E’ Sergio Mattarella il successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. E’ stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti, superando cioè abbondantemente il quorum di 505 voti alla quarta votazione.
Chi è Sergio Mattarella, 74 anni, è un protagonista degli ultimi 30 anni della vita politica italiana. Laureato in giurisprudenza, ha insegnato Diritto parlamentare all’Università di Palermo. Figlio di Bernardo, ex ministro Dc, la sua vita è stata profondamente segnata dalla morte del fratello maggiore Piersanti, ucciso nel 1980 dalla mafia. E’ stato questo evento a dirottarlo dalla carriera accademica alla politica. Eletto deputato per la prima volta nel 1983 con la Democrazia cristiana è rimasto in Parlamento fino al 2008, dopo essere transitato nel Partito popolare italiano e nella Margherita. Nel 2011 è stato nominato nella Corte costituzionale. Nel 1984 Ciriaco De Mita lo incaricò di “bonificare” la Dc siciliana di Ciancimino e Lima. In quella fase fu Mattarella a spingere per portare Leoluca Orlando a diventare sindaco di Palermo. E’ diventato ministro per la prima volta nel 1987 nel governo Goria. Celebri le sue dimissioni da ministro della Pubblica istruzione del governo Andreotti nel 1990 in polemica con la fiducia posta sulla legge Mammì, a suo parere (e degli altri ministri della sinistra Dc) troppo favorevole a silvio Berlusconi. E’ stato anche direttore del quotidiano democristiano Il Popolo. E’ rimasta legata al suo nome la celebre legge elettorale elaborata dopo il referendum del 1993: il cosiddetto Mattarellum, come la battezzò il politologo Giovanni Sartori. Passato indenne dal ciclone di Tangentopoli (non portarono a nulla le accuse di aver ricevuto buoni benzina da un imprenditore) è passato al Ppi, ma fu in aperta polemica con il segretario Buttiglione per l’alleanza con Forza Italia. Sostenne Prodi nel 1996, è stato vice presidente del Consiglio nel governo D’Alema e poi ministro della Difesa nel secondo governo D’Alema e nell’esecutivo Amato. Firmò la fine della leva obbligatoria. Tornò in Parlamento con La Margherita e fu tra i fondatori del Partito democratico, ma nel 2008 non si candidò sotto le sue insegne.
Web doc: il presidente Mattarelle
Ad Assisi In veste istituzionale si ricorda una sola visita di Sergio Mattarella in Umbria. Era il 4 ottobre del 1999, festa di San Francesco Patrono d’Italia. Allora Mattarella interveniva come vicepresidente del Consiglio dell’esecutivo guidato da Massimo D’Alema. Portando il saluto del Governo italiano, colui che quasi 16 anni dopo sarebbe diventato Capo dello Stato auspicò una «tensione innovativa» da parte dei livelli istituzionali, che potesse essere «condivisa e stimolata dall’intera cittadinanza», perché «senza una comune e condivisa etica civile non si può costruire una società equa e solidale».
FOTOGALLERY: MATTARELLA AD ASSISI NEL 1999
Su San Francesco Mattarella sottolineò come il messaggio di Francesco va al di là del nostro Paese e sconfina nell’Europa fino al mondo intero, cui Francesco «si è offerto con tutta la sua vita e con le sue semplici ed esigenti parole, tanto da usare, come è riportato dai Fioretti, il termine di patto tra i frati e il mondo. La scelta di povertà fatta da Francesco in un secolo anch’esso avido di godimento, è un messaggio che richiama allo spirito di fraternità, al dovere di farsi carico delle esigenze degli altri; è una risposta all’ansia di rinnovamento e di giustizia che pervade il mondo». Mattarella ha annotato tuttavia c’è il rischio che i grandi temi dell’amore, della povertà e della pace, si riducano a ritualità e retorica, a stereotipi, con la convinzione che solo «l’attitudine dei santi può metterli in pratica e che, comunque, si riferiscano ad altri tempi, ad altri ambienti e siano assorbiti dallo stato sociale, dagli organismi internazionali, dalle missioni umanitarie», abbandonando in tal modo la responsabilità personale o delegando la solidarietà soltanto a chi si sente di occuparsene. «Senza una comune e condivisa etica civile – ha aggiunto – non si può costruire una società equa, radicale, dinamica in tutte le sfere di attività». Concludendo, Mattarella si è augurato che la benedizione di Francesco morente sulla città di Assisi: «sia sempre, questa città, terra e abitazione di quelli che ti conoscono e glorificano il tuo nome», possa diventare un impegno per tutti, credenti e non, perché l’Italia diventi terra e abitazione per tutti gli uomini di buona volontà.
