Antonio Perelli

di M. To.

La presa di posizione del senatore del Pd Gianluca Rossi, che aveva chiesto al candidato sindaco del centro destra, Paolo Crescimbeni, di chiarire se e quai fossero i suoi rapporti con la massoneria, ha provocato un ‘botta e risposta’ nel quale si è inserita la stessa massoneria.

Nevi Le dichiarazioni di Rossi, dice il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi, «oltre ad essere false, perché Crescimbeni ha risposto molto chiaramente, sono sconcertanti perché sottintendono una cultura tipica dei regimi antidemocratici. Mettere fuori legge o limitare la libertà al libero associazionismo è un antico vizio di chi proviene da quella storia. Io non sono massone ma, da convinto liberale, ho profondo rispetto per questa come per tutte le altre libere associazioni, siano esse laiche o cattoliche, e da oggi mi batterò con ancora più forza contro chi considera indecoroso fare parte di certe libere associazioni con quella odiosa superiorità morale tipica della peggiore sinistra italiana che, a Terni e in Umbria ancora, purtroppo, contagia la maggioranza del PD».

Rossi Su una cosa, replica Rossi, «sono d’accordo con Raffaele Nevi: la libertà di associazione è un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione, e proprio perché provengo da una matrice culturale antifascista ce l ’ho nel mio Dna. Però è interessante rilevare che a rispondere, anche stavolta, non sia il diretto interessato ma un ambasciatore, al quale chiederei a questo punto di essere più chiaro sulle circostanze in cui è stato dissipato il dubbio sulla prossimità di Crescimbeni a logge massoniche: un’informazione chiara, completa ed esaustiva aiuterà certamente il candidato sindaco a conquistare quell’elettorato ‘cinque stelle’ che non tollera appartenenze a ‘soggetti grigi’ che hanno legato il loro nome a vicende buie e fosche della nostra storia repubblicana. Non dovrei quindi essere io a chiedere chiarimenti, ma l’elettorato della nostra città ad esigerli, prima di recarsi nuovamente alle urne».

Perelli Sulla vicenda, però, interviene anche la stessa massomeria, per bocca di Antonio Perelli, presidente del collegio dei maestri venerabili dell’Umbria: «Il senatore Rossi – dice Perelli – invece che chiedere ai candidati sindaci del Comune di Terni di ‘far luce sulla propria posizione per garantire la trasparenza necessaria di chi vuole amministrare la cosa pubblica’ dovrebbe leggere il messaggio del presidente Napolitano al gran maestro Raffi, in occasione dell’equinozio d’autunno del 20 settembre 2013, in cui esprime ‘apprezzamento per i temi affrontati dal Grande Oriente d’Italia in tema di cultura e fratellanza che testimoniano il costante e necessario impegno della massoneria nel riaffermare quei principi di solidarietà e di contrasto ad ogni forma di integralismo che sono alla base di un’etica civile fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco».

L’attacco Il presidente del collegio dei maestri venerabili dell’Umbria, poi, dice che «l’etica civile fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco è del tutto sconosciuta al senatore Rossi, che invito caldamente a riflettere sui pensieri espressi dal presidente della Repubblica, soprattutto in un momento delicato come quello della campagna elettorale in cui i cittadini possono essere fuorviati da frasi e atteggiamenti distorcenti la realtà».

La replica Gianluca Rossi replica: «Non è mia intenzione demonizzare né giudicare l’appartenenza di un singolo cittadino privato a qualsivoglia associazione. Se ci si candida a fare il sindaco di Terni, però, chiedo semplicemente che si aderisca ai principi di trasparenza a cui tutti gli amministratori della cosa pubblica sono chiamati. Questo affinché il singolo cittadino possa valutare liberamente se si compiono scelte in autonomia, giuste o sbagliate che siano, o se ci si sente sottoposto a un qualunque vincolo di giuramento. Questi basilari principi dovrebbero essere noti e condivisi anche dal dottor Perelli, visto che ha deciso di intervenire in una polemica squisitamente politica». Infine, conclude il senatore, «non ritengo necessario chiamare in causa strumentalmente il presidente Napolitano, con un riferimento che nulla ha a che vedere con il merito della trasparenza che io ho sollecitato».

Crescimbeni Il senatore Rossi, dice Paolo Crescimbeni, «dichiara, falsamente e strumentalmente, che io non avrei risposto alla richiesta sull’appartenenza o meno alla Massoneria. E’ un falso. Lo stesso organo di informazione che aveva sollevato il problema ha dichiarato che io sono stato l’unico candidato che ha risposto e in senso negativo. E ciò avveniva in data 22 maggio. Pensi, piuttosto, il senatore a quanti appartenenti alle logge da decenni sostengono il suo Di Girolamo. E’ comunque un fatto di libertà che io rispetto e non intendo strumentalizzare».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.