di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
La facoltà di lettere è stata occupata da oltre cento studenti che protestano contro la riforma dell’università del ministro Gelmini. La decisione è stata presa nel corso di una assemblea che si è svolta nella serata di giovedì. Intorno alle 20.30 il rettore Francesco Bistoni, insieme al preside Giorgio Bonamente, hanno raggiunto gli studenti e si sono confrontati, senza parlare all’assemblea, con quelli che hanno individuato come i leader della protesta. Il confronto è stato caratterizzato da toni pacati. Il rettore si è voluto assicurare che la protesta fosse pacifica mentre il preside, d’accordo col rettore, ha stabilito che tornerà a mezzanotte per controllare tutto si svolga in maniera corretta e pacifica. Da parte loro gli studenti, in assemblea, hanno organizzato l’occupazione stabilendo chi si occuperà dei rapporti con la stampa e chi della vigilanza. Per i prossimi giorni intanto gli occupanti stanno pensando al coinvolgimento dei docenti allo scopo di dar vita ad alcune lezioni.
Sciopero della mensa Erano in tanti all’ora di pranzo alla mensa dell’Adisu di Perugia per protestare contro il ddl Gelmini. Hanno esposto striscioni e distribuito volantini all’esterno del locale di via Pascoli dove ogni giorno vanno centinaia di studenti, poi sono entrati e hanno spiegato a quanti mangiavano seduti al tavolo tranquillamente i motivi della loro protesta e perché dovrebbero aderire tutti. Si sono alternati al microfono interno ai locali della mensa. «Oggi non si mangia e forse neanche domani», hanno detto, spiegando che con i tagli al diritto allo studio, non verranno garantite tutte le borse di studio attualmente erogate dall’Adisu, che permettono a molti ragazzi di vivere e studiare a Perugia. Sono 4.4oo i borsisti dell’università di Perugia, domani usciranno le graduatorie dell’Adisu e si vedrà quante persone risulteranno idonee, ma, per assenza di fondi, non riceveranno neanche un euro. Stando a quanto riferito da alcuni studenti questa mattina, solo 1.200 si vedranno erogata la borsa di studio a cui hanno diritto.
La Marini in via Pascoli Nel frattempo arriva anche la manifestazione di solidarietà della presidente della Regione, Catiuscia Marini. «Le manifestazioni di protesta degli studenti e ricercatori universitari, che stanno dilagando in tutto il paese – dice la presidente – sono il segno del grande disagio che affligge l’università italiana, in seguito alle politiche ragionieristiche di questo governo che taglia i finanziamenti sia per la ricerca che per gli studi universitari, compromettendo lo stesso diritto allo studio, pilastro fondamentale della crescita di una società». «Condivido le motivazioni alla base delle tante manifestazioni che si stanno svolgendo in quasi tutte le città italiane sedi di università – continua Catiuscia Marini -. C’è una parte di questo paese, come ci stanno dimostrando gli studenti universitari i ricercatori italiani, sia quelli precari che quelli stabilizzati, che non intende affatto rassegnarsi ad una prospettiva di impoverimento della cultura del sapere e della conoscenza e che lotta in questi giorni anche per ostacolare una riforma pessima dell’università voluta dal governo Berlusconi che, tra l’altro, nemmeno riesce a trovare i numeri per approvarla”. Marini annuncia che andrà di persona alla mensa universitaria di via Pascoli, a Perugia, «per portare agli studenti ed ai ricercatori la mia personale solidarietà, quella della giunta regionale e per esprimere il nostro concreto sostegno alle ragioni della loro azione di protesta».
Verini: «Governo inadeguato» Anche secondo il deputato umbro del Pd, Water Verini «il ddl Gelmini che rischia di pregiudicare la libertà di ricerca e d’istruzione nel nostro Paese». «Il governo – ha aggiunto – ancora una volta si dimostra inadeguato ed incapace di dare risposte appropriate – aggiunge Verini – che in verità colpiscono al cuore il sistema pubblico dell’alta formazione e della ricerca». «Noi abbiamo portato in Parlamento le giuste rivendicazioni dei tanti studenti e ricercatori che in queste ore, in Italia come in Umbria, si stanno battendo per salvaguardare quel patrimonio dei saperi che è il sistema universitario e dell’istruzione, perché possa diventare in futuro – sottolinea il deputato umbro – davvero più serio, meritocratico e qualificato».

