Una madre mentre allatta

Publiredazionale

L’allattamento al seno può rivelarsi, per molte neo mamme, un’esperienza all’insegna dell’appagamento. Se si sceglie di intraprenderla, è il caso di informarsi in merito alla possibilità di sperimentare dei momenti critici. Conoscere le cause e i rimedi è essenziale per gestirli nel modo giusto e per risolverli. Quali sono? Scopriamo assieme i dettagli nelle prossime righe dell’articolo.

Allattamento al seno: le raccomandazioni scientifiche

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda l’allattamento esclusivo materno a richiesta fino ai 6 mesi. Una volta avviato il percorso di alimentazione complementare, nome scientifico con il quale è noto lo svezzamento, il latte materno – in alternativa, quello formulato – deve rimanere, almeno per il primo anno di vita, l’alimento principale. L’allattamento al seno può andare avanti fino a 2 anni e oltre, fino a quando la diade mamma – bambino lo desidera.

Se si sceglie di allattare o si ha la possibilità di farlo, è necessario essere a conoscenza della possibilità di insorgenza di diverse problematiche. Nel caso in cui si dovesse avere a che fare con una sensazione di dolore che permane per tutta la poppata e anche oltre, è opportuno attenzionare la cosa e contattare un esperto (un’ostetrica o un professionista esperto nella consulenza per l’allattamento). Possono essere varie le situazioni che possono rendere difficile l’allattamento al seno. Entriamo nel vivo delle principali nei prossimi paragrafi.

Candidosi

Nei casi in cui si avverte una sensazione di bruciore al seno in allattamento, è possibile che, alla base, ci sia una condizione di candidosi. A livello clinico, si tratta di un’infezione di tipo fungino. Situazione rara ma comunque non inverosimile quando si allatta al seno, provoca sintomi non solo nella mamma, ma anche nel neonato. Mentre la mamma, come poco fa accennato, ha a che fare con un fastidioso bruciore che perdura anche dopo la poppata, il piccolo presenta i sintomi del cosiddetto mughetto, che vedono in primo piano la comparsa di una sorta di muffa di colore bianco. Un altro sintomo del mughetto è l’insorgenza di un quadro infiammatorio nella zona coperta dal pannolino, che può essere trattata con farmaci prescritti dal pediatra.

Ragadi

Le ragadi al seno sono dei veri e propri taglietti. Nella maggior parte dei casi, fanno la loro comparsa in corrispondenza della punta del capezzolo. Per fare un paragone con una situazione che tutti abbiamo affrontato almeno una volta nella vita, ricordiamo che sono una problematica affine ai taglietti che insorgono sulle labbra secche e screpolate. Le ragadi guariscono in tutti i casi e non provocano cicatrici. Vanno però risolte rapidamente, in quanto sono estremamente fastidiose e rendono difficili i momenti delle poppate.

Come eliminarle? Prima di tutto lasciando respirare il seno il più possibile. Ottimo è anche il ricorso a prodotti naturali come la tintura madre di calendula.  Un’altra raccomandazione che vale la pena considerare riguarda il trattamento osteopatico. I professionisti specializzati in osteopatia neonatale, sempre più richiesti dalle neo mamme, con le loro manipolazioni risolvono criticità legate all’apertura della bocca del piccolo. Queste problematiche, che possono essere causate da diversi fattori, tra cui le posizioni in utero, ma anche i parti traumatici, influiscono sulla suzione e portano il neonato ad aprire poco la bocca.

Ingorgo mammario

L’ingorgo mammario è una problematica in allattamento che consiste nella presenza di una zona della mammella non sufficientemente drenata. Come risolvere la situazione? Attaccando il più possibile il neonato, non solo al seno interessato dall’ingorgo del dotto. Un rimedio naturale da prendere in considerazione è l’applicazione alternata di caldo e freddo.Se questi accorgimenti non dovessero rivelarsi efficaci, si possono assumere, ovviamente dopo aver consultato il proprio medico curante, dei farmaci antinfiammatori.

Come prevenire le problematiche durante l’allattamento

Si possono prevenire le problematiche durante l’allattamento al seno? La risposta è affermativa. Se si decide di allattare al seno il proprio bimbo, è bene iniziare il prima possibile, partendo dal momento dello skin to skin dopo la nascita del piccolo (il pelle a pelle è un momento importantissimo, che può essere effettuato anche dopo il parto cesareo). Se si opta per il parto in ospedale, non bisogna avere timore di chiedere aiuto al personale sanitario presente presso la struttura. Una volta rientrati a casa, è opportuno usufruire, se si è in difficoltà, di un aiuto a domicilio. In alternativa, ci si può recare presso i consultori locali, dove sono presenti professionisti qualificati che si occupano di sostenere le neo mamme che hanno difficoltà nell’allattamento.

Anche gli indumenti intimi che si utilizzano possono favorire la qualità dell’allattamento. Se possibile, è il caso di indossare dei reggiseni specifici, che non comprimono la mammella. Tornando all’approccio tecnico, rammentiamo il ruolo che ha la variazione delle posizioni. La più classica è quella a culla. In ospedale, nei casi in cui la donna ha effettuato un taglio cesareo, consigliano pure quella a rugby. Se si dovessero incontrare delle difficoltà, si può ricorrere pure alla posizione del biological nurturing, che vede il neonato seduto sulle gambe della mamma. Questa posizione, garanzia di attacco profondo e di miglior svuotamento del seno, può essere scelta fin dai primi giorni dopo la nascita. I neonati molto piccoli, vanno tenuti con le gambe in posizione fetale.

L’allattamento al seno può rivelarsi, per molte neo mamme, un’esperienza all’insegna dell’appagamento. Se si sceglie di intraprenderla, è il caso di informarsi in merito alla possibilità di sperimentare dei momenti critici. Conoscere le cause e i rimedi è essenziale per gestirli nel modo giusto e per risolverli. Quali sono? Scopriamo assieme i dettagli nelle prossime righe dell’articolo.

Allattamento al seno: le raccomandazioni scientifiche

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda l’allattamento esclusivo materno a richiesta fino ai 6 mesi. Una volta avviato il percorso di alimentazione complementare, nome scientifico con il quale è noto lo svezzamento, il latte materno – in alternativa, quello formulato – deve rimanere, almeno per il primo anno di vita, l’alimento principale. L’allattamento al seno può andare avanti fino a 2 anni e oltre, fino a quando la diade mamma – bambino lo desidera.

Se si sceglie di allattare o si ha la possibilità di farlo, è necessario essere a conoscenza della possibilità di insorgenza di diverse problematiche. Nel caso in cui si dovesse avere a che fare con una sensazione di dolore che permane per tutta la poppata e anche oltre, è opportuno attenzionare la cosa e contattare un esperto (un’ostetrica o un professionista esperto nella consulenza per l’allattamento). Possono essere varie le situazioni che possono rendere difficile l’allattamento al seno. Entriamo nel vivo delle principali nei prossimi paragrafi.

Candidosi

Nei casi in cui si avverte una sensazione di bruciore al seno in allattamento, è possibile che, alla base, ci sia una condizione di candidosi. A livello clinico, si tratta di un’infezione di tipo fungino. Situazione rara ma comunque non inverosimile quando si allatta al seno, provoca sintomi non solo nella mamma, ma anche nel neonato. Mentre la mamma, come poco fa accennato, ha a che fare con un fastidioso bruciore che perdura anche dopo la poppata, il piccolo presenta i sintomi del cosiddetto mughetto, che vedono in primo piano la comparsa di una sorta di muffa di colore bianco. Un altro sintomo del mughetto è l’insorgenza di un quadro infiammatorio nella zona coperta dal pannolino, che può essere trattata con farmaci prescritti dal pediatra.

Ragadi

Le ragadi al seno sono dei veri e propri taglietti. Nella maggior parte dei casi, fanno la loro comparsa in corrispondenza della punta del capezzolo. Per fare un paragone con una situazione che tutti abbiamo affrontato almeno una volta nella vita, ricordiamo che sono una problematica affine ai taglietti che insorgono sulle labbra secche e screpolate. Le ragadi guariscono in tutti i casi e non provocano cicatrici. Vanno però risolte rapidamente, in quanto sono estremamente fastidiose e rendono difficili i momenti delle poppate.

Come eliminarle? Prima di tutto lasciando respirare il seno il più possibile. Ottimo è anche il ricorso a prodotti naturali come la tintura madre di calendula.  Un’altra raccomandazione che vale la pena considerare riguarda il trattamento osteopatico. I professionisti specializzati in osteopatia neonatale, sempre più richiesti dalle neo mamme, con le loro manipolazioni risolvono criticità legate all’apertura della bocca del piccolo. Queste problematiche, che possono essere causate da diversi fattori, tra cui le posizioni in utero, ma anche i parti traumatici, influiscono sulla suzione e portano il neonato ad aprire poco la bocca.

Ingorgo mammario

L’ingorgo mammario è una problematica in allattamento che consiste nella presenza di una zona della mammella non sufficientemente drenata. Come risolvere la situazione? Attaccando il più possibile il neonato, non solo al seno interessato dall’ingorgo del dotto. Un rimedio naturale da prendere in considerazione è l’applicazione alternata di caldo e freddo. Se questi accorgimenti non dovessero rivelarsi efficaci, si possono assumere, ovviamente dopo aver consultato il proprio medico curante, dei farmaci antinfiammatori.

Come prevenire le problematiche durante l’allattamento

Si possono prevenire le problematiche durante l’allattamento al seno? La risposta è affermativa. Se si decide di allattare al seno il proprio bimbo, è bene iniziare il prima possibile, partendo dal momento dello skin to skin dopo la nascita del piccolo (il pelle a pelle è un momento importantissimo, che può essere effettuato anche dopo il parto cesareo). Se si opta per il parto in ospedale, non bisogna avere timore di chiedere aiuto al personale sanitario presente presso la struttura. Una volta rientrati a casa, è opportuno usufruire, se si è in difficoltà, di un aiuto a domicilio. In alternativa, ci si può recare presso i consultori locali, dove sono presenti professionisti qualificati che si occupano di sostenere le neo mamme che hanno difficoltà nell’allattamento.

Anche gli indumenti intimi che si utilizzano possono favorire la qualità dell’allattamento. Se possibile, è il caso di indossare dei reggiseni specifici, che non comprimono la mammella.  Tornando all’approccio tecnico, rammentiamo il ruolo che ha la variazione delle posizioni. La più classica è quella a culla. In ospedale, nei casi in cui la donna ha effettuato un taglio cesareo, consigliano pure quella a rugby. Se si dovessero incontrare delle difficoltà, si può ricorrere pure alla posizione del biological nurturing, che vede il neonato seduto sulle gambe della mamma. Questa posizione, garanzia di attacco profondo e di miglior svuotamento del seno, può essere scelta fin dai primi giorni dopo la nascita. I neonati molto piccoli, vanno tenuti con le gambe in posizione fetale.

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