L'ex cava di Sabbione

di C.F.

«Vogliamo sapere se nell’area dell’ex cava di Sabbione dove nei primi anni Ottanta sono stati interrati rifiuti si coltivi ancora e siamo pronti a tutto per ottenere dalla Regione i finanziamenti necessari alla bonifica del sito».

Cava, discarica e coltivazioni Così gli esponenti del M5s sui 20 mila metri quadrati in cui per tutti gli anni Settanta, come si legge nel Piano regionale di bonifica delle aree inquinante, «è stata esercitata attività estrattiva di materiali inerti da costruzione» salvo poi «tra il 1980 e il 1985 colmare le cavità generate con rifiuti provenienti in prevalenza dai centri urbani di Terni e Narni» anche se non è esclusa «la possibile presenza di rifiuti di altra natura». I passaggi sono contenuti nella scheda tecnica risalente al 2008 dell’ex cava di Sabbione dove si legge che «l’area, in cui insiste anche un laghetto a uso irriguo, è stata ricoperta con terreno per circa 1 m ed è attualmente coltivata».

Circa 60 mila euro per indagini ambientali Il sito nel Piano regionale di bonifica è classificato come A2 cioè «a forte presunzione di contaminazione e per il quale si ritiene di dover individuare specifiche azioni di approfondimento». In questo senso nel documento varato nel 2009 e aggiornato di anno in anno si propongono «indagini volte a dimostrare l’eventuale superamento dei valori di concentrazione limite accettabili o la condizione di non inquinamento del sito» attraverso una serie di campionamenti e analisi per un costo complessivo di circa 60 mila euro.

M5s: «Mai stanziato un euro» E qui arriva la denuncia dei Cinque stelle «Nemmeno un euro è stato stanziato per analizzare, mettere in sicurezza, bonificare, rimediare ad anni e anni di sversamenti di veleni, nell’aria, nell’acqua e nel suolo, nonostante si siano avuti tre Piani di sviluppo rurale per oltre 2 miliardi di valore». Risposte sulla delicata vicenda, ma anche su un’altra decina di siti ternani attenzionati da M5s, potrebbero arrivare in consiglio comunale il prossimo 7 settembre.

Dieci interrogazioni Già, perché il gruppo consiliare ha presentato dieci interrogazione nel tentativo di ottenere impegni e far chiarezza sul cronoprogramma degli interventi da eseguire e la disponibilità dei fondi: «Chiediamo e pretendiamo di sapere se su questi siti siano ancora a oggi svolte attività agricole e se questi prodotti finiscano sulle nostre tavole o su quelle degli italiani. Pretendiamo inoltre che la Regione Umbria inizi a trattare Terni come un territorio in emergenza e come un caso straordinario, attivando tutti gli strumenti altrettanto straordinari idonei a porre rimedio a questo disastro ambientale».

Twitter @chilodice