di Daniele Bovi

Stefano Mazzoni è il nuovo presidente della Fondazione Umbria Jazz. L’indicazione è arrivata venerdì mattina al termine dell’assemblea dei soci. Gli altri membri del cda sono la giornalista Donatella Miliani, Fausto Palombelli, Luca Gatti e Daniele Moretti. Mazzoni era uno dei nomi circolati fin dall’inizio per quanto riguarda il totonomine all’interno della Fondazione e prende il posto dell’avvocato Gian Luca Laurenzi. Il cda, che rimarrà in carica per cinque anni, è composto da cinque componenti così da garantire rappresentatività anche agli altri soci; cariche che vengono ricoperte a titolo gratuito.

Chi è Nato nel 1956 e laureato in Scienze politiche, Mazzoni è stato direttore generale della Provincia di Perugia dal 2004 al 2016. Successivamente, fino al 2018, ha ricoperto il ruolo di segretario generale del consiglio regionale, per poi rientrare in Provincia l’anno successivo. Per Mazzoni si tratta di un ritorno all’interno della struttura di UJ dato che nel 2015 era stato indicato vicepresidente del cda. «Ringrazio il cda uscente – dice Mazzoni in una nota – per il lavoro svolto e i risultati ottenuti», sottolineando poi come «il merito di questo ottimo risultato va equamente suddiviso tra tutte le componenti della Fondazione Umbria Jazz: soci, dipendenti e collaboratori, collegio sindacale».

L’assemblea All’ordine del giorno oltre al rinnovo del cda c’erano anche l’approvazione del bilancio previsionale per il 2025 e di quello d’esercizio del 2024. Conti sui quali sono arrivate le bacchettate della Regione. Partendo dal 2025, c’è un forte disallineamento tra le previsioni della Fondazione e le risorse stanziate dalla Regione: UJ nel previsionale aveva indicato un contributo di Palazzo Donini pari a 720mila euro, ma nel bilancio regionale approvato dalla vecchia giunta ne venivano stanziati 400mila; e così la Regione ha dovuto aprire il portafoglio e aggiungerne 320mila.

I conti Da qui le bacchettate degli uffici di Palazzo Donini e della giunta, che richiamano UJ al «rigoroso rispetto delle previsioni di budget» e alla necessità di garantire i ricavi previsti (-9,7 per cento quelli attesi per il 2025), data l’«impossibilità in capo alla Regione di qualunque ulteriore intervento finanziario volto a garantire l’equilibrio economico della Fondazione medesima». La Regione richiama poi al «monitoraggio costante dell’equilibrio economico e finanziario» e a segnalare in modo tempestivo eventuali scostamenti. Tra le altre sottolineature, anche il fatto che per il 2025 sia stato presentato solo il conto economico, senza stato patrimoniale e nota integrativa. Sottolineature anche per l’aumento dei costi per il personale (+24 per cento), dovuto essenzialmente all’assunzione del direttore generale.

L’anno precedente E il 2024? L’anno passato si è chiuso con un utile di poco più di 17mila euro, in calo rispetto agli oltre 135mila del 2023, l’anno da record del cinquantennale. L’utile servirà per coprire parzialmente le perdite pregresse, che ammontano a 300mila euro e che vengono spostate al nuovo esercizio. Un anno comunque positivo dato che i ricavi da vendite e prestazioni sono aumentati. Tra le problematiche segnalate c’è invece quella della liquidità: gli uffici si riferiscono in particolare al fatto che nel 2020 si è fatto ricorso «a una operazione di indebitamento a lungo termine di circa 600mila euro», mentre nel 2024 a «un’anticipazione di liquidità di 500mila euro, non estinta alla fine dell’esercizio, che si è trasformata di fatto in nuovo debito». Un problema che a lungo termine, tenendo conto di un non adeguato miglioramento dei tempi di riscossione dei crediti, potrebbe provocare «una situazione di eccessivo indebitamento con ulteriori effetti negativi e sull’equilibrio economico-finanziario della Fondazione».

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