di Massimo Colonna

Palazzo Spada punta a rivedere il proprio ruolo all’interno del progetto Sprar, ossia il progetto ministeriale di protezione per i richiedenti asilo: «Serve una dimensione meno assistenziale e più incentrata sulla utilità», ha spiegato l’assessore al Welfare Marco Cecconi nella conferenza stampa organizzata mercoledì mattina a Palazzo Spada. In sostanza uno dei tre progetti inseriti nel programma ministeriale, quello dedicato al disagio mentale, non sarà rinnovato, per via delle «criticità incontrate stando anche alle relazioni del ministero dell’Interno».

I numeri Al momento, tramite lo Sprar, il Comune di Terni lavora su tre progetti: quello relativo ai richiedenti asilo definiti ‘oridnari’, con 70 posti a disposizione, quello dedicato ai minori stranieri non accompagnati (chiamato Msna) con 14 posti e quello per il disagio mentale (Dm) per cinque persone. Progetti finanziati dal ministero e cofinanziati dal Comune tramite l’apporto della forza lavoro del proprio personale. Proprio il piano riservato al disagio mentale è quello «che ha riscontrato maggiori criticità, stando anche alle relazioni del ministero dell’Interno: da qui la decisione di non procedere a rinnovo, mentre per le altri due progetti la scadenza delle convenzioni è prevista per la fine del 2019».

Cosa cambia «Il ruolo del Comune di Terni nello Sprar – ha spiegato l’assessore Cecconi – non sarà più di spettatore, ma eserciterà appieno, come Comune capofila, convenzionato con il ministero, le sue funzioni di monitoraggio nei confronti dei soggetti  che gestiscono le strutture, prendendo anche delle decisioni chiare, come quella di non procederà a rinnovi per i servizio di accoglienza per i richiedenti asilo che denunciano disagio mentale».

Gli altri «Ho già incontrato – ha spiegato l’assessore – il rappresentante delle cooperative che gestiscono i servizi comunicandogli la decisione del Comune e chiedendo anche una politica diversa nella gestione dei richiedenti asilo, in una dimensione meno assistenziale e più incentrata sull’utilità, sul contributo alla propria sussistenza e al cura della città». Poi ecco l’idea per quello che riguarda i richiedenti asilo in città degli altri due progetti. «Ho chiesto, nell’ambito dell’istituto della partecipazione, che i richiedenti asilo partecipino al progetti Orti Urbani, prendendosi cura dei terreni che non hanno visto richieste, in maniera tale che possano ricavarci parte della loro alimentazione e che, soprattutto, possono bonificare porzioni di terreno altrimenti degradato. Ho chiesto loro inoltre di farsi parte attiva in un progetto, sempre tramite l’istituto della partecipazione, della ripulitura delle tante, troppo scritte che imbrattano i muri cittadini. Lo Sprar non può avere solo una dimensione assistenziale, una dimensione che non ha alcuna utilità per i richiedenti né tantomeno per la comunità ospitante. Occorre infatti gestire con grande attenzione tutti gli aspetti legati alla sicurezza e tutte le risorse economiche messe in campo, sia quelle del cofinanziamento comunale ma anche quelle dello Stato, i soldi della tasse dei cittadini italiani».

@tulhaidetto

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