di Marco Torricelli
Sarà un argomento che, spesso, nel corso della seconda consiliatura guidata da Leopoldo Di Girolamo, troverà spazio nei commenti. E allora sarà bene metterlo a fuoco.
Pochi votanti A votare, per il ballottaggio, c’è andata davvero poca gente. Pochissima. Sugli 89.765 cittadini ternani che ne avevano diritto, solo 35.127 (il 39,13%) ha deciso di esercitarlo, quel diritto. Gli altri 54.638 (il 61,87%), evidentemente, avevano altro da fare. Rispetto al primo turno, la percentuale dei votanti era stata del 67,53%, il crollo dell’affluenza ai seggi è addirittura imbarazzante e lo stesso sindaco, nelle prime dichiarazioni a caldo dopo la rielezione, non ha mancato di farvi riferimento.
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I numeri A ben vedere, insomma, i 20.198 voti con i quali Leopoldo Di Girolamo è stato rieletto sindaco (il 59,51%), di fatto rappresentano una percentuale pari al 22,5 degli aventi diritto al voto: per lui, in buona sostanza, si è espresso poco più di un ternano su cinque.
I voti persi Al ballottaggio, peraltro, Di Girolamo si è ritrovato con 6.963 voti in meno rispetto al primo turno. Ma peggio, ovviamente, è andata al competitor, che pure ha incrementato il proprio bottino, tra il primo turno e il ballottaggio, di 2030 preferenze: i 13.742 voti raccolti da Paolo Crescimbeni (il 40,49%) di fatto rappresentano il 15,3% del totale. A dargli fiducia, insomma, è stato poco più di un ternano su sei.
I voti ‘buttati’ Un altro numero però, balza agli occhi il giorno dopo il ballottaggio: 1187 elettori (il 3,37%) sono andati ai seggi ed hanno depositato nelle urne 914 schede da annullare, 271 schede bianche e altre due rese invalide da motivi diversi. Un numero che non avrebbe modificato l’esito finale, ma che è certamente indicativo di come questa tornata elettorale sia stata decisamente diversa dal solito.
Il nuovo consiglio La vittoria di Leopoldo Di Girolamo ed i risultati del primo turno, comunque, faranno sì che dei 32 consiglieri, 20 andranno alla maggioranza di centro sinistra e 12 alle opposizioni.
La maggioranza Il Partito democratico porta in consiglio 14 eletti: Stefano Bucari, Sandro Piermatti, Ranato Bartolini, Sandro Piccinini, Andrea Cavicchioli, Francesco Filipponi, Valdimiro Orsini, Valeria Masiello, Andrea Zingarelli, Fabio Narciso, Stefano De Santis, Jonathan Monti, Paqualino Burgo e Michele Pennoni. Per la lista ‘Cittaperta -Terni dinamica’ entrano tre consiglieri: Saverio Lamanna, Faliero Chiappini e Cristiano Crisostomi. La lista ‘Progetto Terni’ sarà rappresentata da due consiglieri: Giuseppe Mascio e Luigi Bencivenga; mentre per ‘Sel-Sinistra per Terni’ ci sarà Francesca Malafoglia.
L’opposizione Paolo Crescimbeni va all’opposizione con Francesco Ferranti, Stefano Fatale e Federico Brizi per Forza Italia, Marco Cecconi per Fratelli d’Italia ed Enrico Melasecche per la lista ‘I love Terni’. Il Movimento 5 Stelle sarà rappresentato da cinque consiglieri: Angelica Trenta, Thomas De Luca, Valentina Pococacio, Federico Pasculli e Patrizia Braghiroli. Mentre Franco Todini entra in consiglio per ‘Il Cammello’.
Melasecche E proprio da uno dei futuri consiglieri di minoranza arriva subito una bordata nei confronti del sindaco: «Cinque anni fa – attacca Enrico Melasecche – Di Girolamo fu voluto dal 38% dei ternani, oggi meno del 24%. Un sindaco sempre più invisibile se si considera che oltre 3 ternani su quattro non lo hanno voluto, oggi vince ma deve pur prendere atto della delegittimazione generale. Mentre a Perugia e Spoleto il crollo del Pd mina alle fondamenta l’Umbria rossa della Lorenzetti e della Marini, da noi il ‘Sistema Terni’, sempre più soffocante, riesce nonostante tutto a rimanere disperatamente a galla nella sfiducia generale, con i giovani che al ballottaggio disertano quasi totalmente le urne. In queste condizioni quanto durerà la consiliatura?».
I veleni Secondo Melasecche «non v’è dubbio che il frazionismo esasperato di ben 12 candidati a sindaco, alcuni dei quali attendono ora i sette denari del tradimento del proprio elettorato di riferimento, hanno favorito la rielezione di un sindaco a mezzo servizio, favorito anche dal primo appello della Trenta ai votanti M5S di andare al mare, poi mitigato dalla libertà di voto. Si apre una fase per Di Girolamo durissima, cui ben difficilmente la rinnovata minoranza farà sconti, con i molti mal di pancia che il manuale Cencelli produrrà e le non poche spade di Damocle che la Corte dei conti e la Procura hanno posto sulla testa del sindaco».
Paparelli Diversa, ovviamente, la lettura da parte dell’assessore regionale Fabio Paparelli, per il quale la conferma di Di Girolamo è «un risultato importante che riconferma alla guida della città una persona che ha dimostrato capacità, attaccamento ai valori democratici del centro sinistra e voglia di cambiamento. Per l’importanza delle sfide che attendono la città – prosegue Paparelli – quella di Di Girolamo si è rivelata la scelta più i linea con le aspettative dei cittadini che, confermando la fiducia al Pd e alla sua capacità di governo, di ascolto e di innovazione, hanno scelto un percorso credibile, in linea con lo spirito costruttivo di rinnovamento della politica animato da entusiasmo e voglia di rinnovamento, nell’interesse generale e per una nuova stagione di sviluppo».
