di Marco Torricelli
La Tk-Ast, la sua crisi e le incertezze sul futuro rischiano di avere ripercussioni; gravi e profonde, con conseguenze che potrebbero essere dirompenti; sui rapporti interni alla maggioranza di governo della città. Il che, alla vigilia della manifestazione di martedì, non è proprio una bella notizia.
La routine Lunedì delle acciaierie si è parlato in consiglio comunale e la discussione sembrava incanalata sui binari tradizionali, scivolando via nella solita routine, visto che, dopo una relazione del sindaco sulla trasferta a Strasburgo, il dibattito volava ‘basso’. Parecchio. Tra chi metteva l’accento sul ‘chi-aveva-proposto-cosa’ piuttosto che sul ‘chi-è-attivo-e-reattivo’. Insomma, le solite cose.
Boccolini A dare la scossa ci ha pensato Giuseppe Boccolini (Sel), con un intervento ‘d’altri tempi’, tutto cuore e passione, ma che è andato dritto al problema vero: «La nostra fabbrica, già deturpata – ha detto – non si salva fino a quando si ragionerà sulla base delle piccole gelosie personali e si metteranno in pratica tattiche che mirano solo a garantire un po’ di visibilità personale». E poi ha, per due volte, chiesto al sindaco di chiarire l’equivoco relativo «alla proposta di incontro (avanzata dalla parlamentare Adriana Galgano; ndr) con il ministro Zanonato ed alla quale non è stata data una risposta adeguata».
Finocchio Prendendo spunto da questo tema, il presidente del consiglio comunale, Giorgio Finocchio (Pd) ci ha messo il classico ‘carico’: «Visto che continuiamo a ripetere che al centro di tutto c’è solo l’interesse della città – ha esordito, rivolgendosi direttamente al sindaco – ogni occasione dovrebbe essere sfruttata e penso sia un errore continuare a ripetere che l’interlocutore deve essere per forza Letta, dando l’impressione di snobbare tutto il resto e tutti gli altri». L’attacco di Finocchio non si è esaurito così: «Spero che, con questo atteggiamento – ha infatti proseguito – non si sia persa una buona opportunità, perché altrimenti il consiglio comunale, ma anche il sindaco, dovrebbero prenderne atto con serietà».
L’amianto Sembra destinata a riaprirsi, intanto, un’altra questione delicata e nei confronti della quale c’è grande attenzione da parte dei lavoratori: il giudice del lavoro del tribunale ternano ha infatti «accolto le richieste dell’avvocato Ezio Bonanni – afferma l’Osservatorio nazionale amianto – ed ha revocato l’incarico al Ctu secondo la cui perizia la presenza di amianto, all’interno della Thyssenkrupp, sarebbe stata registrabile solo fino al 1991». Il giudice, dice l’Ona, «ha poi stabilito un altro accertamento peritale e con questo si costituiscono i presupposti per il riconoscimento giudiziale dei diritti dei lavoratori esposti ad amianto nel sito di Terni fino al 2 ottobre 2003, come per coloro che operavano a Torino».
La causa pilota In una delle cause pilota promosse dall’avvocato Bonanni, riferisce l’Osservatorio, «il perito del tribunale di Terni aveva affermato che l’amianto fosse stato presente nello stabilimento fino al 31 dicembre del 1991, mentre è stato dimostrato anche in corso di udienza che l’amianto è stato bonificato anni e anni dopo». Il giudice del lavoro, insomma, «ha raccolto le perplessità dell’avvocato Bonanni e con un provvedimento emesso lunedì ha stabilito la nomina di altro consulente».
