di Marco Torricelli
«Bancarotta». Non ci vanno leggeri, i consiglieri comunali di centro destra, nel criticare il bilancio consuntivo del Comune di Terni che dovrà essere esaminato in aula. E lo definiscono, appunto da bancarotta.
«Illogico» L’analisi parte dalla relazione dei revisori dei conti che secondo Paolo Crescimbeni, «contiene una palese illogicità, in quanto licenzia il consuntivo con un parere favorevole dopo averlo, di fatto, smontato pezzo per pezzo, denunciandone le evidenti lacune».
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I revisori Basta leggere il parere dei nuovi revisori dei conti, dice Enrico Melasecche (I.L.T.), «finalmente sorteggiati dall’albo regionale, rispetto a quelli prima eletti in consiglio dalla politica locale, per rendersi conto che qualcosa è cambiato. I nostri attacchi ed i nostri esposti alla Corte dei conti erano e sono più che motivati contro un sindaco che ha basato i cinque anni precedenti su dichiarati pareggi di bilancio ma, nei fatti, su una montagna di crediti inesigibili».
L’ammonimento Tanto che, dice Marco Cecconi (F.d’I.) «a fronte delle censure mosse, ai revisori stessi verrà chiesto di rivedere assolutamente il proprio parere», perché sarebbe gravissimo per chiunque, ammonimento che verrà giuridicamente dimostrato a tutti i consiglieri comunali, approvare un bilancio consuntivo siffatto». Anche perché «dal rendiconto di gestione 2013, come scrivono i revisori stessi, possono pericolosamente riproporsi anche nella predisposizione del previsionale 2014».
La Corte dei conti Il centro destra ternano si dice pronto a ricorrere di nuovo alla Corte dei conti che, «già in passato – ricorda Francesco Ferranti (F.I.) – ha sanzionato pesantemente i rappresentanti del Comune di Terni per la vicenda relativa ai Boc». Perché, prosegue, «queste operazioni di politica finanziaria non hanno finalità virtuose, ma sono figlie di pratiche clientelari».
I residui attivi Sono circa 171milioni di euro e sono soldi che, in teoria, il Comune deve incassare a vario titolo «e che rappresenterebbero davvero un bel ‘tesoretto’. Ma che – dicono i consiglieri di centro destra – purtroppo, non essendo reali, camuffano una realtà ben diversa». Tanto che, dicono, «i revisori dei conti parlano di una tale ‘vetustà’ e di un così ‘elevato ammontare di talune tipologie di residui’, che loro stessi raccomandano al Comune di valutarne la ‘effettiva esigibilità’ e indicano anche la soluzione possibile: collocare una buona volta queste poste, finte, all’interno del ‘fondo svalutazione crediti’».
Le somme Da incassare, denuncia il centro destra, ci sarebbero «oltre i 19 milioni relativi ad ammende per infrazioni al codice della strada, risalenti all’ultimo decennio»; nel 2013 «è stato incassato non il 40% ma solo un ridicolo 4%, quasi nulla». Altra cifra «che non si incasserà mai è data dai residui attivi sulle locazioni elargite politicamente dal Comune: circa due milioni e mezzo, come non si incasseranno, se non in percentuale, minima quei quattro milioni e 600mila euro relativi alla vecchia Tarsu».
Altre note negative Ma secondo i consiglieri di opposizione «all’interno di questa montagna di 171 milioni di euro c’è di tutto: c’è la Provincia di Terni che, da 15 anni – esattamente dal 2000 – non paga al Comune niente di quanto dovrebbe pagare (dalla quota a carico per le spese elettorali o per lo Ierp, al contributo per ‘Terni in jazz’); ci sono multe prescritte, tributi e imposte che non verranno mai più incassate e dunque vengono riportate tra i presunti attivi solo strumentalmente; ci sono cifre esorbitanti che il Centro multimediale non restituirà mai più alle casse comunali; ci sono milioni e milioni di euro ‘anticipati’ a vario titolo all’Asm nel corso di questi ultimi 10/15 anni (per esempio, per pagare rate di mutui contratti dall’azienda), oppure per dividendi o addizionali non rigirati al Comune come dovuto».
I residui passivi Ma il ‘consuntivo’ «riporta un altro indicatore in sé e per sé agghiacciante: ovvero, 91milioni di euro di residui passivi, vale a dire debiti che l’amministrazione deve onorare. Si tratta di un dato che – se i residui attivi potessero prima o poi essere incassati davvero – non sarebbe poi così preoccupante. Ma che, alla luce della natura virtuale che i revisori stessi assegnano ai cosiddetti residui attivi, si rivela in tutta la sua gravità». Tanto più che «nel trasmettere la proposta di consuntivo al consiglio comunale, il neo assessore al bilancio Piacenti D’Ubaldi ha spiegato che il Comune di Terni ha sforato persino il termine massimo del 30 giugno concesso per la sua approvazione, per “’continuare l’accertamento dei residui attivi’, cosa che ha portato – testuale – alla ‘cancellazione di ulteriori 4milioni e mezzo di euro’».
La richiesta I consiglieri di minoranza chiedono di «insediare una commissione speciale che, anche con il supporto di esperti esterni, come previsto dal regolamento del consiglio comunale, disponga di un tempo predeterminato per sottoporre a valutazione analitica, voce per voce, tutti i cosiddetti residui attivi». Con l’obiettivo «di fare definitiva chiarezza e cancellare tutto quello che c’è da cancellare, anche se questo, come temiamo, dovesse comportare la prevedibile conseguenza di far emergere tutta la gravità dei conti veri».
In aula L’elenco delle «clamorose anomalie esistenti nel bilancio consuntivo» che i rappresentanti del centro destra denunciano è lungo più di una quaresima e l’impressione è che quando l’argomento arriverà in consiglio comunale, il clima farà presto a diventare incandescente. Soprattutto perché – se la maggioranza, come appare probabile, tirerà comunque diritto – quello sarà solo il ‘riscaldamento’: in vista della discussione su bilancio preventivo.
