di Ivano Porfiri

«Io sono fiduciosissimo di vincere perché penso che Davide debba sempre vincere contro Golia». E’ un Nichi Vendola determinato quello che ha lanciato la sua candidatura a leader del centrosinistra a Perugia e Terni. Prima nel capoluogo e poi nella città dell’acciaio ha parlato davanti a platee gremite che lo hanno applaudito a più riprese.

LE IMMAGINI DI NICHI VENDOLA A PERUGIA

Video prima parte

Video seconda parte


Contro la sinistra loffia Vendola ha attaccato la sinistra che guarda a destra e, senza farne il nome, Matteo Renzi. «Io – ha detto – non ho aerei privati o finanzieri alle mie spalle che qualcun altro ha, non ho gli apparati di partito, sono a mani nude, parto svantaggiato, non riesco a non fare anche il mio mestiere di governatore della Puglia, a cui dedico la maggior parte del mio tempo. Votare me – ha sottolineato Vendola – significa dire una parola chiara sulla necessità di archiviare l’agenda Monti, significa che non c’è più possibilità di compromissione tra la sinistra e il liberismo. C’è una sinistra che è stata in confidenza loffia con le idee della destra. Oppure Vendola».

A chi gli chiede cosa farà se il Pd andrà co l’Udc risponde: «Tutto questo schema è un po’ nauseante, discutere di ricette, di formule, stare prigionieri dentro al teatrino: io voglio scappare da quel teatrino. Secondo Vendola, «bisogna discutere della sofferenza e della crisi che c’è in Italia. Chi ha prodotto la crisi? Chi ne porta la responsabilita’? Quali sono gli ingredienti fondamentali che ci hanno portato sull’orlo di questo collasso? Sono – per il leader di Sel – l’eccesso di finanziarizzazione, lo strapotere delle lobby finanziarie e la perdita di valore del lavoro. E allora bisogna togliere potere alle lobby finanziarie e dare valore e potere al mondo del lavoro. Costruiamo un programma su questo. Tutti quelli che ci stanno sono i benvenuti». Se così accadrà, secondo Vendola, «avremo una maggioranza larga». «Io credo – ha detto – che il popolo delle parrocchie sara’ felice se per esempio si costruisce un’agenda di governo che dice che la dignita’ di un essere umano è più importante del profitto di un’azienda».

Le scuse di Berlusconi Berlusconi, secondo il leader di Sel, Nichi Vendola, «dovrebbe chiedere scusa agli italiani non di quello che non è riuscito a fare ma di quello che ha fatto». «Berlusconi – ha precisato Vendola – dice: ‘non sono riuscito a completare l’opera perché è arrivata la crisi’. La verità è che lui è la crisi. Lui come capo di una maggioranza, come capo della destra ha rappresentato davvero il principale ingrediente del disastro che è stato compiuto in Italia». Secondo il presidente della Puglia, «l’Italia è un paese che è uscito arretrato, più povero dagli anni del berlusconismo, è un paese in cui la scuola pubblica è stata ferita a morte, umiliata, è un paese in cui il mercato del lavoro è stato precarizzato, in cui una giovane generazione non ha diritto al futuro, c’è la morte del futuro dopo il ventennio berlusconiano. Credo – ha sottolineato Vendola – che di questo dovrebbe chiedere scusa agli italiani, non di quello che non è riuscito a fare ma di quello che ha fatto. Credo – ha concluso – che di questo dovrebbe chiedere scusa agli italiani, non di quello che non è riuscito a fare ma di quello che ha fatto».

La sinistra e il futuro «Credo che la sinistra in tutte le sue componenti debba decidere cosa vuole fare da grande», ha detto il leader di Sel. «Noi – ha aggiunto – non siamo in un qualunque momento di crisi, siamo in un passaggio di epoca sconvolgente, siamo in una vicenda anche pericolosa perché nella storia del 900 quando la recessione economica, la disoccupazione di massa e la perdita di credibilità dei partiti si sono coniugate, questo ha rappresentato l’alimento di un populismo che si è fatto regime, che è diventato fascismo e nazismo. Per questo – ha concluso – io penso che le sinistre oggi, di fronte a questa crisi, debbano ragionare con la logica di chi si carica sulle proprie spalle non il problema della identità, ma il problema della salvezza del paese e del continente».

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