Nel 2026 famiglie e imprese dell’Umbria dovranno sborsare 507 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente per coprire i costi di energia elettrica, gas e carburanti, portando il conto totale delle bollette e dei rifornimenti alla cifra record di 3,65 miliardi di euro. È quanto emerge dalle stime elaborate dall’ufficio studi della Cgia di Mestre sulle conseguenze economiche del conflitto nel Golfo Persico.
I dati L’incremento percentuale della spesa totale in Umbria si attesta al +16,1 per cento, un dato che si allinea alla media del Centro Italia (+16,1 per cento) e supera lievemente la media nazionale (+16,0 per cento). Nella graduatoria nazionale relativa all’impatto assoluto dei rincari, la regione si posiziona al 17esimo posto.
I carburanti L’analisi per singole tipologie di consumo evidenzia il notevole peso della spesa per i carburanti, che registra in Umbria un aumento del +20,8 per cento, corrispondente a 239 milioni di euro aggiuntivi e a un totale complessivo di 1,389 miliardi di euro. L’Umbria, dove sabato secondo i dati del Mimit il gasolio in media si attesta a 2,16 euro al litro e la benzina a 1,97, si colloca al decimo posto in Italia per intensità del rincaro sul comparto carburanti, preceduta nel Centro Italia soltanto dalle Marche (+21,0 per cento).
Gas Particolarmente accentuato risulta l’aumento del costo del gas, per il quale l’Umbria registra un +14,9 per cento, pari a 87 milioni di euro in più e a una spesa finale di 671 milioni. Si tratta dell’incremento percentuale più elevato tra tutte le regioni del Centro Italia, superiore al dato del Lazio (+14,3 per cento), della Toscana (+14,7 per cento) e delle Marche (+14,4 per cento), oltre che alla media nazionale (+14,6 per cento).
Energia elettrica Per quanto concerne l’energia elettrica, l’aumento stimato in Umbria è del 12,8 per cento, pari a 181 milioni di euro aggiuntivi per un totale di 1,592 miliardi. La variazione risulta sostanzialmente identica alla media nazionale e a quella del Centro, entrambe attestate al +12,9 per cento.
In Italia A livello nazionale, la stima della spesa aggiuntiva per famiglie e imprese ammonta a 28,9 miliardi di euro (+16 per cento), per un totale di 209,6 miliardi di euro. La Cgia sottolinea come si tratti di «un conto salato che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia».
Le regioni L’origine dei rincari si lega all’andamento dei mercati a cinque mesi dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico. Dal punto di vista geografico, i rincari in termini assoluti colpiscono in misura maggiore i territori a più alta densità abitativa e produttiva, quali Lombardia (+5,4 miliardi), Emilia-Romagna (+3 miliardi) e Veneto (+2,9 miliardi). A questo proposito, gli analisti evidenziano che «è evidente che a subire l’impatto più pesante saranno le aree geografiche più popolose e con la maggiore vocazione manifatturiera e commerciale del Paese».
Il Governo Sul piano delle contromisure, il Governo ha finora stanziato 7 miliardi di euro per calmierare le bollette e ridurre le accise sui carburanti, coprendo circa un quarto dell’aggravio stimato. L’esecutivo, sotto pressione da parte di opposizioni e mondo economico, sta ora pensando a un altro intervento a breve sulle accise. In merito al ruolo delle istituzioni comunitarie, il centro studi rimarca come «di fronte a uno scenario così preoccupante, l’Unione Europea sembra essere la grande assente. Un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l’invasione russa dell’Ucraina».
