di Daniele Bovi
Non lo chiama progetto ma «traccia di lavoro» perché è un cantiere aperto ai contributi di chi vorrà dare una mano; cinque pagine che guardano al lavoro che il Pd dovrà fare nei prossimi quattro anni con un solo obiettivo nel mirino: riconquistare il Comune di Perugia e riannodare il filo con buona parte della città, ristabilendo «una connessione, una nuova sintonia con i cittadini». Si chiama «Un Pd più forte al servizio della città» il documento che il segretario del Pd comunale anticipa a Umbria24. Un lavoro diviso in cinque capitoli: «Dove siamo», «Dove vogliamo andare», «La Perugia che vogliamo», «Il Pd che vogliamo», che il segretario vuole svolgere insieme al partito da qui al 2019, con i prossimi due anni preziosi perché privi di qualsiasi appuntamento politico-elettorale come congressi o amministrative. «Uno spazio fertile – dice – per il confronto» a patto che tutti «si tolgano la casacca e lavorino insieme per riconquistare Perugia».
L’appello Da qui l’appello a superare tensioni post-elettorali e vecchie scorie congressuali. Un esempio è il documento dei «bocciani perugini» apparso nelle scorse ore con cui si chiedono cambi radicali negli assetti del partito cittadino. «Mi dispiace – risponde sul punto Giacopetti – di averlo letto sul giornale e di non averlo ricevuto. Stare alla finestra è facile, serve partecipare e stare nei luoghi di discussione. Finché stiamo sui temi ben venga lo scontro, purché non sia funzionale ad altro, a beghe che alle persone non interessano più. E poi nella traccia di lavoro che presento al partito i ‘bocciani’ troveranno molte risposte alle loro richieste. Peraltro nulla di nuovo rispetto al percorso iniziato un anno fa in segreteria, nei circoli, nella conferenza programmatica e nel dibattito in vista delle regionali».
IL DOCUMENTO: «UN PD PIU’ FORTE AL SERVIZIO DELLA CITTA»
Nuova segreteria e forum Nelle prossime settimane Giacopetti allargherà la segreteria comunale con lo scopo di far entrare altre 5-6 persone e l’altro obiettivo è quello di nominare una decina di responsabili di forum tematici che si occupino di temi specifici, dalla sanità ai diritti fino all’economia, lo sport, il lavoro, la cultura e altro ancora. Tavoli che insieme ai circoli «avranno il compito di presidiare i temi che interessano la città». Questo perché da una parte c’è la necessità di coinvolgere iscritti vecchi e nuovi, dall’altra perché non essendo più al governo il Pd locale punta ancora a essere l’interlocutore, il punto di riferimento della società. «E poi – dice il segretario – perché abbiamo bisogno di stare sui temi, come abbiamo fatto sulle mense e sulla Perugina. In questi casi gli interlocutori ti riconoscono come tale». Alla base c’è l’idea di un Pd come «cantiere di relazioni, a disposizione della mobilitazione civica e di un nuovo civismo impegnato per il futuro».
«La Perugia che vogliamo» Un partito che soffre di una crisi di iscritti, anche a Perugia come nel resto dell’Umbria e d’Italia: «Le persone – dice il segretario – devono sentire il Pd utile, un partito dove gli iscritti devono tornare a contare nella scelta dei progetti, non solo delle persone. Il problema è politico: non si può svilire l’iscritto chiamandolo soltanto quando c’è da scegliere un nome». La «Perugia che vogliamo» è «sicura, accogliente, solidale, giovane, innovativa, aperta, europea, baricentro per le politiche di sviluppo dell’Umbria». Il fulcro «di un nuovo regionalismo» in grado di pensare e ripensare temi come welfare, immigrazione e accoglienza, infrastrutture, cultura, edilizia, mobilità, ambiente; insomma, politiche per il centro storico e le periferie «in una visione unitaria di sviluppo per Perugia». In questo quadro un ruolo di primo piano lo giocano e lo giocheranno ovviamente i membri del gruppo consiliare, che devono misurarsi con la sfida tutta nuova dell’opposizione.
Il gruppo «Che giudizio do di questo primo anno? C’è molto – risponde Giacopetti – su cui lavorare. L’opposizione va fatta seria e non becera. I consiglieri lavorano ma manca una visione collettiva, un disegno, un lavoro collegiale. Molte volte si è guardato il dito e non l’orizzonte. Serve uno sforzo in più rispetto a quanto fatto fino a ora». Spostando lo sguardo alla vita interna del partito, Giacopetti nella sua «traccia» parla apertamente della necessità di «ristrutturare le fondamenta del Pd cittadino», con i circoli, la cui geografia sarà rivista, «sempre più luoghi di discussione, di aggregazione, spazi aperti e attrattivi».
2019 E mentre viene portato avanti questo lavoro, a chi già pensa al 2019 preparando il terreno per la propria candidatura a sindaco Giacopetti dice tutto è, ovviamente, «prematuro. Non mi interessa – risponde – il nome ma il progetto, senza il quale non si va da nessuna parte. Occhio però perché il Pd non è un tram, dal quale si sale e si scende a seconda delle convenienze». Giacopetti dice queste parole nel suo ufficio al primo piano di piazza della Repubblica, mentre al secondo c’è quello del segretario regionale Giacomo Leonelli; il primo viene dalla sinistra del partito, il secondo è un renziano della prima ora e tra i due si parla di un rinnovato asse. «È ovvio e scontato – dice Giacopetti sul punto – che i due segretari si parlino e lavorino insieme. Quello che mi preme dire è che non ci sono ‘accordicchi’ sottobanco, niente di segreto, carbonaro o veline ai giornali. I rapporti tra di noi? Non sono stati cattivi, negli ultimi mesi ci siamo confrontati e abbiamo lavorato insieme. Su molte cose ci ritroviamo».
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