Al prossimo mese di luglio l’Umbria prevede di contare il 2,8% di lavoratori in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge dall’elaborazione Hays sulla base dei dati di Unioncamere -Anpal e Sistema Informativo. Parliamo di 17.340 assunzioni aggiuntive in un mercato del lavoro che tuttavia deve fare i conti con una larga varietà di contratti in essere che sempre più spesso riflettono una significativa presenza di lavoratori con contratti poco remunerativi e spesso insufficienti a garantirsi una soddisfacente qualità della vita. Assunzioni a parte, richiama l’attenzione, il ruolo che sempre più assume l’intelligenza artificiale a livello locale come a livello nazionale e globale. Non foss’altro che per l’incognita temuta per l’insidia che determina proprio sul fronte occupazione.
Ovvero la possibilità di sostituire forza lavoro con tecnologia. Se fosse vero il dato espresso proprio da Hays Italia, società di recruiting, ovvero che raddoppia il numero di lavoratori che afferma di avere dimestichezza con l’Ai, si potrebbe dedurre che l’intelligenza artificiale intesa come minaccia, potrebbe iniziare a perdere vigore, apparendo invece come una opportunità.
I dati italiani raccontano come la quota di chi si dichiara abile con l’Ai sia passata dal 20% del 2023 al 43% del 2024. Resta invece tutt’altro che risolta la distanza tra chi ha la percezione di saperla usare rispetto a chi invece, nell’esserne abile, rappresenta un vero vantaggio per l’impresa che lo assume. Ovvero dimostra di avere sì abilità tecniche, ma anche una certa cultura che assicuri una visione e una capacità strategica. Insomma i veri esperti da distinguere tra i presunti. Le aziende dovranno quindi affinare capacità di reclutamento a caccia del talento autentico che sappia impiegare l’intelligenza artificiale tenendo conto delle reali necessità di sviluppo dell’azienda che lo assume.
Guardando al mercato del lavoro è vero che l’Umbria prevede di assumere da maggio a luglio 17.340 nuove risorse, il 2,8% in più rispetto all’anno precedente, ma è vero anche che la media italiana sullo stesso periodo è di 4,4%. Nel Centro Italia il Lazio prevede un aumento del 9,9%, la Toscana del 1,6%, le Marche del 4,1%, l’Abruzzo del 2,6%, il Molise del 5,2%. Calabria, Sicilia e Puglia, rispettivamente con +13,9, +12,6 e +13,2% hanno numeri a due cifre, ma qui bisognerà vedere il ruolo che gioca il mercato stagionale del lavoro legato al turismo, mentre il Trentino prevede una crescita del 10,2%. Mettono il segno meno la Lombardia con un calo del 2,7% e il Piemonte con il -4,5%.
Che cresca l’occupazione è fuori discussione ma cresce anche lo skill gap dovuto alla rapida evoluzione tecnologica, che allunga il divario tra lo competenze tecnologiche effettivamente richieste dal mercato e quelle disponibili.
Si osservi che il 50% della forza lavoro globale ha più di otto anni di esperienza- secondo quanto spiega Manuela Vergano, director di Hays Italia al Sole 24 Ore – mentre i paesi emergenti come India, Colombia, Malesia e Polonia, sono popolati da giovani a lavoro con meno di 3 anni di esperienza. La migliore risposta all’invecchiamento dei lavoratori rimane la formazione continua e progressiva. Su questo versante si registra un tendenziale aumento di attenzione da parte delle aziende a investire rispetto al passato.
