Il 2013, è scritto nel Dap approvato martedì dal consiglio regionale, sarà ancora un anno di recessione, con un’ulteriore perdita di prodotto rispetto ad un 2012 che chiuderà probabilmente con un calo del Pil prossimo al 3 per cento. La debolezza del ciclo economico ha portato un calo di occupazione e reddito reale delle famiglie. Le alte percentuali di disoccupazione non verranno intaccate da una ripresa economica che si prevede debole e solo a partire dal 2014. Per tornare a crescere andrà riconsiderato anche il ruolo delle politiche del welfare, un elemento irrinunciabile di una complessiva politica di sviluppo che potrà dare seguito ad un aumento della produttività del lavoro e ad un recupero dei consumi. La Regione non può permettersi di stare ferma, sono necessarie scelte coraggiose, a partire dalla riforma endoregionale e da quella della sanità.
LE PRIORITÀ DI INTERVENTO
Compatibilmente con i vincoli legati a risorse finanziarie, la Regione Umbria punterà alla chiusura delle programmazioni esistenti e delle procedure già avviate, a supportare il sistema regionale nell’individuare una adeguata via d’uscita dalla crisi economica, in base alle priorità della strategia Europa 2020 e alle direttrici da essa individuate: innovazione e crescita del capitale umano, sostenibilità ambientale e inclusività sociale. Il 2013 si caratterizzerà per il lavoro di avvio della nuova fase di programmazione 2014-2020 che sarà fortemente incentrata sull’attuazione della strategia Europa 2020. La manovra economico finanziaria regionale, oltre al contenimento della pressione fiscale per le imposte e tasse di competenza regionale, verrà orientata a rafforzare le azioni di recupero di efficienza ed efficacia nella politica di allocazione delle risorse, aumentando per quanto possibile i margini di manovra all’interno della struttura del bilancio regionale, peraltro caratterizzato da forti elementi di rigidità, e quindi verso un riorientamento della spesa e ad una sua ulteriore razionalizzazione.
GLI EFFETTI DELLA CRISI IN UMBRIA
Produttività e occupazione. La crisi ha trovato l’Umbria alle prese con problemi strutturali in gran parte già noti. L’industria in senso stretto è il settore che ha sofferto e soffre maggiormente, più delle stesse costruzioni. Si sta riducendo la base produttiva e quindi l’occupazione dopo anni di aumento tende a ridursi, con un doppio fenomeno: si riduce il “peso” dei settori più dinamici e più aperti al mercato, sia in termini di valore aggiunto che di occupazione, ma soprattutto diminuisce la capacità unitaria di generare valore, la cosiddetta produttività. Questo perché l’occupazione viene riassorbita (anche se solo parzialmente) dal settore terziario: ma i settori che assorbono lavoro sono soprattutto quelli non di mercato, (amministrazioni pubbliche e servizi alla persona), meno dinamici degli altri e meno capaci di generare valore. Il rischio di veder ridimensionati gli standard di benessere dell’Umbria rispetto ai dati medi del Paese non è scongiurato, anche tenendo conto delle politiche di forte contrazione delle capacità di intervento del pubblico nelle aree del welfare (prestazioni sociali, ma anche cassa integrazione) e nelle aree di un possibile stimolo alla domanda. Finanza pubblica. La politica di correzione dei saldi di finanza pubblica operata del Governo dal 2010 ad oggi ha avuto pesanti effetti negativi sui livelli di governo territoriale ed in particolare sulle Regioni. Per la Regione Umbria tali provvedimenti determinano, complessivamente, minori risorse pari a: 251 milioni per il 2011, 364 milioni per il 2012, 475 milioni per il 2013, 531 milioni per il 2014 e 2015. Le politiche di austerità costituiranno il filo conduttore della politica economica europea e nazionale, mettendo in discussione lo stesso ruolo del settore pubblico nell’economia. Le politiche regionali dovranno in particolare confrontarsi con la riduzione delle spese, dell’indebitamento e degli investimenti, la contrazione di risorse disponibili, libere o vincolate che siano.
LE RIFORME
Si lavorerà per la piena operatività della nuova Agenzia forestale, per l’attuazione dei Piani di liquidazione delle Comunità montane e per la conclusione delle procedure connesse allo scioglimento dell’Arusia. La riduzione della spesa interesserà anche i Consorzi di bonifica, soprattutto attraverso la condivisione delle funzioni operative comuni. Verrà completata l’attuazione della legge sulle Unioni speciali di Comuni, con l’avvio dell’esercizio associato delle funzioni fondamentali. Nel corso del 2013 si procederà con: semplificazione normativa, riduzione dei tempi e delle fasi di risoluzione dei procedimenti amministrativi, semplificazione provvedimentale, innovazione nelle modalità di partecipazione da parte di cittadini e imprese. Proseguirà l’elaborazione di quattro testi unici (commercio, governo del territorio, sanità, agricoltura) e nella misurazione/riduzione degli oneri amministrativi per gli stessi settori.
SVILUPPO ECONOMICO E FONDI EUROPEI
Per uscire dalla crisi seguendo le priorità della strategia Europa 2020, si punterà su: innovazione e crescita del capitale umano (crescita intelligente), sostenibilità ambientale e inclusività sociale. Nel 2013 partirà la nuova fase di programmazione 2014-2020, che si caratterizzerà per una maggior attenzione al risultato, con obiettivi non generici e verifica delle azioni e degli impatti. Ci sarà maggiore enfasi sull’uso integrato dei fondi (Fesr, Fse, Fondo di coesione, Feasr e Feamp) e alla concentrazione dei programmi su un numero limitato di priorità per tradurre concretamente gli obiettivi della strategia Europa 2020 in priorità d’investimento. Fesr: concentrazione delle risorse (80 per cento) nei settori prioritari dell’efficienza energetica e fonti rinnovabili, dell’innovazione e del miglioramento della competitività delle piccole e medie imprese. Almeno il 20 per cento di queste dovranno essere destinate ai temi dell’energia. Fse: nella nuova fase di programmazione assumerà un ruolo più significativo che in passato. Si concentrerà su quattro assi prioritari: promuovere l’occupazione e la mobilità dei lavoratori; investire nell’educazione, le competenze e l’apprendimento per tutto l’arco della vita; promuovere l’inclusione sociale e la lotta contro la povertà; rafforzare le capacità istituzionali e migliorare l’efficacia dell’amministrazione pubblica. Feasr: le finalità principali sono la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici, la tutela delle campagne, il rafforzamento della competitività e promozione dell’innovazione.
RIFORMA DELLA SANITÀ
La riforma del Sistema sanitario regionale fa parte dell’opera di riordino istituzionale e delle strutture pubbliche, persegue un adeguamento della Pubblica amministrazione regionale che la trasformi in un fattore di sviluppo economico e sociale. La riforma del 2012 ha individuato misure di razionalizzazione e sviluppo organizzativo rivolte alla stabilità dei conti, ad evitare forme di “razionamento” delle prestazioni, di ridimensionamento dei livelli di assistenza. Essa si articola su tre cardini: riassetto istituzionale, riordino e la razionalizzazione organizzativa dei servizi, provvedimenti di “spending review”.
RISORSE DISPONIBILI
Le entrate relative ai tributi regionali sono bloccate (invarianza) e alcune presentano anzi andamenti decrescenti e ciò potrebbe determinare la necessità di una correzione delle stime effettuate. Le entrate da compartecipazioni su tributi erariali (accisa benzina e gasolio) sono state soppresse dalla legge di stabilità 2013, determinando così un consistente calo del totale delle entrate a libera destinazione. Le altre entrate, principalmente derivanti da trasferimenti statali, subiscono, dal 2010 al 2014, una diminuzione di circa 120 milioni di euro (da 135,9 a 11,6). Le disposizioni della spending review comportano una ulteriore diminuzione di risorse, senza considerare la sanità, quantificabili in 16 milioni per il 2012 e 23 a partire dal 2013, che necessitano di adeguata copertura finanziaria. Il ricorso al mercato (indebitamento) non sarà più possibile a partire dal 2012 (circa 46 milioni) a causa del blocco determinato dalla legge di stabilità 2012. L’assestamento di bilancio 2012 ha “prosciugato” i residui spazi di manovra, stante l’obbligatorio utilizzo, in quella sede, di alcuni accantonamenti e riserve prodotti dai bilanci precedenti. La legge di stabilità 2013 ha ulteriormente irrigidito i margini di manovra regionale, attraverso l’istituzione del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, anche ferroviario. Esso verrà finanziato con una serie di risorse (in particolare, compartecipazioni regionali alle accise su benzina e gasolio) che prima erano liberamente utilizzabili nei diversi settori di intervento e che ora andranno vincolate al settore dei trasporti. Ciò ha ulteriormente innalzato il già elevato grado di rigidità del bilancio regionale, essendo circa l’85 per cento di esse soggetta a vincolo di destinazione.
GLI INDIRIZZI DELLA MANOVRA
Qualificazione e razionalizzazione della spesa. La manovra economico-finanziaria e di bilancio del 2013 viene costruita sul riorientamento della spesa e sulla sua ulteriore razionalizzazione. Verrà contenuta la pressione fiscale regionale, non procedendo ad aumenti di imposta per le tasse di competenza regionale (invarianza fiscale). Per quanto riguarda le ENTRATE: contenimento complessivo della pressione fiscale regionale, disponendo la riduzione per l’anno 2013 della misura dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, confermando l’ addizionale regionale all’Irpef attualmente vigente ed esercitando la facoltà di soppressione dell’imposta regionale sugli aeromobili; accelerazione del processo di dismissioni patrimoniali allo scopo di reperire risorse per ricreare un margine di flessibilità al bilancio regionale. Sul versante delle SPESE: revisione della struttura della spesa, sviluppando una diversa procedura di formazione delle previsioni di bilancio che, richiamandosi ai principi dello “zero based budgeting” (Bilancio a base zero), metta sistematicamente in discussione gli stanziamenti di spesa così come storicamente determinatisi; mantenimento del livello di monitoraggio e controllo delle spese “generali” e di acquisto di beni e servizi al fine di ricercare ulteriori margini di risparmi e razionalizzazioni, anche mediante una accentuata centralizzazione delle procedure e delle modalità di gestione; revisione del sistema delle deleghe e conferimento di funzioni allo scopo di ricercare maggiore efficienza e razionalizzazione per evitare duplicazioni di costi e sovrapposizioni di compiti; concentrazione delle risorse disponibili, compatibilmente con i margini di flessibilità del bilancio regionale, su linee di intervento il cui impatto sia verificabile e verificato, promuovendo la confluenza delle risorse settoriali su progetti di grande rilevanza strategica, assumendo, inoltre, a regola il principio di una compartecipazione finanziaria degli enti locali coinvolti; finalizzazione delle risorse “libere” del bilancio regionale che ponga la dovuta attenzione alla disponibilità o meno di risorse provenienti dai fondi europei e nazionali delle politiche di sviluppo e di coesione; revisione a livelli sostenibili per il bilancio regionale dei contributi assegnati ad enti, associazioni, fondazioni, organizzazioni e manifestazioni, nonché dell’impegno nei confronti di società partecipate, valutando le opportunità di un eventuale progressivo disimpegno finanziario; spesa sanitaria secondo la riprogrammazione delle risorse definita in base alle recenti manovre del governo nazionale.
