Catiuscia Marini oggi a Bruxelles

di Daniele Bovi

«Molte delle risposte ai problemi che viviamo in Umbria possono arrivare dalle scelte e dal cambio di rotta che è possibile attuare da qui». Poco dopo la sua elezione a primo vicepresidente del Comitato delle Regioni Catiuscia Marini commenta così la scelta fatta durante la seduta plenaria di giovedì. Un cambio di rotta che servirebbe in primis sul Patto di stabilità, tra le prime cause di sofferenza delle istituzioni locali: «È fondamentale l’esclusione dei cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali e d’investimento europeo – spiega – dal calcolo del Patto di stabilità, manifestazione concreta e fattiva di un cambio di passo in direzione dell’affievolimento delle politiche esclusivamente del rigore, verso politiche per l’investimento e la crescita».

L’ELEZIONE NEL CORSO DELLA PLENARIA

Cambiamento Al fondo di tutto però, complici i risultati del 25 maggio, c’è l’esigenza di una «politica europea rinnovata – sottolinea Marini – per riconquistare la fiducia dei cittadini, ai quali dobbiamo dimostrare che l’Europa serve. Al centro andranno messi i temi che impattano sui livelli locali, in primis le politiche per crescita e sviluppo». Marini, il cui mandato scadrà a gennaio in concomitanza con quello del Comitato, diventa primo vicepresidente di un organo, sostanzialmente consultivo, che da qui in avanti tenterà di incidere in modo più efficace sui processi decisionali. «Nel corso degli anni – spiega sul punto – il Comitato ha irrobustito le proprie competenze e, da organo consultivo, dovrà avere ruolo sempre più fondamentale sulle materie che riguardano da vicino i territori. Il Comitato può e deve dire la sua».

FOTOGALLERY: LA SEDUTA

La risoluzione E in questa direzione va proprio la risoluzione adotta giovedì mattina a Bruxelles all’unanimità. Un documento che ha lo scopo di trasformare il Comitato in una sorta di Senato delle Regioni, con poteri rafforzati rispetto a quelli attuali. Il Comitato chiede lo status di istituzione, l’ampliamento delle sue prerogative nel processo legislativo e si prepara, nella prospettiva di una revisione dell’architettura istituzionale dell’Unione europea, a modificare il proprio nome in ’Assemblea politica dei rappresentanti regionali e locali dell’Unione europea’. Tre gli obiettivi strategici che la risoluzione si propone.

Tre obiettivi Il primo è «ripristinare l’adesione e la fiducia dei cittadini dell’Ue», tentando di rafforzare il ruolo del Comitato e di incrementarne la visibilità. Il secondo è «promuovere un’Ue fondata sulla condivisione della responsabilità da parte dei differenti livelli di potere» cercando, tra le altre azioni, di incidere realmente sul processo legislativo cooperando in modo più stretto con Parlamento europeo e con le assemblee locali. L’ultimo obiettivo è il «rafforzamento delle funzioni di definizione delle politiche nel quadro del Trattato di Lisbona». Sul punto nella risoluzione si chiede che le istituzioni «rendano note le ragioni per cui seguono, o non seguono, le principali raccomandazioni del Comitato».

Più cooperazione L’attenzione del legislatore inoltre viene richiamata sulla necessità di incrementare la cooperazione tra Comitato, Parlamento e Consiglio e accrescere il ruolo dei relatori delle proposte di legge. Maggior coinvolgimento è auspicato anche nelle prime fasi di programmazione pluriennale, così come l’organizzazione di sessioni interparlamentari e la richiesta dello status di osservatore nei negoziati.

Twitter @DanieleBovi

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