Una linea di produzione di Ast

di M.T.

Per sentirsi coinvolti nella vicenda relativa alla vendita delle acciaierie «non basta esprimere preoccupazione, ma occorre la partecipazione di tutte le forze sociali, unita alla mobilitazione della città». A dirlo sono due consiglieri comunali di maggioranza, Giocondo Talamonti (Gruppo misto) e Giusepe Boccolini (Sel), che chiedono al sindaco, Leopoldo Di Girolamo di dare seguito alla promessa di organizzare un consiglio comunale straordinario sul tema.

L’appello «Preoccupa – dicono i due consiglieri – che l’attesa della vendita delle acciaierie, da parte di Outokumpu, sia vissuta passivamente da tutti, lasciando che altrove si decida. Non si può pensare che l’acquisizione del sito ternano esuli da soluzioni che vedano protagonista una multinazionale del settore siderurgico con lunga esperienza nei mercati mondiali e che abbia un progetto industriale tale da non richiedere riduzioni di volumi e di forza lavoro. La città di Terni, ma anche l’Italia, vivrebbe un ulteriore, inutile dramma».

Il sito «Se non c’è chiarezza non si tocca neanche un bullone – dicono Talamonti e Boccolini – non è solo uno slogan, ma un disegno programmatico, un percorso comune per difendere il sito di Terni, fiore all’occhiello per l’economia umbra, italiana ed europea. La salvaguardia del sito industriale non è affatto un tema locale, ma è garanzia di risorse tecnologiche di assoluto rilievo per gli interessi della nazione. Ecco perché, scongiurando ogni ipotesi di spacchettamento, si può garantire continuità produttiva, occupazione e livelli qualitativi, bloccando operazioni speculative estranee alla filiera industriale di riferimento».

La richiesta Per questo i due consiglieri  richiedono «con urgenza un consiglio comunale straordinario, con l’obiettivo di dare forza alle iniziative che istituzioni, rappresentanze sociali, mondo economico e parlamentari stanno attuando per difendere i diritti dei lavoratori e la realtà industriale di Terni, patrimonio tecnologico di eccellenza a livello nazionale ed europeo».

La Cgil Sull’argomento interviene anche la Cgil dell’Umbria, che esprime «forte preoccupazione e ribadisce l’esigenza di conoscere nel dettaglio il piano industriale presentato nelle offerte di acquisto e le modalità operative in esso contenute». Nell’incontro avuto il 6 maggio, ricorda la Cgil, «il Governo ha smentito che nell’ipotesi Aperam fossero presenti tagli al personale, prefigurando al contrario un aumento delle attività fusorie del sito di Terni», ma il contesto europeo della siderurgia «è attraversato da elementi di grande criticità, a cui si deve aggiungere l’assenza di una politica industriale italiana, elementi che rendono assolutamente necessarie iniziative di chiarimento e verifica sulla collocazione di Ast e sulle sue prospettive». Nel ribadire la strategicità delle attività siderurgiche ternane, secondo il sindacato «l’esclusione dalla trattativa di vendita del Tubificio esprime «forte preoccupazione rappresenta un elemento molto negativo. Il Tubificio di Terni è una importante verticalizzazione nella filiera dell’inossidabile, per questo si ritiene inaccettabile la sua esclusione dal processo di vendita».

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