono esperti di relazioni. Non sono disposti a parlare con adulti che non riescono ad ascoltarli davvero. I ragazzi di oggi ricevono molte più attenzioni degli adolescenti di una volta». Tuttavia, le problematiche si rivelano quando si pensa di essere ‘troppo in ascolto’. «Famiglia e scuola – continua il docente – devono essere in grado di ascoltare anche delle fragilità e dei dolori che spesso vengono rimossi e visti come un affronto per chi sostiene di essere molto attento».

Società narcisista La difficoltà nasce da una società narcisista, in cui «genitori e insegnanti faticano a chiedere al ragazzo: “Ma tu chi sei davvero?”» dice Lancini. Adulti che, secondo il professore, proiettano le proprie necessità e bisogni sui ragazzi. Così facendo si mettono in atto «interventi per sentire di aver fatto bene il loro ruolo». Sono proprio gli adulti quelli da reindirizzare per relazionarsi correttamente con gli adolescenti di oggi.

VIDEO – COMBATTERE IL DISAGIO GIOVANILE

Internet «Internet e la pandemia sono i due grandi schermi su cui noi adulti abbiamo proiettato le nostre fragilità e povertà educative», continua Lancini. Per chi è nato e cresciuto nella società iper-tecnologica, non è semplice trovare il proprio spazio nella realtà. «Oggi il problema – continua – non è ascoltare gli adolescenti, ma fare le domande giuste. Anziché chiedere di spegnere il cellulare a cena per far finta di essere la famiglia perfetta, chiediamo ai ragazzi come va oggi in internet, se pensano al suicidio o se si vedono brutti davanti allo specchio. Se saremo in grado di ascoltare i pensieri più disturbanti dei nostri ragazzi, sarà più probabile che un adolescente parli».

Risvolti positivi «I risultati – spiega la dottoressa Roberta Alagna – mostrano un quadro di disagio legato a sintomi psicologici quali ansia, sbalzi d’umore e cadute depressive lievi, ma comunque legati a problemi sottosoglia. Se questi bisogni non vengono accolti e non viene data una prima risposta, possono poi nel tempo diventare delle vere e proprie psicopatologie». Rendersi conto del disagio dei giovani e chiedere aiuto professionale è quindi la soluzione. Infatti, i questionari di valutazione somministrati ai partecipanti al progetto, hanno rivelato un livello di generale gradimento. Tra i margini di miglioramento suggeriti, anche le difficoltà logistiche, come la raggiungibilità dei luoghi in cui svolgere i vari progetti.

Centro servizi Tra le realtà aderenti, anche il Centro servizi giovanili del Comune di Perugia. Un luogo di ascolto, confronto e supporto per giovani fino a 35 anni, «dove anche la figura dello psicologo potesse essere una risorsa» spiega Francesco Orlandi, educatore del Centro. Il Centro si occupa di dare informazioni e supporto per tutte quelle attività di interesse per gli adolescenti, con l’aiuto di professionisti ed esperti Asl. Tra i progetti del centro anche ‘Yaps’, progetto di peer education (educazione tra pari, ndr.) per i ragazzi delle scuole superiori di secondo grado. L’iniziativa prevede uno spazio di ascolto per ragazzi gestito da ragazzi formati, per avanzare interventi di sensibilizzazione all’interno delle scuole.

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