di Ma. Ros.
A giudicare dall’ordine del giorno diffuso nei giorni scorsi da palazzo Spada doveva essere una seduta consiliare senza sorprese, né particolari sussulti. Eppure per la richiesta avanzata al sindaco e alla giunta dal consigliere Paolo Crescimbeni è servita la sospensione del consiglio e una riunione dei capigruppo, prima della successiva e definitiva votazione.
L’atto Con il documento redatto e presentato in consiglio, l’avvocato Crescimbeni ha chiesto la commemorazione delle vittime delle foibe il 10 di ogni febbraio, in quella che nel resto d’Italia viene chiamata Giornata del ricordo. «Furono martiri – ha sostenuto il consigliere d’opposizione– italiani uccisi dai partigiani di Tito in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, tra il 1943 e il 1945». Come si legge nell’atto d’indirizzo «nelle cavità carsiche vennero gettati uomini e donne ancora vivi, legati l’un l’altro dal fil di ferro, tra questi anche anziani e bambini in balia dei partigiani comunisti jugoslavi».
La semantica Per la maggioranza parole troppo forti. È infatti il vice capogruppo del Pd, Michele Pennoni, a richiedere la sospensione del consiglio per rimodulare in qualche modo la ricostruzione storica fornita. Per apportare poche modifiche al testo, con il benestare di tutti i capigruppo, servono all’incirca venti minuti, poi la seduta riprende. Dopo la lettura del nuovo testo, da parte del consigliere Crescimbeni, iniziano le dichiarazioni di voto. Da quello che si percepisce, sono tutti favorevoli a commemorare le vittime delle foibe, ma persistono malumori tra i democratici.
Cecconi L’esponente di Fd’I si accende e puntualizza: «Non capisco perché questo sforzo di semantica politica. La ricostruzione sia storica e scevra da qualunque logica di parte. Nessun revisionismo – prosegue – in Jugoslavia c’erano solo i partigiani comunisti di Tito». Con toni più pacati, Crescimbeni fa passare un bel messaggio, apprezzato anche dal consigliere Melasecche: «Commemorare le vittime di quel massacro, nella Giornata del ricordo, significa semplicemente restituire alla storia una pagina strappata». E forse il dialogo fa bene perché alla fine l’atto d’indirizzo viene approvato all’unanimità con 24 voti favorevoli.
Zingarelli Lungamente discussa la mozione presentata dal consigliere democratico Zingarelli e firmata da altri nove membri del gruppo Pd, con la quale si impegna la Giunta a stilare un calendario di lavori consiliari e di commissione che portino alla stesura di un regolamento che disciplini la collaborazione reciproca fra cittadini e amministrazione per la cura e la valorizzazione dei ‘beni comuni’. Come è precisato nell’atto «si intendono beni comuni quelli materiali e immateriali utili a soddisfare bisogni collettivi e a rendere possibile l’attuazione dei diritti fondamentali».
Il regolamento L’iniziativa di Zingarelli prende le mosse da quanto sperimentato nel comune di Bologna, con riscontri peraltro molto positivi, come si può immaginare, in termini di democrazia partecipativa. Nell’atto, sono opportunamente indicati i principi generali di quella che vuole essere una forma di collaborazione diretta con la cittadinanza e quindi trasparenza, fiducia, apertura, responsabilità, inclusività, autonomia civica. Di fatto, comunque, l’elaborazione di un simile regolamento era già in una fase embrionale, per volere della stessa giunta che ha deliberato in merito lo scorso dicembre. Con la mozione, approvata con 21 voti a favore e 6 astensioni, si incalza semplicemente il pull di assessori ad accelerare i tempi.
Melasecche e Todini «Bellissimo progetto, democrazia aperta e sempre più partecipata, scelte condivise, parole auliche – scrivono i consiglieri di I love terni e Il cammello riferendosi a ‘beni comuni’ – ma di regolamenti ne siamo pieni e spesso non vengono applicati. Se una mossa del genere consentisse di uscire dalla logica del ‘abbiamo vinto noi, facciamo come ci pare’ – proseguono -, come non poter essere d’accordo? Il voto di astensione è un gesto di coerenza, la città ha problemi ben più seri da affrontare».
Questioni aperte «L’amministrazione deve occuparsi della siderurgia dopo la firma dell’accordo AST, della chimica, della sicurezza, della crisi drammatica del commercio, dell’edilizia, del rilancio di quelli che dovevano essere i poli dell’innovazione come il Centro multimediale, Papigno, le cellule staminali … Appesantire di altri macigni l’impegno del consiglio e delle commissioni ci sembra un rischio grave. Quello di ritrovarci fra un anno con un altro regolamento, fra i moltissimi che già abbiamo, ma con la città che ha fatto altri passi indietro rispetto al resto del paese».
