Stroncone

di F.T.

Al Comune di Stroncone è guerra aperta a colpi di firme. Martedì mattina in municipio sono stati consegnati due documenti con le dimissioni di nove consiglieri comunali, sei di minoranza e tre di maggioranza. Quanto basta, secondo statuto, a decretare lo scioglimento dell’assemblea. Il sindaco Nicola Beranzoli, però, non ci sta: «Quegli atti non hanno alcuna efficacia. Sono irregolari e la firma di un consigliere di maggioranza è stata inserita a sua insaputa».

Le dimissioni Una comunicazione sintetica quella recapitata in comune: «I sottoscritti comunicano le proprie dimissioni dalla carica di consigliere comunale con effetto immediato e irrevocabile». In calce le firme dei sei rappresentanti di minoranza: quattro del gruppo ‘Insieme per cambiare’ (Alberto Falcini, Luigi Dionisi, Giancarlo Chiari e Giovanni Rossi) e i due del Partito democratico (Cristian Spina e Alessandro Cinti). Firme a cui si sono aggiunte quelle meno scontate di tre rappresentanti della maggioranza, fra cui l’assessore Giovan Battista Contessa.

Il motivo «Il malessere viene da lontano – spiega Alberto Falcini, capogruppo del gruppo di opposizione ‘Insieme per cambiare’ -. Abbiamo sempre creduto che l’unico collante di questa maggioranza fosse la gestione del potere. Alla fine le divergenze e le spaccature sono emerse in tutta la loro evidenza e queste dimissioni certificano uno stato di cose già noto». Fra gli elementi che hanno acuito il clima di tensione, l’esito di un concorso pubblico per un posto in comune: «Il bando – attacca Falcini – non è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e questo ci ha portati a segnalare l’irregolarità agli organi competenti». Anche Cristian Spina del Pd ci mette il suo carico: «Un’amministrazione così mal gestita deve andare a casa – attacca – ed è inutile che il sindaco si arrampichi sugli specchi».

Il bus della discordia A far traboccare il vaso, però, sembra sia stata la recente decisione dell’amministrazione di cambiare il tragitto dell’unico autobus che raggiunge il paese, il numero 22. Il capolinea ‘storico’ di piazza della Libertà è stato cancellato da una delibera accompagnata da polemiche e malumori, soprattutto da parte di cittadini e commercianti. Un passo che sarebbe stato decisivo per far cambiare definitivamente idea a qualche rappresentante della maggioranza più titubante.

Futuro Lecito a questo punto chiedersi cosa accadrà: lo statuto prevede lo scioglimento del consiglio comunale nel caso di «dimissioni della metà più uno dei membri». Con nove consiglieri dimissionari su un totale di sedici, il conto è presto fatto. Tanto che la comunicazione è stata inoltrata anche al prefetto di Terni per trarre le conseguenze del caso. Ma in politica nulla è scontato, ancora di più quando si mette in discussione – come fa il sindaco Nicola Beranzoli – sia la forma che la sostanza delle dimissioni.

La replica «Quegli atti non hanno alcuna efficacia – afferma il primo cittadino -. Le dimissioni devono essere presentate personalmente o dietro delega con firma autenticata. Invece alcune delle persone inserite non sono state neanche avvertite. Parlo di un consigliere comunale di maggioranza che ha già inviato una lettera di smentita. Lì dentro – spiega Beranzoli – ci sono finite anche firme legate ad atti che risalgono a oltre un anno fa. Proposte di dimissioni poi abortite. Chi ha consegnato gli atti, si è appropriato di documenti firmati, riferiti ad altri periodi e situazioni». La diatriba, appena iniziata, è destinata a proseguire.

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