Botta e risposta tra i due candidati sindaci Massimo Brunini e Dante Andrea Rossi. C’è l’espulsione dal Pd di Brunini, sostenuto per la corsa a Palazzo dalla lista civica Vince Spoleto, e anche di Angelo Mariani, storico esponente dei democratici in pista per uno scranno in consiglio con la medesima lista, all’origine dello scontro frontale tra i due aspiranti primi cittadini.
«No a primarie per non far partecipare Brunini» A parlare per primi, dopo il cartellino rosso estratto dal Pd, sono Brunini e Mariani che, dopo essersi chiesti «quale organismo abbia provato il provvedimento e chi lo abbia firmato», mettono sul piatto alcuni dei retroscena che hanno caratterizzato le ultime settimane politiche: «Il partito locale non ha voluto le primarie perché non sapeva come impedire la partecipazione di Brunini che probabilmente sarebbe stato scelto come legittimo candidato sindaco, dopodiché parte di quei dirigenti hanno, prima, boicottato il coinvolgimento delle liste civiche a un progetto politico condiviso e, poi, dissuaso dalla degnissima candidatura di Fabrizio Cardarelli che aveva trovato l’iniziale approvazione del Pd anche regionale e di altre formazioni civiche tra cui quella di Grifoni e dello stesso Brunini».
Brunini: «Rossi non ha il polso del sindaco» Poi l’attacco a Rossi: «Dopo una serie di manovre politiche tutte contrassegnate del non coinvolgimento di Brunini, Rossi ha deciso di attribuirsi il ruolo di candidato sindaco, poi ratificata dall’assemblea per disciplina di partito. Noi non condividiamo questa scelta, perché Rossi – scandiscono – non ha polso, determinatezza e costanza necessaria per far bene il sindaco, rammentiamo – è la stilettata finale di Brunini e Mariani – che nel 2009 una parte del Pd fece confluire su Rossi un altissimo numero di preferenze (circa 900, ndr) affinché accanto a Daniele Benedetti ci fosse un vicesindaco forte, tutti sappiamo che appena ne ha avuto l’occasione se l’è squagliata. Noi non siamo in contrapposizione col Pd, siamo la parte del Pd in contrapposizione con Rossi».
Rossi: «Eri assessore nel 1970» Inutile dire che la reazione del candidato sindaco della coalizione di centrosinistra non si è fatta attendere: «Brunini – affonda subito Rossi – era assessore comunale nel 1970, a livello regionale e nazionale provate a trovare candidati del Pd che già 44 anni fa, quando né io né il presidente del Consiglio Renzi eravamo nati, ricoprivano un ruolo analogo, vedrete che non ne troverete, perché – dice – la delega alla rappresentanza delle stesse persone evidenzia una democrazia malata».
«Non me la sono squagliata di fronte ad assemblea» E poi: «Dare la disponibilità alla candidatura di fronte alla richiesta quasi unanime dell’assemblea significa “squagliarsela” dai problemi della città? Sono stato eletto segretario provinciale del Pd e riconfermato a novembre, un incarico che nessuno spoletino ha mai avuto e che ho ottenuto grazie a determinazione e confronti veri, non con cooptazione, ma cercando di rappresentare con umiltà la volontà di unire, perché – è un’altra stoccata all’azione politica di Brunini – come si può pensare di progettare il futuro della città isolandoci e contrapponendoci verso tutto e tutti come fatto nel passato? La nuova Asl Terni-Spoleto-Foligno può prevedere la sede legale nella nostra città vista la sua centralità, alleandoci e facendo squadra, uscire dall’isolamento infrastrutturale cercando di unire la Quadrilatero con le esigenze delle città di Spoleto (Tre Valli e potenziamento dell’attuale Flaminia) e Terni è una strada percorribile insieme e uniti ai territori limitrofi».
