di Fabio Toni
Non sarà un percorso semplice. Ma questo, il ministro della giustizia Andrea Orlando lo sa già. Lui sta lavorando da tempo per cercare la terapia giusta, quella che serve a guarire una ‘malata cronica’ come la giustizia italiana. Un percorso che si preannuncia – niente di nuovo in questo senso – irto di insidie ma che forse, al di là di opinioni e appartenenze, non si può più rinviare. Questo e altri temi sono stati affrontati giovedì sera alla festa dell’Unità di Terni, dove il Guardasigilli e la responsabile nazionale giustizia del Pd, Alessia Morani, sono stati intervistati dal vice direttore del Tg3 Giuliano Giubilei.
I precari L’incontro si aperto con un breve intervento dei precari ternani della giustizia: giovani tirocinanti che contribuiscono a far funzionare la macchina amministrativa, spesso a corto di personale e mezzi, ma che si trovano di fronte alla mancanza di prospettive certe. Al ministro, i precari hanno chiesto se il governo riuscirà a mantenere la promessa sui fondi previsti per completare il 2014 e cosa devono attendersi per il prossimo anno.
IL MINISTRO RISPONDE AI PRECARI DELLA GIUSTIZIA: VIDEO
La priorità Riuscirà il ministro e il governo Renzi, laddove altri sono ‘caduti’? «Sono scaramantico – esordisce Andrea Orlando – e non mi sentirete mai dire ‘ce la faremo’. Ci sono però i presupposti per compiere finalmente un passo avanti. La sfida è tutt’altro che semplice. Il dato nuovo è che le vicende penali (ergo Berlusconi, ma il ministro evita di citarlo, ndR) non sono più al centro della discussione. Conseguenza, questa, di fatti storici e di una scelta precisa: quella di partire da una materia, il processo civile, che per anni è stata marginalizzata, insieme a tutto ciò che attiene all’organizzazione della giustizia. Tutte questioni troppo spesso finite in secondo piano perché si parlava solo della giustizia penale».
Fiducia A mostrare un certo ottimismo verso il raggiungimento dell’obiettivo, è Alessia Morani: «Sono convinta che ce la faremo ad approvare la riforma della giustizia. Un pensiero che nasce da due condizioni favorevoli. Prima non si poteva discutere di giustizia senza parlare dei problemi di Berlusconi e ora il Pd si è liberato finalmente di questo che è stato un tabù storico del centrosinistra. Il secondo motivo è che il ministro ha saputo seguire la strada del dialogo, facendo sedere allo stesso tavolo i principali protagonisti del mondo della giustizia».
Responsabilità dei magistrati Archiviate le premesse, non ci vuole molto ad entrare in uno dei temi ‘caldi’, come spesso lo sono tutti quelli che riguardano direttamente i magistrati. Però qui si parla di responsabilità civile. «Ci sono indicazioni internazionali che ci spingono a intervenire – afferma il ministro -. Per l’unione europea, ad esempio, il nostro sistema non tutela adeguatamente quei cittadini vittime di errori giudiziari. Il punto è che la responsabilità civile non deve essere vista come un qualcosa di punitivo nei confronti dei magistrati, che possono essere condannati di fronte a gravi negligenze, ma come un meccanismo che tutela e valorizza chi fa bene il suo lavoro».
Dalla teoria alla pratica Resta allora da capire come tutto ciò, ergo la responsabilità civile dei magistrati, debba funzionare: «Abbiamo cercato di intervenire su ciò che finora non è andato – prosegue il Guardasigilli -. Quello che era stato concepito come un ‘filtro’, la valutazione preliminare del ricorso di un qualsiasi cittadino che si sente danneggiato, è troppo spesso diventato un ‘tappo’, con ricorsi affrontati in maniera sommaria e per questo respinti. Nel sistema che abbiamo in mente, la valutazione la fa un altro magistrato che verifica se ci sono i presupposti per l’eventuale danno. Se questo poi viene riconosciuto, subentra un meccanismo che rafforza la rivalsa dello Stato, con un incremento dal 30 al 50% della percentuale massima di stipendio che può essere trattenuta al magistrato». Una responsabilità che resterebbe, in ogni caso, indiretta: «Abbiamo respinto qualsiasi ipotesi di responsabilità diretta per evitare il ‘conformismo’ di magistrati che, per rischiare di meno, potrebbero allinearsi alle decisioni prese in primo grado o trattare solo procedimenti poco significativi dal punto di vista economico».
Società e magistratura E visto che il tema è sempre caldo, non si può fare a meno di notare come per diverso tempo il Pd, in quella che sembrava l’eterna contrapposizione con Berlusconi, ha preferito ‘appiattirsi’ sulle posizioni della magistratura. Una posizione più o meno giustizialista che ha per penalizzare la stessa proposta politica. «Quando si tocca questo tema – afferma il ministro – si rischia spesso di essere fraintesi. La colpa della politica è di aver contribuito a creare preconcetti, con parti della società che hanno finito per rivolgersi alla magistratura in modo improprio. La politica per troppo tempo si è ripiegata su sé stessa, senza offrire grandi risposte, facendo in modo che la gente si rivolgesse altrove e non solo ai magistrati».
Falso in bilancio Altro tema spinoso, foriero quantomeno di ostacoli per chi intende metterci mano. «La norma dovrà giungere a un punto di equilibrio – dice il ministro – tenendo conto anche delle obiezioni mosse dal mondo produttivo e dallo stesso ministero dello sviluppo economico. Il nostro scopo, comunque, non è di concedere ‘contentini’, ma giungere a una norma efficace che impedisca la creazione di quella provvista di denaro di solito utilizzata per corrompere. Il falso in bilancio è uno dei sistemi classici per accantonare soldi che servono per pagare tangenti».
I tempi del ‘penale’ A durare troppo a lungo, evidentemente, non sono solo le cause civili. Tanti processi penali si trascinano per anni, fino a diventare in qualche caso completamente inutili. «Aver allungato i tempi della prescrizione potrebbe apparire non in linea con l’esigenza di rendere i processi più brevi – chiarisce Alessia Morani -. La realtà è che nella riforma sono state inserite anche norme importanti per evitare che i processi durino troppo a lungo, incentivando ad esempio i riti alternativi con un allargamento del patteggiamento da due a tre anni, con l’introduzione della cosiddetta ‘condanna concordata’, intervenendo sull’udienza preliminare e le impugnazioni».
Il destino della riforma Dopo i contenuti, si è cercato di capire che piega prenderà la cosa e, soprattutto, con quale tempistica. Secondo Andrea Orlando «la maggioranza ha il dovere di dialogare con tutte le opposizioni. Rispetto ad altri temi, però, qui non c’è bisogno dei due terzi del parlamento. Bastano i numeri della maggioranza che sostiene il governo. Il giudizio di Forza Italia sull’impianto complessivo della riforma non lascia dubbi: negativo e un po’ tranchant, ma ne prendo atto e vado avanti».
Tempi «Lavoriamo per portare a casa il ‘grosso’ fra la fine di quest’anno e l’inizio del 2015 – chiarisce il ministro -. C’è una tabella di marcia definita dal parlamento e noi intendiamo rispettarla. Il decreto sul ‘civile’ è sicuramente corposo ma vogliamo intervenire con decisione anche sui problemi della cosiddetta ‘giustizia della crisi’ legata a concordati e fallimenti, sui fronti dell’organizzazione, informatizzazione dei servizi e sul reclutamento del personale anche attraverso la mobilità da altre amministrazioni. Entro fine anno vorremmo anche emanare tutti quei decreti che derivano dalla riforma forense, perché il salto di qualità dell’avvocatura rappresenta una parte importante del nostro progetto».
Incognite C’è tutta la consapevolezza che la riforma rischia di restare impantanata (e non sarebbe la prima) nel ‘ping pong’ istituzionale del bicameralismo perfetto. L’obiettivo è quello di serrare le fila – «dal Nuovo centrodestra non ci aspettiamo sorprese», afferma il ministro – magari cercando sponde che al momento appaiono improbabili: «Nelle commissioni – dice Alessia Morani – abbiamo spesso trovato la disponibilità dei rappresentati del movimento 5 Stelle. Evidentemente quando si ragiona di cose concrete, l’esigenza di mostrarsi contro a prescindere viene un po’ meno».
