«Se si vuole far funzionare meglio la giustizia, il problema da risolvere è quello delle assunzioni e degli investimenti per far funzionare il sistema. Di questi problemi il referendum invece non parla». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo mercoledì a Perugia in una sala dei Notari gremita per l’iniziativa, organizzata dal sindacato, in cui la Cgil ha ribadito il suo no al referendum sulla giustizia.
L’iniziativa La tavola rotonda, dal titolo «No a una giustizia debole con i forti e forte con i deboli», si è svolta dopo l’introduzione della segretaria regionale del sindacato, Maria Rita Paggio, e ha visto gli interventi anche di Daniela Padoan, presidente dell’associazione Libertà e giustizia, di Mauro Volpi, coordinatore del Comitato provinciale per il No di Perugia, e di Alessio Pressi, coordinatore del Comitato provinciale per il No di Terni.
L’intervento Nel suo intervento Landini ha collegato il voto referendario a un tema più ampio di difesa dell’equilibrio istituzionale e dei principi costituzionali. «Dire No al referendum vuole dire riaffermare i valori della nostra Costituzione», ha detto, sostenendo che l’iniziativa del governo non riguarda il funzionamento della giustizia ma ha l’obiettivo di «limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura». Per il leader della Cgil, se dovesse prevalere il No «si riconferma il fatto che in questo paese i cittadini vogliono che la Costituzione venga applicata e non modificata» e sarebbe anche «un messaggio forte per il cambiamento delle politiche economico-sociali», a partire dalla lotta all’evasione fiscale, dall’aumento dei salari e dagli investimenti per il lavoro.
Senza un confronto Landini ha inoltre criticato la scelta di arrivare al referendum senza un ampio confronto parlamentare. «Si sta cercando di imporre un cambiamento della Costituzione, ben sette articoli, senza dibattito», ha ricordato, sottolineando poi che la Cgil si è opposta in passato ad altri tentativi di modifica della Carta, «quando la voleva cambiare Berlusconi e il centrodestra, così come quando la voleva cambiare Renzi e il centrosinistra».
Il caso Bartolozzi A margine dell’iniziativa il segretario della Cgil ha commentato anche le parole della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che aveva definito la magistratura «un plotone d’esecuzione». «Sono dichiarazioni pericolosissime e assolutamente sbagliate», ha detto Landini, ricordando il sacrificio di magistrati impegnati nella lotta alla mafia. «Parlare a Palermo di una magistratura come di “un plotone d’esecuzione”, in un luogo dove abbiamo magistrati che ci hanno rimesso la vita per affermare il valore della democrazia e della libertà contro le mafie, credo che sia un insulto ai valori della democrazia».
Lavorare meglio Secondo Landini il compito della magistratura è quello di far rispettare le leggi e i principi costituzionali, mentre il problema reale è rafforzare il funzionamento del sistema giudiziario. «Bisogna farli lavorare meglio, non limitare la loro autonomia», ha detto, ribadendo che le leggi «le devono rispettare tutti, anche quelli che governano». Infine il leader della Cgil ha risposto anche alle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla necessità di coesione. «La democrazia esiste perché c’è equilibrio tra i diversi poteri». «Quando si mette in discussione questo equilibrio – ha concluso – si mette in discussione la democrazia del nostro Paese».
Paggio Nel suo intervento alla Notari Paggio ha messo l’accento sul fatto che serve una «giustizia libera che sia in grado di difendere le persone, anche quelle che non si possono permettere grandi collegi di difesa». Secondo la segretaria del sindacato la riforma «non migliora il funzionamento della giustizia ma interviene solo per mettere sotto controllo l’operato dei magistrati». La segretaria umbra ha indicato invece alcune priorità per il sistema giudiziario, a partire dagli investimenti nel personale e dal rafforzamento delle strutture. Tra le proposte, anche l’istituzione di una procura speciale sugli infortuni sul lavoro, sul modello di quella antimafia, e l’assunzione dei lavoratori precari impiegati nell’ufficio del processo con i fondi del Pnrr. Una giustizia efficiente, ha aggiunto, è «un elemento di competitività anche per il sistema delle imprese».
