
di Daniele Bovi e Maurizio Troccoli
«Pronti a sostenere lo sforzo del sindaco Di Girolamo per costruire una nuova fase». Così Carlo Liviantoni, uno dei punti di riferimento, insieme Eros Brega e Gianpiero Bocci, dei cosiddetti «ribelli» del gruppo comunale Pd, prova a svelenire il clima da redde rationem che aleggia intorno a palazzo Spada dopo le dimissioni del sindaco Di Girolamo. «Il senso vero delle questioni politiche poste da Di Girolamo – spiega sempre Liviantoni in una nota – è stato offerto dallo stesso sindaco quando, nella conferenza stampa di ieri, ha messo al centro della propria agenda la sua volontà di ricostruire una nuova fase di governo». Nuova fase di governo che sembra essere il leit motiv della giornata politica: tutti la chiedono, da Giovannetti a Liviantoni fino a Di Girolamo stesso, anche se al momento restano difficilmente individuabili le basi politiche su cui costruirla questa nuova fase.
La processione rientra sempre da dove esce Dopo il lungo summit degli ex Margherita, durato per tutto il pomeriggio di giovedì, nessuno parla e tutti rimandano alle poche righe vergate da Liviantoni. Per capire su che basi si potrebbe costruire «la nuova fase» un ex margherito tira in ballo, e non potrebbe essere altrimenti, la tradizione popolare e cattolica. La processione, dice infatti il suddetto ex margherito, rientra sempre da dove esce. Seguendo il ragionamento «la processione» torna cioè sempre lì, al diritto di parola e di dissenso rivendicato dai «ribelli». Siamo in otto, dicono, la metà del gruppo consiliare e su alcuni argomenti non abbiamo voce in capitolo. Una situazione definita «non più tollerabile». In pubblico la linea da tenere consiste nello smussare i toni e nel gettare acqua sul fuoco, rimandando la palla a Di Girolamo.
Di Girolamo faccia la prima mossa Come la pensano i «ribelli» è infatti noto. Sta a lui, a Di Girolamo, dicono, fare la prima mossa, è lui che deve trovare una soluzione creando un nuovo equilibrio. Nuovi assessori? Deleghe rimpastate? Cambi di rotta sul sociale e sulle farmacie comunali? E se questi due ultimi capitoli hanno portato alla rottura violenta sarà possibile trovare una quadra in venti giorni, il tempo concesso a Di Girolamo prima dell’arrivo del commissario che fisserà la data delle prossime elezioni? Inutile girarci intorno, per i «ribelli» la qualità della spesa sociale va rivista e sulle farmacie comunali vanno intraprese azioni concrete. Urge entrare nei problemi, dicono, senza rispondere con prove muscolari. Tutti, alla fine, confidano in Di Girolamo: sarà lui, dicono gli ex margheriti, che dovrà essere politicamente abile per trovare una soluzione e una nuova piattaforma programmatica su cui ripartire. Una soluzione interna al centrosinistra, senza gli Scilipoti di turno.

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