Carlo Emanuele Trappolino

di Marco Torricelli

Ha le idee chiare, il candidato unico. E magari lo è anche per questo. Tanto che non ha paura di parlare, a proposito della «frustrazione che ha fatto seguito alla ‘non vittoria’ nelle elezioni politiche» di una «mancata fondazione del Partito democratico».

Il congresso Carlo Emanuele Trappolino, che correrà da solo per la segreteria provinciale del Pd, si presenta con una serie di affermazioni che lasciano trasparire quella che sarà la ‘linea’ del giovane – ha 36 anni – ex parlamentare, quando prenderà in mano il timone. La prima è: «Non si può stare insieme solo per questione di opportunità». La seconda: «Indispensabile è imparare dagli errori che si sono commessi». E, ancora: «Dobbiamo ricostruire una cultura politica, senza personalismi e con la consapevolezza che non sarà lo stesso uscire dalla crisi per caso o attraverso un percorso governato».

I padri Poi Trappolino la butta sulla cultura: «Non voglio nemmeno pensare ad un partito-Edipo – dice – che uccide il padre, ma preferisco immaginarlo simile a Telemaco che, invece, quel padre va a cercarlo». Questo Pd, però, di padre non ne ha solo uno: «Ecco perché penso ad un partito di cambiamento – spiega il futuro segretario provinciale – che porta con sé e valorizza un patrimonio composto da competenze, storie ed esperienze diverse».

Il dibattito Il fatto che, in assenza di competitor, il dibattito congressuale possa risultare di basso livello, non lo preoccupa: «Quello di cui dobbiamo essere, tutti, consapevoli, dentro e fuori il Partito democratico – spiega Carlo Emanuele Trappolino – è che non ci possiamo permettere di rassegnarci alla mediocrità, ma dobbiamo puntare in alto, già nella fase della elaborazione teorica e, quindi, nel congresso saremo tutti chiamati, in quanto protagonisti della vita del partito e della comunità nella quale viviamo, a sviluppare temi e proposte di alto livello».

Le ‘quote’ Non ci sarà, assicura il futuro segretario provinciale, «una spartizione del partito in base a ipotetiche ‘quote’ da assegnare a questa o a quell’aera. Le uniche quote che questo partito, peraltro unico a farlo, riconosce sono quelle ‘di genere’, perché siamo convinti dell’importanza delle donne nella vita del Pd e, più in generale, della società». Nessuna spartizione, insomma, ma «giusti equilibri, e il dibattito che si articolerà nei circoli sarà decisivo al riguardo, per fare in modo che tutte le istanze siano adeguatamente rappresentate». Solo così, insiste Trappolino, «potremo ridare la giusta autorevolezza a chi, ai vari livelli, dirige il partito e che deve poter ragionare su tempi lunghi».

L’ottimismo Non sarà una visione un po’ troppo ottimistica, la sua? «Io sono realista – replica – e convinto del fatto che il Pd cresce perché le sconfitte e le cocenti delusioni alle quali siamo andati incontro sono state lezioni importanti, dalle quali abbiamo imparato. Il Partito democratico che immagino – spiega – prevede più futuro che passato, ma senza cancellare la storia e, anzi, imparando proprio da essa».

Il partito e le elezioni Il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, ha messo sul tavolo la propria ‘disponibilità’ a ricandidarsi. Il partito, quel «partito geneticamente modificato» e addirittura «postmoderno» di cui parla Trappolino, sarà compatto nell’appoggiarlo? «Io credo che questa sia una questione la cui analisi spetti al partito ternano, come peraltro anche ad Orvieto (l’altro grande comune della provincia nel quale si voterà a primavera; ndr) dove si dovrà puntare su un candidato in grado di riconquistare il diritto a governare, ma, detto questo – conclude Carlo Emanuele Trappolino – personalmente sono convinto che delle ‘primarie’ si possa tranquillamente fare a meno».

I numeri Nel 2012 il Partito democratico contava 4.019 iscritti a livello provinciale, mentre solo a Terni erano 1.346. Nelle stanze della sede di via Mazzini si respira un’aria di «cauto ottimismo» sul dato del 2013, ma «solo per quanto riguarda la città – spiegano – nella quale contiamo di riuscire, quanto meno, ad avvicinarci al dato dell’anno scorso». In provincia, dicono «sarà difficile».