Il dibattito di domenica sera

di M. To.

Il tema della giustizia sarà, da lunedì, al centro dell’attenzione della festa de l’Unità di Terni – in serata sarà protagonista Raffaele Cantone, presidente dell’autorità nazionale anticorruzione – ma intanto le prime serate hanno già regalato elementi di riflessione interessanti.

Fassina A cominciare da quelli introdotti, domenica sera, da Stefano Fassina che, presentando il suo libro – ‘Lavoro e liberta. La sinistra nella grande transizione’ – ha ricordato, al suo partito prima ancora che al resto del mondo, che «liberismo non è sinistra» e che «modernità non è fare a meno del diritto, perché meno lavoro e meno diritti significano anche meno democrazia».

Legge di stabilità Un messaggio, chiaro, Fassina lo ha mandato anche al suo segretario e presidente del consiglio, Matteo Renzi: «Bene è stato investire un grande capitale politico e diplomatico per ottenere l’incarico di ‘alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza’, ma forse al nostro Paese sarebbe servito di più, vista la situazione che anche Terni vive, ottenere un incarico importante in settori come l’industria o il commercio». Poi il monito forte: «Il vero banco di prova, per il governo Renzi, sarà la prossima ‘legge di stabilità’. Se ad ottobre se ne farà una ‘espansiva’, il segnale sarà incoraggiante, ma se si dovesse scegliere ancora una strategia attendista, alla Monti, il Paese rischierà grosso».

Rossi Inevitabile che il dibattito ‘virasse’ sulla situazione locale ed in particolare sulla Tk-Ast. Il senatore Gianluca Rossi ha liquidato come «sciocchezze», le proposte fatte dal vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, nel corso del suo incontro con i lavoratori: «Lo Stato non può certo comprarsi l’Ast – ha detto Rossi – mentre è indispensabile mettere in campo una politica industriale sensata e soprattutto inquadrata in un contesto continentale che deve essere caratterizzato da un’impostazione diversa rispetto a quella data negli ultimi cinque anni».

Piano dell’acciaio E qui, da parte di Rossi, è arrivata una stoccata anche ad Antonio Tajani: «Non mi interessa la polemica spicciola – ha detto il senatore del Pd – ma, se parliamo di politiche industriali, non si può non ricordare che il piano europeo per la siderurgia, mentre lui aveva la delega proprio all’industria, è stato di fatto lasciato nelle mani del commissario alla concorrenza Almunia. Con il risultato, per l’Ast, che è sotto gli occhi di tutti.

La finanza Poi un passaggio delicato e che, a Terni, ha già provocato più di una polemica: «Il 10% delle fondazioni bancarie italiane – ha ricordato Rossi – è localizzato in Umbria e questo è un tema sul quale sarà utile confrontarsi, senza barriere ideologiche, ma con un approccio costruttivo», soprattutto perché «un soggetto come la Cassa depositi e prestiti, a cui spesso senti fare riferimento, non mi pare il soggetto giusto per impostare progetti industriali di alto livello». Il senatore ha poi spedito un messaggio chiaro anche alla locale Confindustria: «Il suo silenzio sulla vicenda Ast è grave, tanto che è stato criticato anche dall’associazione dei costruttori edili».

Centro destra all’attacco Nemmeno il tempo di prendere appunti, che arriva la contro-bordata: «Sin dalla campagna elettorale del giugno scorso – attacca Marco Cecconi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia – le sciocchezze del senatore Rossi hanno suonato stonatissime in tutta la loro enormità. Oltre ad attendere ancora quelle querele solo annunciate per quelle commistioni di rapporti che anche noi denunciammo, quanto meno poco chiari, con la gestione di quei 4 milioni di euro che attengono alla cultura Ternana (leggasi Caos, anche oggi nell’occhio del ciclone) di parenti stretti , anzi strettissimi del senatore ternano, oggi ne registriamo un’altra e purtroppo di dimensioni ancora maggiori».

Lo Stato in Ast Rossi e Fassina, dice Cecconi, «bollano l’intervento dello stato nella vicenda Ast, come una sciocchezza. In particolare Rossi ha definito demagogiche le parole di chi si aggiunge a noi di Fratelli d’Italia e che vuole più stato in questa vicenda. Le ha bollate come prive di una visione industriale. Ma lo Stato può, attraverso il governo , se ne fosse capace, in Europa esigere il rispetto di documenti firmati dai mangia patate (testuale; ndr), al momento del riacquisto che tra l’altro impongono il mantenimento del sito di Terni così com’è; decretare d’urgenza per imporre una sorta di ‘commissariamento’ che accompagni gli attuali proprietari alla vendita dell’intero sito; riconosca alla produzione dell’acciaio inox la dimensione strategica che merita per tutta la nazione e per questo applichi una disciplina legislativa tale da garantirne la salvaguardia».

One reply on “Terni, Stefano Fassina incalza Matteo Renzi: «Legge di stabilità vero banco di prova»”

  1. Quando si tratta di trattare argomenti seri anzi tragici il pd liquida il tutto buttanto giu’ parole che non hanno niente a che fare con i contenuti.Una forma di strategia semantica!

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