di Ester Pascolini
«C’è ancora speranza, non tutto è perduto». Siamo pronti a scommettere che sia questo il pensiero che ha attraversato la mente di chi, ieri a Gualdo Tadino, ha potuto assistere a uno dei momenti più “romantici” che la storia dei giochi de le Porte ricordi: quello tra il giovane fantino di San Martino, Emanuele Barberini, e il suo somaro, Bombolino.
Immaginate di trovarvi in città e di calarvi nell’atmosfera di una delle rievocazioni medievali più belle d’Italia. Dopo due giorni di appuntamenti incalzanti, di esibizioni di tamburini e sbandieratori, dopo lo spettacolo, quest’anno davvero mozzafiato, del corteo storico del sabato sera, arriva la domenica pomeriggio, il momento della disputa finale. Quattro sfide: corsa a carretto, tiro alla fionda, tiro con l’arco, corsa a pelo. I somari sono i grandi protagonisti, i giocolieri e i fantini devono dimostrare chi è il più forte. La tensione è palpabile, la competizione alle stelle, alle 15,30 i giochi prendono il via ufficialmente. Quella del 2024, è, a detta degli esperti, una delle edizioni più belle di sempre. Le gare procedono senza intoppi e, in nome de “lo cavalleresco”, vale a dire del rispetto tra coloro che competono, tutto si svolge nella massima correttezza.
A essere in vantaggio, una volta giunti alla quarta e ultima sfida, sono due porte, San Martino e San Facondino. A decretare il vincitore sarà, dunque, come ogni anno, la corsa a pelo, la più avvincente tra le competizioni, con tutte e quattro le Porte che si affrontano lungo l’anello cittadino.
Il sole sta calando, fantini e somari sono ai nastri di partenza, dopo qualche istante concitato arriva il suono della campana e tutti scattano veloci lungo il corso principale.
Fin da subito San Martino è in testa, il fantino Emanuele ha solo 25 anni, eppure è un veterano della manifestazione. Ha corso tante volte e ha conquistato il palio anche lo scorso anno. Bombolino è un somaro su cui i portaioli di San Martino riversano tante aspettative, è alla sua prima esperienza, ma già mostra il suo grande potenziale. San Facondino, che non si arrende, ha qualche difficoltà iniziale e si ritrova in ultima posizione, nonostante il somaro Vespro, condotto da Edoardo Angeli, abbia già vinto la corsa a carretto a inizio pomeriggio con il tempo record di 1 minuto, 52 secondi e 50 centesimi.
La gara a pelo, però, lo sanno tutti, è molto dura. San Benedetto, con il somaro Ugo dei Cantelli e il fantino Roberto Vinciotti è già alle calcagna di Bombolino. San Donato, con Contrappasso guidato da Simone Collarini è poco distante. Sono stati percorsi i tre quarti del tragitto, ma per San Martino, che tiene saldo il comando, sembra già tutto scritto. Vespro di San Facondino, comunque, non intende mollare, sta tirando fuori le unghie e sta rimontando alla grande. Tutto d’un tratto, come un secchio d’acqua gelata, arriva il colpo di scena: giunti alla curva della “fontanella di Depretis”, il fato ricorda a tutti che non bisogna mai dare nulla per scontato, perché basta un attimo per cambiare un destino. Il possente Bombolino di San Martino scivola, si piega sulle gambe, cade a terra nello stupore generale, ed è qui, nel tempo sospeso dell’incredulità, che San Facondino passa in testa. Edoardo Angeli e Vespro, dopo la caduta degli avversari, vinceranno senza fatica, giungendo in piazza in solitaria e conquistando il palio 2024.
La vera storia da raccontare, tuttavia, non è questa, per quanto bella e di valore essa sia. A lasciare tutti di stucco, infatti, dando vita a una storia che ha popolato, nel giro di poche ore, social e giornali, sono stati i due “perdenti”, Emanuele e Bombolino.
Torniamo, allora, per un momento alla caduta del somarello. Sarebbe stato assolutamente comprensibile se il fantino avesse lasciato spazio alla rabbia, se si fosse fatto scappare un’imprecazione o avesse battuto i piedi per l’ingiustizia di una vittoria strappata. Emanuele Barberini, però, non un fantino qualunque, è un fantino “speciale”, un ragazzo che ieri ha dimostrato a una città intera di quali valori deve nutrirsi una competizione, per quanto agguerrita essa sia. Il video della diretta televisiva, catturando il momento immediatamente successivo alla caduta, ha raccolto una testimonianza che, ne siamo certi, resterà a futura memoria della festa. Si vede Emanuele piombare a terra e lo si vede immediatamente rialzarsi. Non per tentare di ripartire o per far rialzare il somaro. Neanche per urlare o arrabbiarsi, ma solo per correre veloce verso Bombolino: per abbracciarlo, accarezzarlo, per dirgli con i gesti “stai tranquillo amico mio, non avere paura, ci sono io a proteggerti, non è nulla”. La gara non conta più, conta solo che il somarello, suo compagno d’avventura, stia bene e per fortuna è così. Le riprese cristallizzano per sempre il dolce legame tra il ragazzo e l’animale, ed è come se, nell’assistere a questa scena si palesasse all’improvviso tutto ciò che sta dietro l’atto finale che la gara rappresenta, tutto ciò che accade nei mesi precedenti: gli allenamenti lungo le strade polverose delle campagne gualdesi, le parole che Emanuele sussurra spesso all’orecchio di Bombolino, gli sguardi d’intesa tra i due, i momenti faticosi, così come quelli belli, vissuti insieme.
Dalle attenzioni di Emanuele nei confronti del somarello prende vita, all’improvviso, un messaggio rivoluzionario per i tempi in cui viviamo. In una società che non contempla la sconfitta, in cui vincere a ogni costo sembra la regola, la reazione di Emanuele arriva come una ventata di aria fresca a ripulire le nostre coscienze.
Emanuele ci ha ricordato che a volte per vincere si deve perdere, che la sconfitta fa parte del gioco e farci i conti con serenità, mettendo al centro il valore della vita, il bene dell’altro”, uomo o animale che sia, rende un essere umano degno di tale nome. È una lezione di vita potente e bellissima per i tanti giovani e meno giovani che animano questa festa, che in futuro potranno attingere a piene mani ai valori trasmessi dal giovane fantino di Porta San Martino.
Il lunedì dei Giochi, per i gualdesi, è sempre una giornata triste. Tutto si è concluso, si sente quel vuoto pesante delle cose che finiscono. Ma quest’anno, per lo meno, la città può scaldarsi il cuore con le emozionanti immagini del fantino Emanuele e del somaro Bombolino, compagni d’avventura, amici inseparabili e da oggi simbolo dei giochi de le Porte.







