Palazzo Spada, sede del Comune

di Ivano Porfiri

Ventiquattro ore di tempo per scongiurare l’apertura di una crisi che da Palazzo Spada travolgerebbe quasi inevitabilmente anche la Provincia di Terni. E rischierebbe seriamente di far esplodere l’intero Partito democratico umbro. E’ stato il giorno delle grandi manovre a Terni, quello che doveva culminare con la discussione e la votazione del bilancio del Comune. E invece è terminato in un rinvio di un giorno, un solo giorno per il vivere o morire.

Nodi al pettine E’ iniziato come una sorta di mezzogiorno di fuoco, il lunedì per Leopoldo Di Girolamo. Il giorno in cui vengono al pettine i nodi che da tanto tempo ormai hanno finito per intricare forse indissolubilmente i rapporti politici in seno alla maggioranza di centrosinistra. Anzi, quasi unicamente dentro il Partito democratico. Ciò che è emerso sottoforma di 11 emendamenti al bilancio presentati dai 7 “ribelli” giovedì scorso, altro non è il prodotto della cancrena tra gli ex Ds e gli ex Margherita, che ora rischia di far esplodere tutto.

I fatti Giovedì scorso i 7 consiglieri comunali (Bartolini, Giubilei, Orsini, Pennoni, Tabarrini, Teofrasti e Trivelli) presentano 11 emendamenti al bilancio. Alcuni puramente tecnici, altri molto pesanti politicamente. In particolare, uno chiede di annullare la convenzione con cui sono stati affidati alla Asl i servizi socio-assistenziali riportandoli in capo al Comune. Questo e altri emendamenti, tra l’altro, coincidono con le proposte dei centristi dell’Udc all’opposizione. Immediata la reazione del sindaco e dell’assessore ai servizi sociali Bucari, che hanno definito impraticabile la strada proposta. Oltre al fatto che a metà anno sarebbe impossibile annullare la convenzione – dicono – il Comune non ha personale e know-how per tornare alla gestione diretta. In verità, c’è chi maligna che il passaggio sia una scusa per far scivolare la gestione della lauta partita dalla Asl a qualche cooperativa amica.

Partito nel partito In ogni caso, dalla presentazione degli emendamenti è iniziato un tourbillon di riunioni e di tentativi di mediazione. Nessun esito dalle segreterie comunale e provinciale del Pd. Anche perché questi organismi da molto hanno smesso di essere veramente collegiali. I gruppi di ex margheritini che fanno capo a Eros Brega e Carlo Liviantoni da tempo denunciano una gestione “sovietica” del partito dalla maggioranza ex Ds. Dall’altro lato piovono accuse ai “ribelli” di volersi accaparrare pezzi di amministrazione e potere cittadino. Il risultato è una separazione di fatto della componente centrista, che diserta sistematicamente le riunioni. Ed è da questo “partito nel partito” che sono scaturiti gli emendamenti al bilancio.

Lo spiraglio Dopo i ripetuti tentativi di mediazione andati a vuoto, quindi, la conferenza dei capigruppo lunedì mattina ha deciso di concedere ulteriori 24 ore di tempo alle parti. In mattinata erano corse voci di un Di Girolamo dimissionario. «I nodi non sono sciolti, vedremo come arriveremo in consiglio comunale, tutto può ancora succedere», ha detto il sindaco a Umbria24.it. Pare che nelle ultime ore i “ribelli” abbiano fatto qualche passo indietro sugli emendamenti. Dall’altra parte il mandato della direzione provinciale del Pd è chiaro: accogliere gli emendamenti tecnici, ma nessuna mediazione su quelli “politici” come, ad esempio, quello sui servizi sociali.

La seduta La seduta del consiglio comunale si è aperta con la relazione da parte del vicesindaco con delega al bilancio Libero Paci. Al termine della relazione il consigliere Giuseppe Boccolini (Socialisti), a nome del  centro-sinistra, ha chiesto di rinviare l’inizio del dibattito alla seduta in programma per domani ed  eventualmente ad un’altra seduta da convocare per mercoledì. «Senza infingimenti – ha detto Boccolini – la città sa che ci sono problemi, che c’è un dibattito aperto e ci sono delle difficoltà politiche. L’obiettivo è di approfondire l’analisi per il bene della città». Da parte dell’opposizione il presidente del gruppo Pdl Federico Brizi si è detto contrario alla proposta di rinvio. «Una richiesta inaccettabile  – ha detto Brizi – che certifica come la città sia ostaggio di beghe interne ai partiti del centrosinistra.  Non possiamo accettare che la città continui a pagare le conseguenze di questa situazione e chiediamo che il sindaco riferisca in questa seduta se esiste ancora una maggioranza che lo sostiene». La proposta di Giuseppe Boccolini è stata approvata con 22 voti a favore, 14 contrari e un astenuto (Chiappalupi).

Cosa accadrà? Le previsioni sono difficili, il sentiero strettissimo. Nella serata e nella notte, fino all’apertura del consiglio di martedì pomeriggio, continueranno i vertici. I livelli più alti del partito sono già in moto. Pare che la presidente della giunta regionale Catiuscia Marini abbia ricevuto lunedì il presidente della Provincia Feliciano Polli (nel gruppo dei “ribelli” anche lui). Telefonate sono arrivate da Perugia e da Roma. Del resto si è alla vigilia di importanti elezioni amministrative in Italia e il Pd di tutto ha bisogno meno che dell’ennesimo episodio autolesionista. Anche perché, giurano da Terni, se mediazione non si trova, Di Girolamo annuncerà le dimissioni e si aprirà una crisi durissima che, come un domino, investirà immediatamente la Provincia. E chi governa in Regione, così come i vertici del partito, è bene che non prendano la questione sottogamba perché il redde rationem potrebbe passare velocemente dalla Conca al Donca.

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