di Fabio Toni
«Questa è la proposta. Chi ha un’idea alternativa, la dica. Altrimenti con i convegni e le chiacchiere non si va lontano». Il senatore democratico Gianluca Rossi non usa troppi giri di parole: «Terni deve essere dichiarata area di crisi industriale complessa. Come Piombino e Porto Marghera».
I presupposti Per il parlamentare, gli elementi ci sono – purtroppo – tutti: «La situazione di Terni è quella del Paese, complicata e per certi versi drammatica. Lo confermano le due vicende più rilevanti, polo chimico e siderurgia. Terni, nei suoi momenti più complicati, ha sempre fatto ricorso a strumenti di rilancio come i contratti d’area, la programmazione negoziata e, in maniera meno vincolante, il patto di territorio. Oggi – osserva Gianluca Rossi – le trattative fra privati stanno decidendo le nostre sorti. Non possiamo più restare a guardare. Serve una condivisione vera e ampia».
Resistenze del passato Condivisione che è mancata nel 2010, quando la proposta avanzata dallo stesso Gianluca Rossi, al tempo assessore regionale allo sviluppo economico, aveva incontrato diverse ‘resistenze passive’. «In tre anni – afferma – la situazione economica è peggiorata. Tutti gli attori devono tenerlo presente, mettendo per una volta da parte il proprio ‘orticello’ e un atteggiamento di generica rassegnazione. Oggi dobbiamo agganciarci agli strumenti previsti dal decreto sviluppo del 2012: dal fondo per la crescita sostenibile alla riqualificazione delle aree segnate da crisi complesse».
Su cosa investire «Qui ci sono leadership tecnologiche e produttive. Dentro e fuori il polo chimico operano multinazionali che fanno del territorio un vero e proprio distretto industriale della chimica verde e delle energie rinnovabili. Allo stesso modo il polo siderurgico deve rimanere un punto di riferimento per i materiali speciali e non finire in un tavolo generico sulla siderurgia nazionale. Il passaggio di mano deve includere il Tubificio e deve basarsi su un piano industriale coerente con la specificità del sito e con gli investimenti fatti in vent’anni dalla Thyssen Krupp, spesso non accompagnati da un impegno analogo delle istituzioni».
Con quali strategie Una volta individuati gli assi, servono le strategie. A partire dalle infrastrutture: «Il completamento del sistema logistico locale è fondamentale – osserva il parlamentare – e non è rappresentato solo dalla realizzazione della piastra fra Terni e Narni, ma anche e soprattutto dai collegamenti, come quello con Civitavecchia, e dalla strategia di utilizzo, al servizio del sistema produttivo». Poi c’è il capitolo università: «Dobbiamo investire su ricerca e innovazione, attraverso l’aggiornamento dell’accordo di programma. La strada è quella di un polo a forte caratterizzazione scientifica e tecnologica, base per il suo sviluppo futuro. In questo senso il soggetto più adatto a rappresentare le istanze dell’università ternana è la Fondazione, più specifica del consorzio».
Il percorso Punto di partenza per un decreto che inserisca anche Terni fra le aree di crisi complessa, è la richiesta formale da parte della giunta regionale: «Nel 2010 – ricorda Gianluca Rossi – la Regione si scontrò con la totale assenza di disponibilità da parte del governo. Oggi serve un’assunzione di responsabilità diretta e formale. I prossimi appuntamenti, dal consiglio comunale straordinario con la presidente Catiuscia Marini e il sottosegretario Claudio De Vincenti fino all’incontro del 27 maggio con il vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani, possono segnare una svolta in questo senso».
Polo chimico Attualità stringente, quella del polo chimico: «la trattativa per la cessione delle aree andrà difficilmente in porto perché Basell continua a ritenere valida la sua stima. E lo stallo credo rifletta anche l’interesse diretto del management italiano della multinazionale. La soluzione-esproprio rischia di farci imbarcare in una lunga avventura legale dagli esiti imprevedibili. La svolta potrebbe esserci se lo Stato decidesse di inserirsi direttamente nella trattativa, acquistando l’area. Come è accaduto a Termini Imerese con l’intervento dell’agenzia Invitalia».
