di M. To.

Il resoconto ufficiale della seduta del consiglio regionale parla di un «articolato dibattito caratterizzato da posizioni contrastanti anche all’interno della stessa maggioranza». Che tradotto significa: la faccenda avrà degli strascichi. Politici e non solo. Sicuro.

AREA DI CRISI: LE POSIZIONI

Area di crisi Sulla proposta, firmata da diversi esponenti della maggioranza, oltre alla contrarietà dell’opposizione, che in sostanza definisce l’iniziativa «dannosa per l’immagine dell’area e per chi attualmente sta investendo risorse ed energie», c’è da segnalare la posizione particolarmente critica del presidente Eros Brega che, dopo aver preso posto tra i banchi del suo gruppo politico (Pd), ha dichiarato la sua netta contrarietà all’atto.

Brega Il riconoscimento di area di crisi complessa, secondo Brega, sarebbe «una pericolsa arma per chi vuole andare via da Terni. Sarebbe – ha detto – dichiarare il fallimento della politica che alza bandiera bianca non soltanto per Terni, ma per l’intera regione, soprattutto in questa fase in cui si è aperta in tutta la sua durezza le crisi della Thyssen Krupp-Ast».

Stufara Il riconoscimento di area di crisi industriale complessa per l’area di Terni e Narni, secondo Damiano Stufara (Rc) «è l’unico strumento, previsto dall’ordinamento italiano, capace di sviluppare politiche utili alla crescita dell’economia locale. Una strumentazione in grado di mettere a disposizione risorse e strumenti per lo sviluppo di concrete politiche industriali».

Nevi Per la ripresa dell’area, secondo Raffele Nevi (Fi), «serve tutto tranne questa soluzione prospettata, rischiosa anche nel contesto del percorso dei licenziamenti annunciati dalla Thyssen Krupp. Non si può fare a gara su chi è più vicino alle posizioni della Cgil, tra chi pensa di puntare ad uno sviluppo di Stato e chi invece a quello legato al mercato. È necessario mettere a punto progetti che puntino sulla competitività, costruiti su proposte condivise con gli attori che operano sul territorio».

Mariotti La mozione, secondo Malio Mariotti (Pd), «può vantare una condivisione ben più ampia di quella della sola Cgil, come dice Nevi: innanzitutto la appoggiano tutte le rappresentanze sindacali, come anche la stragrande maggioranza delle forze imprenditoriali che, nell’audizione fatta a Terni dalla commissione regionale, hanno espresso perplessità, ma non un parere negativo all’iniziativa. Si sperimenti dunque l’unico strumento di politica industriale disponibile nel nostro Paese».

De Sio Bisogna chiedersi, secondo Alfredo De Sio (Fd’I), «se nell’attuale crisi in Italia il nostro territorio ha possibilità di vedersi riconosciuto lo strumento dell’area di crisi complessa, visto che ci confrontiamo con altre aree che hanno un altro peso politico e demografico. Se non abbiamo questa certezza mettiamo in moto un processo politico rischioso: l’area di crisi complessa dà un’immagine di declino di un territorio. Dobbiamo diventare un’area che offre e non che chiede, puntando a riconvertire e riqualificare l’area industriale».

La mozione Il documento con il quale si chiedeva di attivarsi per ottenere il riconoscimento di area di crisi complessa partiva della necessità di «riprogettare innovativi modelli di specializzazione produttiva e così riconsegnare margini di sostenibilità e competitività alle produzioni industriali e manifatturiere».

Il sostegno L’industria di base, è scritto nella mozione, «deve essere sostenuta da un appropriato intervento pubblico, non tanto in termini di aiuti di Stato, quanto invece da supporti mirati ad elevare la competitività del sistema al fine di evitare che la radicale ristrutturazione dei processi produttivi, se lasciata solo al mercato ed alle dinamiche della globalizzazione, comporti direttrici di riallocazione delle produzioni manifatturiere destinate a penalizzare pesantemente anche l’Umbria, dove, nella composizione del valore aggiunto l’industria in senso stretto pesa il 17,6 per cento contro il 20,6 per cento del centro-nord, mentre l’incidenza del solo manifatturiero, nella nostra regione, si riduce al 15 per cento rispetto al 18.4 del centro-nord), ma anche, in una più incoraggiante prospettiva, per rafforzare e incentivare fenomeni di reinternalizzazioni di produzioni industriali manifatturiere in conseguenza ai mutati contesti di competizione e fattori di concorrenza nei paesi di nuova industrializzazione».

Il governo Il decreto del ministero dello sviluppo economico del 31 gennaio 2013 «dispone adozione di interventi eventualmente previsti nelle aree di crisi industriale complessa, progetti di riconversione e riqualificazione industriale e che tali progetti siano finalizzati a promuovere la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione delle aree industriali dismesse, il recupero ambientale e l’efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi. Sono previsti anche finanziamenti agevolati, mediante contributi a sostegno degli investimenti».

La Regione Nell’aprile scorso, si ricorda nella mozione, «la giunta regionale ha ricompreso le aree dei comuni di Terni e Narni fra quelle assimilabili, nell’ambito regionale, agli aiuti a finalità regionale consentendo quindi di arricchire la strumentazione a loro disposizione con particolare riferimento alle grandi imprese precedentemente escluse dal supporto agli investimenti».

Gli interventi Nel territorio di Terni, poi, «sono stati attivate, negli anni passati, misure nazionali di sostegno ad interventi di ‘reindustrializzazione che hanno consentito l’utilizzo di risorse nazionali per programmi di promozione finalizzati a far fronte alla crisi dei settori industriali, in particolare quello siderurgico, ai quali ha poi fatto seguito l’attuazione di strumenti di programmazione negoziata (contratto d’area di Terni-Narni-Spoleto e patto di territorio del 2005) che tuttavia, anche per il venir meno di scelte coerenti ed interventi concreti di politica industriale da parte dei governi nazionali, non hanno potuto avere una organica e compiuta realizzazione e quindi conseguire gli obiettivi auspicati».

La programmazione Secondo gli estensori della mozione, insomma, «è necessaria l’apertura di una nuova fase della programmazione dello sviluppo del territorio di Terni e Narni, mirata a delineare una innovativa e complessiva strategia ed i conseguenti strumenti di intervento, locali, regionali e nazionali. Soggetti sociali, imprenditoriali ed istituzionali, auditi dalla seconda commissione consiliare, hanno evidenziato, pur con accentuazioni diverse, una prevalente e sostanziale condivisione della attivazione delle procedure per il riconoscimento dello stato di area di crisi complessa per l’area di Temi e Narni, quale unico strumento organico di politica industriale oggi esigibile e disponibile». Ma come si vede, non tutti la pensano alo stesso modo.