di Ivano Porfiri
Neppure l’appello del rappresentante degli enti locali, Davide Zoggia, a nome del segretario nazionale Pierluigi Bersani è riuscito nell’intento di sanare la spaccatura profonda che si è venuta a creare nel Partito democratico di Terni. Così intorno alle 17 il sindaco Leopoldo Di Girolamo si è presentato davanti al consiglio comunale riunito per discutere del bilancio e ha comunicato le proprie dimissioni. Ci saranno ora 20 giorni per ricompattare la maggioranza o andare verso il commissariamento e le successive elezioni. E già trema anche la giunta provinciale.
L’intervento in consiglio Questo l’intervento del sindaco in consiglio: «Rispettando la dignità delle istituzioni presento in quest’aula le mie dimissioni da sindaco un ruolo che ricopro da 21 mesi . Un atto di responsabilità e di chiarezza nei confronti della città perché rappresenta un atto di trasparenza verso i cittadini, la politica e chi ci crede. Ringrazio le forze politiche e i gruppi che mi hanno accompagnato in questi mesi dentro una fase politica molto complessa con ripercussioni negative sulla città in termini di crisi e di problemi aperti. Ringrazio la maggioranza per il sostegno leale che mi ha dato fino ad oggi e anche la minoranza, della quale in alcuni casi non ho condiviso i toni ma che ha sempre assicurato la dialettica». «Si sono aperti dei conflitti e dei contrasti dentro il mio gruppo consiliare e il mio partito che rappresenta la parte preponderante della maggioranza in consiglio e che ha dunque una responsabilità più ampia degli altri. Abbiamo avuto delle discussioni lunghe, approfondite, tormentate, a volte anche segnate da asprezze sul bilancio e su alcune linee strategiche che come giunta abbiamo presentato al consiglio comunale e alla città. Queste linee in parte non hanno trovato approvazione e condivisione di una parte del mio gruppo consiliare con la conseguente non approvazione nelle commissioni competenti sia del piano triennale delle opere pubbliche che del bilancio stesso. Abbiamo provato in questi giorni a ricomporre queste divisioni attraverso una discussione politica. Un consigliere d’opposizione ha parlato di mercato, ma noi abbiamo fatto discussioni di politica e non mercato. Ci sono altri che sono molto esperti di mercato e di compravendita e di mercificazione della politica. Non siamo riusciti a comporre queste divisioni quindi ritengo rispetto al mandato che mi è stato conferito dai cittadini – perché la candidatura è stata espressa dai partiti, ma il voto l’hanno dato i cittadini – ritengo di esercitare pienamente attraverso l’atto delle dimissioni la mia libertà d’azione e verificare in questi venti giorni che la legge dispone sulla base di un programma che naturalmente deve essere condiviso la possibilità di ricostruire una maggioranza solida e coesa di cui questa città ha bisogno». Agli applausi di buona parte della maggioranza si sono contrapposte le proteste palesi del centrodestra. Due consiglieri hanno tirato fuori due bandiere del Pdl. A quel punto il presidente del consiglio ha sospeso la seduta.
Di Girolamo: gesto di chiarezza «Ci sono state divisioni all’interno del gruppo consiliare che mi sostiene – ha dichiarato Di Girolamo contattato telefonicamente da Umbria24.it -. Ho deciso di compiere questo passo perché non volevo soluzioni pasticciate e ho preferito la strada della chiarezza verso la città». Sul fallimento della mediazione: «Ci abbiamo provato – ha spiegato Di Girolamo – ma non ci siamo riusciti». Il primo cittadino ha specificato che si tratta di dimissioni «politiche». «Le dimissioni tecniche – ha precisato – non esistono. Poi bisogna vedere se c’è spazio per una ricomposizione. Se io credo che ci sia? Io credo di sì, vedremo».
La riunione Le dimissioni del sindaco sono state il culmine di una giornata che aveva fatto trapelare spiragli di sereno. Alle 9.30 prima riunione ristretta tra sindaco, ex Ds ed ex Margherita in Comune. Poi alle 12.30, dopo altri colloqui, Davide Zoggia ha riunito il gruppo consiliare del partito nella sede del Pd alla presenza degli esponenti della segreteria regionale (in testa il segretario Lamberto Bottini). Presente anche il presidente del consiglio regionale Eros Brega, “referente” con Carlo Liviantoni del gruppo dei “ribelli”, gli stessi che hanno presentato gli emendamenti su cui è andata in tilt la maggioranza di Di Girolamo. Chi è passato in via Mazzini ha sentito le urla fin dalla strada.
Mediazione fallita Il punto di mediazione sembrava fosse stato raggiunto intorno alle 13.30. I “ribelli” parevano poter accettare lo stralcio dell’emendamento politicamente più discusso, quello sul passaggio dei servizi socio-assistenziali dalla Asl al Comune, a patto dell’istituzione di una commissione fino a fine anno per analizzare la proposta. Un modo di prendere tempo. Parallelamente, però, avrebbero rivendicato di poter votare la privatizzazione dell’Afm. A questo punto chi sosteneva Di Girolamo e il sindaco stesso hanno preso l’atteggiamento come “ostruzionistico”, decidendo di rompere gli indugi. Altre campane, invece, sostengono che a far saltare i nervi ai “ribelli” sia stato l’intervento dell’assessore regionale Gianluca Rossi. Anche l’estremo appello di Zoggia fatto a nome del segretario nazionale Pierluigi Bersani di ricomporre a pochi giorni dalle elezioni è andato a vuoto. Per la cronaca, i “ribelli” diserteranno la segreteria comunale del Pd, fissata per le 21. Qualcuno aveva dubbi?


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