Il consiglio comunale di Terni

Ci si riprova. Il gruppo consiliare ternano del Movimento 5 Stelle, insieme a Marco Cecconi (Fd’I) hanno presentato la proposta di delibera di modifica dell’articolo 33 del regolamento del consiglio. In pratica i ‘grillini’ richiedono la stessa cosa che, lo scorso anno e senza successo, aveva fatto il consigliere del Pd Sandro Piccinini: nessun gettone di presenza a chi non si è presenti e partecipi almeno il 70% della durata delle sedute del consiglio stesso.

Brutto vizio L’usanza è nota. E pure le misure per contrastarla, per la verità. Oltre la metà dei consigli comunali del 2013, a Terni, sono stati sospesi per mancanza del numero legale, visto che alcuni consiglieri, dopo aver ‘timbrato’ per la presenza, si dileguavano. Tanto che Sandro Piccinini a novembre aveva proposto una modifica del regolamento, proprio in relazione al pagamento dei ‘gettoni di presenza’.

Le responsabilità «Il problema è semplice – aveva detto l’anno scorso Piccinini – e la colpa, lo ammetto, è soprattutto di alcuni consiglieri di maggioranza, che si presentano in consiglio, si fermano qualche minuto o poco più, hanno diritto dunque al ‘gettone di presenza’ e se ne vanno. Questo fa sì che spesso manchi il numero legale. E finché questo avviene su proposte politiche, ci può stare, fa parte del gioco, ma quando avviene, invece, su atti amministrativi no, non è accettabile».

La proposta «Così facendo, aveva detto Piccinini, non rispettiamo il nostro ruolo di consiglieri. Dobbiamo assolutamente garantire la nostra presenza almeno per il 70% del tempo delle sedute». E aveva precisato che «è la prima volta che una proposta di delibera viene fatta da un consigliere comunale. Alcuni miei colleghi sono un po’ contro, non sono molto d’accordo, ma poco importa, credo proprio sia un nostro dovere morale, più che economico».

Il voto Alla fine, quella proposta, fu anche votata in consiglio: i 23 consiglieri comunali quella volta superstiti – 18 della maggioranza e 5 della minoranza – si erano espressi e in 19 – tre dell’opposizione – avevano votato a favore; in 3 – due della maggioranza – si erano espressi contro e un consigliere di opposizione si era astenuto. Ma era stato tutto inutile, perché in questo genere di votazioni è necessario ottenere la maggioranza assoluta, che allora era di 21 voti. I ‘furbetti’, insomma, l’avevano scampata un’altra stavolta. E adesso ci riprovano altri.

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