di D.B.
Massima apertura a discutere di riforme, anche di un riassetto istituzionale complessivo dell’Umbria, purché il governo non prenda in giro le autonomie e purché la proposta sia «seria e equa». La presidente della Regione Catiuscia Marini esce dal silenzio e in un lungo intervento analizza la manovra del governo Berlusconi, giudicata «iniqua», e lancia proposte specialmente ai parlamentari eletti in Umbria, di centrodestra come di centrosinistra. La manovra inizia infatti da lunedì il suo iter parlamentare e, secondo quanto spiegato in questi giorni dal presidente del Senato Renato Schifani, l’approvazione è prevista intorno al 10 settembre. In pratica, per cambiare la manovra e salvare la Provincia di Terni dalla sparizione ci sono venti giorni e il lavoro parlamentare diventa decisivo.
L’appello ai parlamentari E così la presidente, dopo aver giudicato «una trovata demagogica che non incide in nessun modo sui conti pubblici» la cancellazione della Provincia ternana, si appella ai parlamentari: «Chiedo loro – scrive la Marini nel suo intervento – di assumere un impegno di fronte all’Umbria presentando un emendamento modificativo del decreto su questo punto e restituendo ad una riforma organica l’eventuale riordino delle Province e dei piccoli Comuni, facendo rispettare il dettato costituzionale: se vogliono già da questa settimana possono essere determinanti nell’iter parlamentare del provvedimento». Dettato costituzionale che all’articolo 133 spiega come siano le Regioni le istituzioni deputate ad un’eventuale modifica degli assetti provinciali. «Serve una battaglia – dice ancora la Marini – per farlo rispettare».
Il documento congiunto La Marini annuncia poi per questa settimana l’intervento congiunto della Regione, delle due Province umbre e dei Comuni: in programma c’è un atto da inviare a governo e parlamento ma rivolto anche «ad un confronto più ampio con le altre Regioni e con le Province contermini, quali ad esempio Rieti». «Siamo pronti – dice sempre la presidente – a discutere di tutto: dimezzamento dei parlamentari, differenziazione delle competenze tra Camera e Senato, modifica degli assetti delle istituzioni locali, Regioni, Province e Comuni, associazionismo dei Comuni. Ma lo si faccia seriamente con una proposta equa che riguardi il Paese».
I sacrifici li facciano tutti Per quanto riguarda poi il restante pacchetto di misure varate dal governo, anche se nella stessa maggioranza la confusione è ancora tanta, tra chi chiede di riformare le pensioni per non tagliare risorse agli enti locali, chi difende i pensionati a spada tratta e chi spiega, come il ministro La Russa, che bisogna vendere le caserme, la Marini lancia qualche proposta. Avendo ben in mente chiaro come non possano essere solo i «soliti noti» a pagare il conto: «I sacrifici – dice la presidente – devono essere fatti anche da chi ha redditi e patrimoni più alti», colpendo poi anche «la grande evasione fiscale e contributiva».
Gli interventi per lo sviluppo Le mani insomma andrebbero messe nelle tasche dei ladri o di chi, essendo ricco, può contribuire di più. A non convincere la presidente però c’è anche il lato della manovra legato allo sviluppo. «La priorità – scrive la Marini – deve essere la ripresa economica». E allora serve un «pacchetto di stimoli per la crescita e l’occupazione», agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese, accelerare la realizzazione di opere pubbliche già finanziate e fondi Fas a disposizione delle Regioni per infrastrutture e patrimonio pubblico. Lunedì il neo-segretario del Pdl Alfano incontra i «frondisti» del suo partito per tentare una mediazione, mentre a Milano la Lega si chiuderà nel bunker di via Bellerio per cercare di uscire con una proposta unitaria. Da martedì, inizia la battaglia nelle Commissioni.


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