di Daniele Bovi
Al quinto piano del Broletto, la grande scrivania di Simona Meloni è sommersa di carte, esemplificazione plastica delle tante – troppe – deleghe assegnate a ogni assessore dopo il taglio del numero dei componenti della giunta, deciso oltre un decennio fa dal governo Monti. Tra le diverse materie di cui Meloni si occupa c’è anche quella dei laghi, a partire ovviamente dal Trasimeno, territorio dal quale proviene l’assessora. Dalle adduzioni ai dragaggi, dalla pesca alla stagione turistica fino ai problemi dell’Unione dei Comuni, Meloni ha fatto con Umbria24 il punto sui numerosi dossier aperti. L’intervista integrale sarà al centro di un episodio del podcast Focus, che sarà pubblicato nei prossimi giorni.
Partiamo dall’attualità. Da due settimane è stata aperta l’adduzione dall’invaso di Montedoglio. Quali sono i primi riscontri?
«In queste prime due settimane non abbiamo ancora riscontri precisi, poiché i tecnici della Regione e di Afor si sono concentrati sulla messa a punto delle funzionalità dell’impianto; faremo un primo punto della situazione subito dopo Pasqua. Vorrei partire però da un dato positivo: dopo 23 anni, grazie a una collaborazione tra la Regione Toscana, l’Ente Idrico Umbro-Toscano, la Regione Umbria e la struttura commissariale — sebbene quest’ultima sia meno presente negli ultimi mesi a causa di una fase di avvicendamento del commissario — siamo riusciti ad attivare questo primo punto di adduzione a Tuoro. Questo traguardo non era previsto nell’accordo di programma originale, che stiamo rivedendo con la Toscana e che prevedeva solo l’adduzione dal Paganico per 800 litri al secondo. Dato che gli studi universitari hanno reso il tema del filtro dirimente, abbiamo scelto la via più breve attivando un’adduzione di 200 litri al secondo».
Ci sono state polemiche, anche sui social, riguardo all’effettiva portata dell’adduzione: cosa intendete fare per garantire la massima trasparenza?
«Abbiamo seguito con attenzione le polemiche e i dibattiti sui social media. Mi lascia perplessa il fatto che oggi si pretenda di valutare scientificamente la portata di un tubo basandosi su una fotografia: il diametro del tubo è di 500 mm e, secondo formule scientifiche e non politiche, un riempimento del 45 per cento della bocca garantisce l’erogazione dei 200 litri al secondo previsti. È possibile che nei primi giorni la portata sia stata inferiore a causa degli aggiustamenti tecnici e delle migliorie proprie di ogni cantiere, ma stiamo monitorando costantemente affinché il flusso non interferisca con le pressioni dell’impianto Afor, essendo entrambi alimentati dallo stesso motore. Comunque, per fugare ogni dubbio e rispondere agli scettici, stiamo installando un misuratore di portata che fornirà dati oggettivi e inconfutabili».
Per quanto riguarda l’adduzione dal fosso Paganico, i tempi per la fine dell’anno o l’inizio del 2027 sono confermati?
«L’obiettivo rimane il periodo novembre-aprile per rispettare l’accordo di programma, ma non posso scrivere una data oggi col sangue. Il lavoro è complesso e coinvolge molti attori; un passo fondamentale sarebbe la possibilità di non inserire il filtro, il che agevolerebbe notevolmente lavori, costi e tempistiche. Effettueremo incontri periodici all’insegna della trasparenza, perché il Trasimeno è un tema di rilevanza nazionale, vitale per l’economia ittica, la navigazione, la ristorazione e l’intero indotto turistico. L’obiettivo di massima per l’operatività piena rimane la fine del 2026 o l’inizio del 2027».
Per il canale artificiale di Maranzano è confermata la fine dei lavori ad aprile? Quale sarà l’apporto idrico in questo caso?
«Il canale è stato riaperto e i lavori proseguono. La sua chiusura risale al 2015, a seguito di un evento alluvionale a Città della Pieve, e per anni non sono state reperite le risorse necessarie per ripristinarlo. Probabilmente, fino al 2020, il livello del lago non è stato considerato prioritario a causa delle naturali oscillazioni idrometriche. Grazie a una variazione finanziaria dei fondi Pnrr, abbiamo affidato il completamento dell’opera al Consorzio Val di Chiana, investendo circa 90mila euro per garantire la sicurezza arginale e prevenire infiltrazioni pericolose per le abitazioni e le campagne circostanti. Prevediamo di effettuare il collaudo e la riapertura definitiva tra aprile e l’inizio di maggio. In termini di apporto idrico, sebbene possa sembrare modesto, in anni di piogge copiose ogni goccia conta; fossero anche 2 centimetri all’anno».
Oltre a quelli di cui abbiamo parlato esistono progetti futuri come la diga di Valfabbrica o l’ampliamento dell’invaso del Niccone. Si tratta di ipotesi reali sulle quali la giunta lavora o fanno parte solo di un libro dei sogni?
«L’ampliamento del Niccone è un progetto degli anni 2000 che stiamo riprendendo e ricalibrando sulle necessità attuali. Opere come la diga del Chiascio o di Valfabbrica sono imponenti e richiederebbero investimenti tra i 200 e i 360 milioni di euro. Ne abbiamo discusso con la struttura commissariale: sono opere fondamentali per il futuro del Trasimeno, ma i tempi di realizzazione oscillano tra i 5 e i 10 anni. Purtroppo, quando ci siamo insediati, la programmazione dei fondi Pnrr era già in fase avanzata, limitandoci alla fase di monitoraggio. Stiamo però riprendendo gli studi per capire come finanziare queste infrastrutture nei prossimi anni attraverso il bilancio regionale».
Quindi la giunta al di là di costi e tempi ci sta lavorando?
«Sì, quantomeno ci stiamo rilavorando, riprendendo gli studi e capendo dove siamo arrivati e dove possiamo andare».
Alcuni giorni fa sono stati aggiudicati i lavori per le darsene di Magione. Quando partiranno i dragaggi?
«Abbiamo sbloccato 1,78 milioni di euro che erano fermi al ministero dell’Ambiente da oltre due anni. Oggi, 16 marzo, sono stati consegnati i lavori per le darsene pubbliche di San Feliciano e per la darsena dei pescatori di Sant’Arcangelo. I mezzi saranno operativi per i dragaggi poco dopo Pasqua, indicativamente verso fine aprile. Prima del dragaggio effettivo, effettueremo rilievi barimetrici, bonifiche con metal detector e la pulizia dei fondali da rifiuti ingombranti. La ditta aggiudicataria opererà esclusivamente con la draga, evitando escavatori piccoli, per garantire un lavoro più profondo e pulito. Parallelamente, abbiamo investito oltre 100mila euro per la pulizia dei torrenti Bogliano, Macerone, Paganico e Pescia, i cui lavori tramite Afor partiranno entro un paio di mesi».
Altro tema chiave è quello della navigabilità: se la sente di garantire che sarà assicurata nel corso della primavera e dell’estate?
«Sebbene il livello idrometrico sia simile a quello dello scorso anno, siamo preoccupati perché il fondale si è mosso, rendendo incerte le rotte abituali. Il dragaggio non è la soluzione definitiva, ma speriamo sia risolutivo per questa e la prossima stagione».
Sta per entrare nel vivo la stagione turistica, fondamentale per tutto il comprensorio. Vista la situazione, quali sono i primi feedback da parte di imprese e in generale dal territorio?
«L’Umbria ha chiuso il 2025 con quasi 8 milioni di presenze, superando il milione al Trasimeno, e questo è un dato che ci fa ben sperare. Le imprese collaborano e, nonostante le difficoltà degli ultimi anni legate al livello dell’acqua, c’è una narrazione positiva supportata da investimenti privati di eccellenza. Il sentiment comunque mi sembra positivo, le imprese ci chiedono attenzione, presenza costante e monitoraggio, anche se negli ultimi anni ci sono state difficoltà. Noi stiamo cercando di lanciare messaggi positivi perché stiamo facendo cose che stanno migliorando l’ecosistema, l’ambiente, i servizi e anche il decoro. Su Isola Maggiore abbiamo investito 350mila euro per ripristinare il sentiero di San Francesco, chiuso da un anno per una frana, e altri 110mila per l’illuminazione e l’efficientamento energetico delle darsene. Entro aprile renderemo di nuovo fruibile il pontile per lo scarico merci a Isola Maggiore. Più in generale stiamo promuovendo l’Umbria anche come un territorio “wild”, puntando su autenticità e turismo lento, legato anche all’ottocentenario di San Francesco».
Un tema all’apparenza minore ma in realtà m molto sentito. Quali risultati sta dando la lotta ai chironomidi e quali misure sono previste quest’anno?
«Lo scorso anno la situazione è stata gestibile. Oltre alle disinfezioni coordinate con la Usl, punteremo su Isola B (la struttura dedicata alla cattura di questi insetti posizionata l’anno scorso al centro del lago, ndr) come catalizzatore per allontanare gli insetti dal lungolago. Stiamo poi valutando azioni preventive tra aprile e maggio per contenere le sciamature di agosto e settembre, proteggendo così la seconda parte della stagione turistica».
Come stanno le imprese che si occupano di pesca? Quali sono le richieste che vi vengono fatte e quali sono le misure che avete messo in campo per supportare anche il settore della pesca?
«La pesca è un patrimonio storico che va tutelato, indipendentemente dal fatto di essere una fonte di reddito, e per fortuna qualche giovane si sta avvicinando al mestiere. Oggi il settore soffre per la scarsità di pesce, in particolare del persico. Interverremo con ripopolamenti mirati e garantendo l’accessibilità dei porti per le barche. Continueremo a sostenere i pescatori attraverso il fondo Feampa per colmare i periodi di bassa stagione e, più in generale, lavoreremo per far sì che questo settore possa continuare a lavorare anche nei prossimi anni».
Negli ultimi giorni da destra è stato sollevato il tema della reale efficacia dell’Unione dei Comuni. La sindaca di Tuoro ha detto che o si garantisce il funzionamento reale di questa istituzione oppure è preferibile una restituzione delle deleghe alla Regione. Al di là delle polemiche e del gioco delle parti, l’Unione è ancora uno strumento adeguato a governare il lago oppure serve una riforma?
«L’Unione dei Comuni gestisce deleghe pesanti come il sociale, il turismo e il demanio con risorse umane limitatissime e facendo uno sforzo “sovrumano”. È facile criticare, ma bisogna ricordare che grazie all’Unione il territorio ha intercettato 12 milioni di euro per le aree interne, fondi usati da ogni comune per opere locali, e questo ogni sindaco dovrebbe dirlo. Ognuno di loro poi può diventare assessore ma chi oggi critica non si è mai resa disponibile a farlo. Se, ad esempio, si vuole riportare il demanio in Regione, dobbiamo essere consapevoli della carenza di personale anche negli uffici regionali, come in agricoltura. Prima di denigrare l’ente, bisognerebbe chiedersi come potenziarlo, andando oltre il populismo che si limita a dire che l’ente non funziona».
