di M.T.
Sedici su quaranta. E, quindi, tutti a casa. Per l’ennesima volta. La seduta del consiglio comunale di Terni è finita, in anticipo, per mancanza del numero legale al momento della votazione del primo punto all’ordine del giorno.
Le polemiche Prima, però, c’era stato il tempo per una schermaglia polemica tra la giunta ed Enrico Melasecche (Udc), che ha presentato un’interrogazione sulla situazione di degrado di via Garofoli, in pieno centro storico, chiedendo un intervento di risanamento immediato anche da parte dell’Asm e dell’Asl; per poi chiedere chiarimenti sulla realizzazione del cavalcavia di via Alfonsine, che «va contro gli interessi dei cittadini e viene realizzato per interessi privati», chiedendo al sindaco di «spiegare quali siano le ragioni politiche e tecniche che imporrebbero quella sorta di monumento assurdo» e di dare una risposta urgente «a tutti coloro che chiedono invece l’opzione per un attraversamento interrato». Senza dimenticare di chiedere al sindaco di «avocare a sé la delega all’urbanistica come fu obbligato a fare il suo predecessore».
Il sito internet Poi si è passato agli argomenti all’ordine del giorno. Il primo era relativo alla razionalizzazione e l’affidamento esterno, tramite un bando di gara, del sito web del Comune di Terni. Interventi, replica dell’assessore Renato Bartolini e poi, al momento di votare, si sono contati e si sono accorti di essere troppo pochi. E, quindi, come non detto. Se ne parla un’altra volta. Forse. Il tutto in diretta-streaming.
Villa Palma Nella seduta di lunedì si sarebbe dovuto affrontare anche un altro argomento importante e giù più volte rinviato: l’ipotesi di convenzione per Villa Palma, il complesso – sottoposto a tutela, con vincolo monumentale dal 1984 e paesaggistico dal 1990 – che versa in uno stato di pesante degrado, per il quale la soprintendente regionale ai beni culturali e paesaggistici, Anna Di Bene, aveva inviato una lettera alla società proprietaria del complesso monumentale, ricordando che «Villa Palma è sottoposta a tutela», richiamava la proprietà «agli obblighi di conservazione previsti per i beni tutelati», rammentando «tutte le responsabilità per l’eventuale perdita del monumento».
Il business Villa Palma, però, era di proprietà della Progresso Holding ed era pure al centro di un progetto di una mega lottizzazione – 40 mila metri cubi, su sette ettari di terreno – collegato a quello che avrebbe dovuto portare la controllata Edilstart alla realizzazione di un centro direzionale-commerciale da 30 mila metri quadrati complessivi nella zona di Maratta. Ma questo prima che scoppiasse il caso Banca Popolare di Spoleto. Nella vita precedente, insomma.
