di Francesca Marruco
Aveva cercato di violentare la figlia della convivente nel 2004. L’uomo, un filippino condannato ora a due anni e otto mesi di reclusione, un giorno era rientrato nella casa in via Sicilia in cui era ospitato poco dopo essere uscito per andare al lavoro, aveva tentato un approccio fisico con la donna, che in quel momento stava accudendo il suo bambino. Al rifiuto della donna però, si era fatto violento, le aveva strappato, maglietta e reggiseno, toccandole sia il seno che le parti intime.
Le diceva ti amo con un coltello puntato alla gola Mentre la minacciava con un coltello e la teneva ferma per cercare di avere un rapporto sessuale con lei, le diceva di amarla. Per fortuna della donna, un vaso era abbastanza a portata di mano per poterlo scagliare contro l’uomo. Una volta guadagnata un minimo di mobilità, la donna era scappata per le scale del condominio con il figlio in braccio. Non contento lui l’aveva inseguita, ma forse per la botta presa, non era riuscito a raggiungerla. La donna poi aveva chiamato i soccorsi e alcuni vicini di casa per chiedere aiuto.
Processo lampo e condanna In aula il processo è durato una sola udienza, la donna ha testimoniato per prima sollecitata dalle domande del pubblico ministero Manuela Comodi, poi è stata la volta di alcuni poliziotti e del vicino di casa che l’ha soccorsa. Il magistrato aveva chiesto per l’uomo, difeso d’ufficio dall’avvocato Donatella Donati, sostituito in aula da Aldo Poggioni, una pena di tre anni e sei mesi di reclusione senza la concessione delle attenuanti generiche.
Due anni e otto mesi La corte, formata dai giudici Giancarlo Massei, Daniele Cenci e Paolo Micheli ha ritenuto invece di concedere le attenuanti all’imputato anche in considerazione del fatto che non aveva precedenti.

