di Francesca Marruco
Sono accusati di aver smaltito in maniera inadeguata più di 100 mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Sono accusati di aver poi immesso questi rifiuti nel depuratore Vus di Foligno, località Casone, nonostante l’impianto non fosse idoneo ad abbattere gli agenti contaminanti presenti nei rifiuti. Sono accusati di aver tratto un ingiusto profitto smaltendo i rifiuti in maniera inadeguata, abbattendo i costi che sarebbero derivati da un giusto trattamento. Di aver causato un danneggiamento «grave» di corsi d’acqua pubblici attraverso lo sversamento di reflui allo stato liquido e di aver immesso sostanze pericolose nell’atmosfera. Fanno parte delle società Chimeco, Idrogest, Valle Umbra Servizi e Arpa Umbria.
In aula Lunedì 17, nel corso della prima udienza del processo, i loro avvocati, Luciano Ghirga, Nicola Di Mario, Nicodemo Gentile, Giovanni Picuti, Massimo Marcucci, Paolo Favini e Giuseppe La Spina, hanno chiesto al collegio che non ammettesse la costituzione di parte civile della onlus ambientalista «Italia Nostra», ma senza esito. L’udienza è proseguita con l’ammissione delle prove documentali e testimoniali. Il prossimo 21 febbraio intanto verrà conferito l’incarico ad un perito che dovrà trascrivere tutte le intercettazioni, in quella sede verrà anche fornito un calendario delle udienze.
Gli imputati Per l’affare dell’impianto Idrogest del depuratore di Foligno sono finiti sotto accusa Erminio Cornacchini, legale rappresentante della «Cornacchini srl», Filippo Micheli, dipendente e responsabile tecnico dell’impianto Idrogest, Antonio Bazzoffia, legale rappresentante del laboratorio Chimeco e socio Idrogest, Michele Campanale, direttore generale della Valle Umbra Servizi, Innocenzi Paolo, responsabile tecnico della Vus, Alberto Micheli, direttore del dipartimento Arpa dell’Umbria, Eugenia Peirone, responsabile di sezione del laboratorio chimico fisico dell’Arpa Umbria, Giuliano Marini e Mario Segoni, responsabili territoriali della sezione Foligno – Spoleto dell’Arpa.
L’indagine Gli uomini del Noe guidati dal capitano Giuseppe Schienalunga arrivano al depuratore di Casone verso la fine di ottobre del 2006. Secondo l’accusa all’interno della struttura c’era un impianto della Idrogest non autorizzato per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi.
Idrigest e Cornacchioni , Chimeco e VUS Scriveva il pubblico ministero Manuela Comodi che Cornacchini, Micheli, Bazzoffia, innocenzi e Campanale, «attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, ricevevano, cedevano e comunque gestivano ingenti quantitativi di rifiuti speciali, pericolosi, stimati nel periodo 2002/2006 n circa 100.000 tonnellate […] al fine di avviarli presso la Idrogest per essere sottoposti ad inadeguati processi di trattamento e di immetterli poi nel depuratore Vus spa nonostante fosse mancante di capacità residua e tecnologicamente non idoneo ad abbattere i contaminanti presenti nei rifiuti stessi, a causa dei quali, tra l’altro, si perdeva traccia di circa 12.000/15.000 tonnellate di rifiuti speciali. Al fine di conseguire ingiusto profitto derivante anche dal notevole abbattimento dei costi di gestione altrimenti sostenuti in caso di adozione di procedure tecnicamente scorrette di smaltimento». Gli stessi sono anche accusati di aver effettuato «scarichi di natura industriale da impianto di trattamento acque reflue in assenza di autorizzazione », di aver «contribuito a causare il danneggiamento grave di acque dei corsi d’acqua pubblici attraverso lo sversamento dei reflui allo stato liquido non adeguatamente depurati e caratterizzati dalla presenza di sostanze di elevata tossicità per gli organismi acquatici». Secondo l’accusa, gli stesso sarebbero anche responsabili di aver effettuato «emissioni in atmosfera moleste e potenzialmente pericoloso per la salute, costituite da composti all’ammoniaca, di comprovata tossicità».
Gli imputati dell’Arpa Alberto Micheli ed Eugenia Peirone, «direttore del dipartimento Arpa Umbria di Perugia e responsabile di sezione laboratorio chimico fisico dell’Arpa, territorialmente e funzionalmente competente a svolgere controli sull’attività della Idrogest, avallando, in violazione delle leggi che regolano la materia, l’utilizzazione di criteri analitici privi di alcun fondamento scientifico elaborati da Bazzoffia Antonio e adottati al fine di attestare falsamente l’elevato rendimento depurativo di Idrogest , in realtà del tutto inadeguato, consentendo inoltre nel corso delle indagini[…]di accedere alle informazioni attinenti all’attività di prelievo rifiuti effettuata in sede di sequestro dell’impianto, prima ancora che venissero trasmesse le risultanze alla P.G. e al C.T. del pubblico ministero, intenzionalmente procuravano agli indagati ingiusto vantaggio anche patrimoniale». Segoni Mario e Marini Giuliano, responsabili della sezione territoriale Arpa Foligno Spoleto, a fronte di numerosi elementi che avrebbero suggerito la chiusura dell’impianto, «procuravano intenzionalmente a Vus e Idrogest un vantaggio patrimoniale consistito nel guadagno derivante dalla indisturbata prosecuzione di attività di traffico dei rifiuti».

