Umbria24 in vista delle elezioni amministrative di Terni ha proposto agli otto candidato sindaco cinque domande sul futuro della città. Le interviste saranno pubblicate progressivamente sullo Speciali Elezioni.
di Marta Rosati e Massimo Colonna
Emiliano Camuzzi, originario di Piediluco, 44 anni di cui 20 di militanza politica a sinistra, è il candidato sindaco di Terni di Potere al popolo. Protagonista della vertenza Isrim come rappresentante sindacale, era candidato alla Camera in occasione della recente consultazione elettorale delle politiche. Stavolta con lo stesso simbolo è in corsa per Palazzo Spada.
Quali misure adotterebbe nei primi cento giorni di governo?
Amministrare Terni oggi, con il senso di confusione che pervade la cittadinanza e la crisi in atto, ci vuole responsabilità e non voglio essere uno spacciatore di speranze. La prima misura è analizzare attentamente, con i Commissari, il bilancio e vedere le azioni possibili di risanamento. Tre cose posso affermare con sicurezza: il risanamento non peserà sui ceti più deboli. Quindi rimodulazione delle fasce Isee per i servizi a domanda individuale, con una esenzione per la fascia da zero a 5.000 euro; progressività della tassazione e studieremo una forma di patrimoniale per patrimoni oltre i 300.000 euro. Secondo, il risanamento non passerà dalla privatizzazione dei servizi pubblici e delle municipalizzate. Le municipalizzate sono al servizio della comunità, vanno sicuramente risanate e potenziate, ma rimangono un bene della comunità, un bene strategico per lo sviluppo economico della città. Terzo le eventuali alienazioni di beni immobili non saranno una svendita del patrimonio pubblico. Prima si dovrà vedere il possibile recupero a scopi sociali e/o culturali e poi si deciderà quali mettere in vendita e in maniera trasparente. Si cambierà il metodo di governo della città, una piccola rivoluzione copernicana a costo zero, per ridare certezze ai cittadini: partecipazione; decentramento; trasparenza. Istituzione dell’audit pubblico sul debito del Comune affinché la cittadinanza sia a conoscenza dell’entità e delle cause del debito. Nuova architettura istituzionale del Comune attraverso la modifica dello Statuto comunale per creare luoghi istituzionali di partecipazione reale con l’istituzione di quattro ‘Consigli ‘e di tre ‘Consulte’, oltre alla consulta degli immigrati. Consiglio di quartiere, consiglio delle donne, consiglio civico, consiglio ambientale, di difesa del territorio e dei beni comuni; consulta sulla cultura, consulta sulle politiche giovanili, consulta sui servizi educativi. Inoltre si istituirà la Commissione Mensa Cittadina che riteniamo un atto di civiltà oltre che di difesa della salute dei bambini/e. Sulla nuova architettura istituzionale e sugli obiettivi relativi inizieremo a riformare la macchina amministrativa. Questo porterà ad una diminuzione dei dirigenti, i Dipartimenti saranno accorpati secondo logiche di funzionalità, e, dove è necessario e la legge lo consente, con assunzione di nuovo organico a partire dalla stabilizzazione dei precari. Per questo ci rivolgeremo ad un esperto in riforma della Pubblica amministrazione e della collaborazione dei sindacati. Parallelamente avvierò due commissioni una relativa al welfare cittadino, diritto all’abitazione e riforma dei servizi sociali; l’altra per lo sviluppo economico. La prima commissione, in collaborazione con il Consiglio civico, dovrà interessarsi di definire una nuova architettura dei servizi sociali dove giocherà un ruolo strategico Farmacia Terni per farla diventare un vero presidio socio-sanitario e dovrà approfondire il processo di internalizzazione dei servizi sociali. L’altra commissione, in collaborazione con il Consiglio ambientale, di difesa del territorio e dei beni comuni, dovrà approfondire e definire tutti i meccanismi necessari per riavviare lo sviluppo del territorio (servizi di supporto, agevolazioni, sburocratizzazione, finanziamenti, ecc.) nella prospettiva di uno sviluppo a basso impatto ambientale e ad alto valore aggiunto. Con quali soldi? Con i finanziamenti dell’Area di crisi complessa. O si investiranno con una visione futura di città e di sviluppo, o sarà per Terni un’altra occasione perduta. Una cosa è certa non permetterò mai che lo sviluppo crei nuovo precariato, povertà e incidenti sul lavoro, la dignità umana e i diritti non saranno mai barattati con lo sviluppo, su questo vigileremo in sinergia con l’Inps, con l’Ispettorato del Lavoro e con le forze dell’ordine. Per dare un segnale chiaro e forte il primo atto, questo si con costi per il Comune, è l’internalizzazione del servizio di pulizie. E’ immorale che un ente pubblico appalti al massimo ribasso provocando aumento dei ritmi, aumento dello stress e riduzione, sotto la soglia di povertà, degli stipendi. È immorale.
Il suo mandato sarà caratterizzato dalla coabitazione in Comune con i commissari per il bilancio. Quanto questo condizionerà il suo lavoro?
Visto che hanno le chiavi della cassaforte sicuramente lo condiziona. Ma se inquadrato in uno spirito collaborativo e all’interno di una visione strategica del futuro di Terni non penso più di tanto. Il disavanzo non è eccessivo per le potenzialità di Terni, al di là di alcune dichiarazioni catastrofiste da campagna elettorale, altrimenti come si creerebbero i futuri salvatori della Patria? Volgendola in positivo diciamo che il Comune di Terni potrà contare su tre consulenti esperti in finanza e conti pubblici e in forma gratuita, che non è poco. Vorrà dire che li utilizzerò al meglio. Adilà delle battute bisogna fare di necessità virtù. Sappiamo tutti, anche se è uscito dal dibattito politico locale come nazionale, che la causa del debito non è solo del mal governo della giunta Di Girolamo, ma di quel famoso art. 81 (pareggio di bilancio) messo in Costituzione, impostoci dall’Europa e dalla finanza internazionale, che impedisce gli investimenti. Per questo Potere al popolo sta raccogliendo le firme per un referendum abrogativo dell’art. 81. Ricordo che l’art. 81 è stato votato anche dal Pd di Bersani. Quando si dice i casi della vita.
Da diversi anni ormai Terni attende una svolta tanto per la fontana di piazza Tacito, quanto per il teatro Verdi e il parco Cardeto, solo per citarne alcune. Come pensa di affrontare le sfide per il restyling di queste opere pubbliche?
Con tanti soldi pubblici, che però non ci sono. Partiamo con ordine. Per il teatro Verdi un ruolo lo deve giocare la Fondazione Carit. Innanzitutto dobbiamo superare il dibattito tra teatro ‘Polettiano’ o teatro, definiamolo, contemporaneo. Questo dibattito, che sta assumendo i contorni di una polemica, rischia di bloccare ogni intervento. Il teatro Verdi deve essere innanzitutto funzionale alla prospettiva che gli si vuole dare nel tempo e alle risorse disponibili. Sul teatro Verdi un ruolo centrale, anche come luogo di decantazione e di scelta, lo assumerà la Consulta sulla cultura. Il dibattito sul futuro teatro Verdi non può escludere gli operatori culturali e il tutto deve avvenire in maniera trasparente. Sicuramente non commetterò gli stessi errori fatti per il teatro Secci o per il Cmm. Quindi dibattito trasparente, scelte condivise, progettazione partecipata e bandi cristallini. Con la fontana di piazza Tacito ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte con valenza urbana. Nel restyling sono stati commessi una marea di errori per incapacità di lettura, mancanza di controlli sui lavori e anche una certa arroganza del Comune nella gestione dell’emergenza. Anche qui, come per il teatro Verdi, un ruolo lo deve giocare la Fondazione e il Comune nel reperire i finanziamenti. Quando sarò Sindaco vedrò le carte e avrò un quadro più chiaro, ad oggi ci molti aspetti opachi. Oltre al restyling si dovrà rivedere tutto il sistema della circolazione ed un nuovo assetto della piazza. A questo fine dovranno essere messi in sinergia gli enti finanziatori, il Comune e la Consulta sulla cultura per garantire trasparenza, progettazione condivisa e bandi cristallini, sempre tenendo presente la tutela dei lavoratori. Rispetto al Cardeto come per altri spazi cittadini, penso all’ex mercato coperto a Santa Maria Maddalena e ad altri quartieri, il ragionamento è più complesso e investe il concetto e il diritto alla città. Oggi assistiamo non solo al degrado o alla crisi di alcune aree urbane, oggi si assiste, a Terni come in molte altre città, alla crisi del modello neoliberista di città. Una ideologia che pensava che tutto poteva essere funzionale al profitto incluso il territorio. Il caso Cardeto e il caso S. M. Maddalena sono esempi emblematici. Il primo un giardino pubblico messo a valore attraverso la convenzione con un privato che, per estrarne profitto, ha chiuso e cementificato mezzo parco prima di dichiarare che non ci guadagnava poi tanto. S. M. Maddalena, invece, è quartiere nato come satellite speculativo dell’Ipercoop ed è finito inghiottito dal buco nero urbano del centro commerciale. Un modello, quello neoliberista, che alla resa dei conti non ha retto né sul piano economico, la crisi finanziaria, né sul piano sociale con l’indebolimento e rarefazione delle relazioni sociali e della coesione. Il risultato è l’abbandono, se non mi rende scappo, e il degrado che aumenta. La crisi sociale che ne è derivata, aggiunta al precariato e al rischio povertà, ha creato quella percezione di paura e insicurezza latente nel cittadino che va oltre i dati reali sulla criminalità. Su questa paura, alimentata e orientata dai titoloni di alcuni giornali, si è alimentato un nuovo business sia economico che politico: il business della sicurezza. Da un lato si invoca più polizia e militari, dall’altro la cyber security, videocamere, droni, etc. Stiamo trasformando le nostre città in prigioni a cielo aperto. Business che cavalca la destra e per alcuni aspetti il M5S. Come uscirne? Per potere al popolo ribaltando il concetto di città: prima i quartieri e i suoi abitanti, riscoprendo la dimensione ludica e sociale dei quartieri. Dobbiamo fare, in altre parole, una operazione alla Nicolini: facciamo riappropriare i cittadini della propria città. Quindi una riqualificazione dei quartieri non solo dal punto di vista urbano e architettonico, ma anche artistico, culturale e ricreativo. A questo fine che devono essere istituiti i Consigli di quartiere. Con quali fondi? Se quello di Di Girolamo non era un bluff con i fondi in arrivo per la qualificazione dei quartieri. Fondi che però non devono essere messi a servizio della speculazione, ma del quartiere. Su questo dovrà vigilare il Consiglio che controllerà gli investimenti e le ricadute sociali: trasparenza, scelta condivisa, progettazione partecipata e bandi cristallini, e che tutelino i lavoratori. Come vede c’è chi usa i gazebo e chi utilizza la piattaforma Rousseau per far esprimere i cittadini attraverso una X, ma escludendoli dai processi reali. Noi abbiamo un’altra idea: partecipazione fin dentro i processi.
Terni storicamente vede il suo sostentamento legato alla Tk Ast, che però oltre a rappresentare posti di lavoro come noto solleva anche questioni ambientali. Cosa propone per contenere la presenza di inquinanti nell’acqua, nell’atmosfera e nel sottosuolo?
In primis facendo applicare alla Tk Ast le stesse regole dei comuni mortali a partire dall’applicazione dell’Aia. Non devono esserci zone franche a Terni sotto il ricatto del lavoro. Il tema del lavoro, della salute del lavoratore e della città devono viaggiare parallelamente. Seconda cosa è la chiusura dei due inceneritori. Inoltre potenziamento dei mezzi pubblici, la piantumazione di circa 5.000 alberi e di specie arboree, scegliendo in particolare quelle che hanno la capacità di catturare e di ripulire l’atmosfera dai metalli pesanti e dalle polveri sottili. Riduzione del consumo del suolo puntando sul recupero più che sulle nuove costruzioni. Riduzione delle emissioni in area. Aprire una vertenza con il Ministero per lo sblocco dei fondi per le bonifiche, ecc. Vorrei evitare l’elenco della spesa che sarebbe lungo. Un’azione che deve essere fatta per verificare lo stato attuale e mettere in campo le azioni future è l’istituzione del Consiglio ambientale, di difesa del territorio e dei beni comuni. Il Consiglio, che avrà anche la funzione di commissione speciale, assolverà il ruolo di monitoraggio e di individuazione delle azioni per la riduzione degli impatti ambientali. Un’altra partita fondamentale per Terni, che dovrà giocare fino in fondo il Comune con il Consiglio, è quella sui beni comuni a partire dalle risorse primarie come le risorse idrogeologiche. Dobbiamo trovare forme nuove di gestione, cogestione e controllo pubblico per garantire ricadute sociali positive in termini sia di mantenimento delle risorse che di ricadute economiche finanziarie. Per questo si aprirà un tavolo di confronto serio, se necessario anche duro, con la Regione, con il Sii e con Acea. Rispetto a questo non riesco a capire perché il M5S fa un confronto pubblico con il Sindaco di Livorno invece di farlo con Acea (controllata per il 51% dal Comune di Roma) che ha interessi reali e ricadute concrete a Terni e non solo. Misteri della politica.
Università, Lavoro, territorio. Qual è la ricetta per fermare il fenomeno della disoccupazione giovanile?
A me non spaventa l’immigrazione, anche gli immigrati stanno andando via per mancanza di lavoro, ciò che spaventa e preoccupa e l’emigrazione di giovani ternani. È un processo d’impoverimento del territorio, una perdita di risorse e di energie preoccupante. Quale ricetta? Come ogni buon medico di famiglia sa, prima è necessario fare una diagnosi seria e approfondita per non sbagliare medicina. Siccome non voglio spacciare speranze dico che sarà un processo lungo e articolato, come sono le cause. Sicuramente uno sviluppo di qualità che sappia mettere a frutto le potenzialità e la preparazione dei giovani. Alcune idee del passato erano buone il Cmm, Papigno, l’Università, l’Isrim, la cui vertenza tra l’altro mi ha visto direttamente protagonista come rappresentante sindacale, in una battaglia per la difesa, non solo dei nostri posti di lavoro, ma dell’unico presidio sulla ricerca pubblica nella Provincia di Terni, poi tutto si è svuotato in direzione dei centri commerciali e dell’edilizia sperando, o credendo, che le Acciaierie fossero il polmone occupazionale e che durasse all’infinito. Ma il mondo cambia. L’Acciaieria va salvaguardata, nostra è la proposta di nazionalizzazione del settore dell’acciaio perché bene strategico, ma da sola non basta. Sicuramente l’Università gioca un ruolo fondamentale se mette in campo corsi innovativi e all’altezza di un sapere che cambia. Una Università che fa ricerca, innovazione e start up d’impresa, quindi come motore dello sviluppo economico. Quindi Università, nuovo modello di sviluppo e municipalizzate sono i tre poli sui quali può rinascere Terni, a condizione che lavorino sinergicamente. Ma come ho detto all’inizio non voglio essere uno spacciatore di speranze, il lavoro sarà lungo e articolato. Per chi vuole saperne di più può consultare il programma sulla pagina facebook di potere al popolo Terni. Un programma in divenire, chi parla bene direbbe work in progress, grazie a diversi contributi che ci stanno arrivando da parte dei cittadini e altri che raccoglieremo negli incontri che farò.
