«Le responsabilità più gravi di questa vicenda sono tutte politiche». Ne è convinto Marco Cecconi, capogruppo in Comune di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, che torna sulla questione ambientale e dell’inceneritore Terni Biomassa andando a fondo su tempi e modalità con cui la politica locale ha gestito la cosa. «Il rischio – dice – è che ora spento un camino il carico di rifiuti finisca in quello Acea».
Negazionismo «L’ombra più scura e le responsabilità più gravi che si addensano sulla chiusura dell’inceneritore di Maratta – scrive Cecconi in una nota – sono tutte politiche. E riguardano, primo, il colpevole negazionismo perpetrato per anni dall’amministrazione comunale, principale garante della salute pubblica sul territorio. Secondo: il mistero irrisolto sulle risultanze dei controlli che avrebbero dovuto essere effettuati da sempre, prima e a prescindere dalle denunce più o meno recenti di forze politiche e cittadini (e cioè, con quale frequenza arrivavano i rapporti dell’Arpa sul tavolo del sindaco? Con quale assiduità il sindaco si preoccupava, comunque, di verificare?). Terzo: i tempi dell’ordinanza di chiusura temporanea, per certi versi alquanto sospetti. Quarto: i nuovi scenari possibili, non meno sospetti, che magari si aprono proprio a seguito dello stop imposto a Terni biomasse».
L’altro camino Il rischio, secondo Cecconi, è che ora il carico dei rifiuti che non potrà essere bruciato da Terni Biomassa finirà comunque per essere lavorato a Terni ma in un altro impianto. «La diffida della Regione ai gestori dell’impianto porta la data del 3 maggio: il che, fra le altre cose, significa che quando, una settimana dopo, su richiesta delle opposizioni di centrodestra, la Marini è venuta a Terni, per confrontarsi con il consiglio comunale proprio sui rifiuti, tra Perugia e Palazzo Spada tutti già sapevano. Tra Perugia e Palazzo Spada tutti già sapevano che l’impianto sarebbe stato fermato, vedi la successiva ordinanza del sindaco, che adesso fa pure l’ambientalista. E, probabilmente, tutti già sapevano e sanno – pur tacendone completamente al consiglio comunale – che, magari, spento un camino, di tutto ciò che c’è da bruciare dovrà farsene carico l’altro, vale a dire quello dell’Acea».
Tutti sapevano «In estrema sintesi – chiude Cecconi – tutti sugli scranni più alti del Comune e della Regione già sapevano – o senz’altro avrebbero dovuto sapere – quello che i cittadini ternani subivano da troppo tempo in termini di emissioni e scarichi inquinanti. Eppure hanno fatto finta di niente. E tutti già sapevano e sanno come andrà a finire: e ancora una volta hanno provato a tenerlo nascosto. Con la pretesa, adesso, di farci credere di essere i garanti della nostra salute. E, domani, di fronte al fatto compiuto, di dover adottare scelte ‘obbligate’. La magistratura faccia il proprio corso, individuando anche nella politica le complicità. E i ternani non si limitino a guardare il dito (l’attuale ordinanza di chiusura temporanea): perché la partita vera si gioca sulla luna».
