«Ho avuto la possibilità di tornare a fare il lavoro di ricercatore era un’offerta che non potevo rifiutare. Continuerò ad essere ternano, casa mia è Terni. Questo incarico mi porta a vivere all’estero ma continuerò a tornare in città e dare il mio supporto, sempre nell’ambito del centrosinistra, per la difesa dell’ambiente, dello sviluppo industriale, universitario, per la difesa della sanità e dei diritti dei cittadini. Lo farò come cittadino e come esperto nel settore dove andrò a lavorare». Così l’ormai ex consigliere comunale del gruppo Innovare per Terni saluta la massima assise cittadina e anche la città. Josè Maria Kenny giovedì mattina in conferenza stampa parla delle motivazioni della sue decisione, ora lo aspetta un incarico nell’ambito di un progetto internazionale di Ricerca scientifica. A prendere il suo posto, nel gruppo consiliare del Partito democratico questa volta, l’avvocato Emidio Gubbiotti. Il segretario Dem Pierluigi Spinelli respinge ogni polemica e ammonisce: «La città dovrebbe solo ringraziare il professor Kenny».
Consiglio comunale Terni: da Kenny a Gubbiotti «Penso che Gubbiotti potrà dare tutto il supporto necessario al gruppo del Pd – continua Kenny -. Purtroppo dovremo dire addio al gruppo Innovare per Terni, ringrazio chi lo ha supportato». Giovedì mattina a Palazzo Spada il consigliere Francesco Filipponi, sollecitato dalla stampa, ha dichiarato: «Siamo felici di aver collaborato con il professor Kenny. Ora il gruppo del Pd si rafforzerà con l’ingresso dell’avvocato Gubbiotti che nei prossimi giorni dovrà scontare tutto l’iter della surroga in consiglio comunale del professor Kenny dimissionario». Il segretario del Pd di Terni invece: «Non mi risultano polemiche da parte di esponenti del centrosinistra, inteso come il Patto avanti». Nei giorni scorsi una nota di Terni Valley sulle dimissioni di Kenny.
Terni Valley «La decisione del prof. Josè Maria Kenny di dimettersi dalla carica di consigliere comunale merita sicuramente rispetto ma conferma ancora una volta l’inadeguatezza della classe dirigente del partito democratico ternano che decise di candidarlo sindaco, rimanendo addirittura fuori dal ballottaggio – scrive in una nota Terni Valley -. Una decisione, quella di allora, che mise la pietra tombale su ogni possibilità di ricostruzione dell’unità delle forze alternative che nei precedenti cinque anni avevano lavorato insieme all’opposizione e che ha seminato una scia di divisione che, al di là di estemporanei opportunismi di facciata, difficilmente potrà essere sanata. Una unità, invero, già rotta da altri e per la quale i responsabili, di ogni partito, non hanno mai fatto autocritica politica o mai rassegnato le loro dimissioni, ma continuano imperterriti a garantire che terzi influenzino e condizionino i processi politici di tutti, ormai a sinistra appannaggio di pochi soliti noti. Oggi viene confermato che quella di allora fu una decisione che, come denunciammo pubblicamente, aveva un unico obiettivo, pienamente raggiunto: rinsaldare un organigramma di partito, distruggere il rinnovamento che si era seminato e restaurare anche mediaticamente l’anestesia dell’ancien regime, servendosi di chi si pensava che non sarebbe stato di alcun ingombro. Il partito ancora una volta prima della città. La scelta del candidato sindaco del Partito Democratico che oggi, dopo una lunga e già prestigiosa carriera, legittimamente preferisce andare all’estero per continuare a dedicarsi alla sua attività professionale dopo la pensione, anziché continuare a coltivare il mandato conferitogli dal corpo elettorale, ci ricorda perché il centrosinistra cittadino è ritenuto ormai da decenni inadeguato al governo della città. Il risultato dell’ultima tornata amministrativa lo ha dimostrato plasticamente: la città, pur non volendo confermare la destra, ben si è guardata dal tornare in mano alla solita sinistra di decenni fa. Una città che su questo è maggioranza silenziosa ma decisiva, più determinata e compatta di quanto si creda. Capace di far saltare il banco quando il gioco è sempre lo stesso. Noi, oggi come allora, riteniamo che la sinistra dovrebbe dare il buon esempio ed essere la forza del rinnovamento. Che i candidati sindaci non si improvvisino, che i leader non possano essere calati dall’alto, ma ci si diventi sul campo. Che la città non sia un albergo ad ore. Che la classe politica non sia migliore perché ad ogni tornata elettorale cerca ciò che non ha e si affida a chi non vive la città o alla prima occasione utile la lascia. Che non diventare sindaco non è un dramma e che servire la città e la sinistra come consigliere comunale sia un grande onore, benché faticoso. Altre sono le generazioni a cui il centrosinistra doveva e dovrebbe guardare, non solo di età ma anche di mentalità. Tutto questo, ben sappiamo, mette a repentaglio le rendite di posizione di coloro che da decenni, come in un macabro gioco, continuano a condizionarlo. Fantasmi dell’opera che continuano a infestare la scena politica circondati da parvenu di fiducia. Queste diverse generazioni, tuttavia, difficilmente si riavvicineranno a questo centrosinistra e non potrà di certo il trend nazionale venire in soccorso, essendo ormai dimostrato che Terni è un caso a sé stante, unico dal punto di vista politico nel panorama nazionale da molto prima di oggi – chiosa il comunicato -. Serve che sia fatta tabula rasa ma chi deve essere cancellato resiste e chi dovrebbe cancellare purtroppo desiste».
