di Ma. Gi. Pen.
«Suore Clarisse che devono pagare 25 mila euro di Imu solo nel 2020». Lunedì mattina in consiglio comunale a Terni il consigliere Roberto Pastura (Fratelli d’Italia) ha portato all’attenzione dell’assise una problematica che pesa sugli enti religiosi. Il consigliere ha spiegato che in città, ma non solo, sono arrivati «accertamenti Imu stratosferici relativi ad immobili di proprietà degli enti religiosi che non dovrebbero pagare l’Imposta municipale». Il “pasticcio”, come ha reso noto l’assessore al Bilancio Michela Bordoni, «si è creato nel 2020 perché non è stata inviata la dichiarazione annuale per consentire la verifica dei requisiti di esenzione». Così Palazzo Spada ha votato all’unanimità l’atto per promuovere urgentemente un confronto tra gli interessati.
Stangata Imu per gli enti religiosi L’atto presentato dal consigliere Pastura all’inizio dei lavori dell’assise è stato inserito nell’ordine del giorno. «Il Comune – ha spiegato in aula il consigliere Fdi -, attraverso la sua concessionaria Ica, ha mandato una serie di accertamenti agli enti religiosi. Non sfuggirà che gli enti religiosi, così come le associazioni che non hanno fini commerciali, per legge, sono esentati dal pagamento Imu. Per intenderci, una chiesa, o la casa del parroco per legge non devono pagare l’Imu. Sta accadendo invece che per un cavillo procedurale sono arrivati accertamenti stratosferici. Nel caso delle suore Clarisse, un accertamento di 25 mila euro solo per il 2020, quota capitale più interessi e sanzioni. C’è una casa di accoglienza a Terni con sette posti letto che è chiamata a pagare l’Imu. C’è un magazzino di stoccaggio di beni alimentari per il banco alimentare che pagherebbe l’Imu e un altro magazzino che stocca indumenti sempre per i non abbienti che dovrebbe pagare l’Imu. C’è un cortocircuito». Così il consigliere ha chiesto «di attivare, attraverso gli uffici competenti, una ricognizione tecnica delle posizioni relative agli immobili di proprietà degli enti religiosi interessati da accertamenti Imu» e di «promuovere un confronto istituzionale con la Diocesi e con i rappresentanti degli enti religiosi presenti sul territorio comunale, finalizzato a chiarire le modalità applicative della normativa e a favorire la corretta regolarizzazione delle posizioni eventualmente non conformi».
La spiegazione dell’assessore Bordoni A spiegare cosa è successo l’assessore Michela Bordoni: «La legge impone di inviare una dichiarazione annuale al fine di consentire l’istruttoria per gli uffici comunali e per la verifica della sussistenza dei requisiti di esenzioni. E’ successo che alcune realtà religiose si sono viste recapitare per l’anno 2020 un avviso di accertamento a seguito del fatto che per quell’anno non è stata inviata la dichiarazione annuale, come previsto dalla Legge statale di bilancio, sulla quale il Comune in questo caso non ha potere di intervenire. Per gli anni successivi laddove sono stati esperiti gli adempimenti, chi si è visto recapitare l’avviso di accertamento se l’è anche visto annullare. Il Comune non fa volontariamente del male alle parrocchie e ha anche in autotutela annullato gli avvisi laddove l’istruttoria verificava la sussistenza di questi requisiti. Abbiamo aperto tavoli di confronto con la Diocesi e le singole parrocchie che si sono visti recapitare questo avviso, ribadisco, noi come Comune dobbiamo applicare la normativa. Li abbiamo ascoltati e ci siamo resi non solo disponibili ad aprire un tavolo di confronto, ma anche ad andare incontro agli stessi».
Consiglio approva l’atto Pastura dopo la risposta dell’assessore e l’intervento del consigliere Guido Verdecchia ha rilanciato: «Non chiediamo di fare qualcosa contro la legge. Il problema lo hanno anche altri Comuni, ma qui c’è stato un problema di dialogo e oggi ci troviamo davanti a un’esigenza grave». L’atto è stato approvato all’unanimità dalla massima assise cittadina.
