Le opposizioni parlano di «nostra piccola parziale vittoria», rilanciando l’ipotesi che il sindaco «ritiri poi le dimissioni entro venti giorni». Uno scenario che in molti dell’opposizione evocano e condannano: «Sarebbe un teatrino».

M5S e Melasecche Intanto, dopo le dimissioni del sindaco, è stata sospesa l’occupazione, pacifica e simbolica, della sala consigliare di Palazzo Spada, portata avanti da lunedì sera. «Il sindaco – scrivono i 5Stelle e Enrico Melasecche di ‘I Love Terni’ – si è deciso a dare le dimissioni prima della dichiarazione del dissesto. Una nostra piccola parziale vittoria. Ma, come al solito, decide e non decide. Giungono voci sinistre da questa ribollente maggioranza che affermano chiaramente come le dimissioni saranno revocate entro i 20 giorni utili previsti dalla legge. Un patetico teatrino».

Fratelli d’Italia «Nessuno li rimpiangerà – scrive Marco Cecconi, di Fratelli d’Italia – perché lasciano in eredità per gli anni a venire un Comune fallito tecnicamente e per il modo in cui hanno fatto sì che questo accadesse, negando l’evidenza fino all’ultimo ed oltre ogni limite di decenza. Nessuno li rimpiangerà: perché, oltre ai soldi che i ternani saranno costretti a pagare per ripianare quei debiti, ai ternani e a Terni hanno fatto perdere troppo tempo».

La Lega Nord «E’ arrivato il momento che tutti aspettavano – spiegano il capogruppo Lega Nord Umbria, Emanuele Fiorini e il segretario Lega Terni, Federico Cini – Un gesto che arriva con almeno tre anni di ritardo e con una città ormai sul baratro del dissesto. Bisogna solo sperare che siano irrevocabili e che l’agonia della città, dopo un annuncio di mera facciata utile solo a placare gli animi, non sia prolungata dall’attaccamento al respiratore artificiale delle alchimie politiche e dei rimpasti».

Rifondazione «Il Comune è in dissesto – commenta Lorenzo Carletti, segretario di Rifondazione comunista Terni – sepolto da una montagna di debiti; m il giudizio non può essere solo contabile, siamo difronte al dissesto politico e sociale, alla fine storica di un ciclo fatto di scelte sconsiderate e di un partito asserragliato nel mantenimento del perimetro di potere. Rifondazione Comunista nel Marzo 2014 rifiutò, in splendido e coraggioso isolamento, qualsiasi tipo di convergenza con un sistema politico-amministrativo che già allora dimostrava la sua incapacità. Nel vostro fallimento si palesa la distruzione di una identità e di una storia che ora tutti siamo chiamati a ricostruire. I Comunisti faranno la loro parte, come sempre fatto in questi anni di dura opposizione».

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