L'aula di palazzo Cesaroni (foto F.Troccoli)

«La decisione da parte del consiglio regionale dell’Umbria di sciogliere immediatamente la Commissione antimafia, senza dare nemmeno il tempo per la stesura di una relazione finale sugli importanti lavori svolti, anche in coordinamento con l’Osservatorio regionale del quale i sindacati sono parte integrante, è un fatto grave e ingiustificabile». A dirlo è Barbara Mischianti, segretaria regionale della Cgil dell’Umbria che rappresenta Cgil, Cisl e Uil all’interno dell’Osservatorio. «Questa decisione ci sembra testimoniare – prosegue – la scarsa sensibilità che la maggioranza in consiglio regionale dimostra nei confronti di un problema così importante e quantomai attuale, come quello delle infiltrazioni mafiose. L’auspicio è che, comunque, l’importante lavoro svolto negli ultimi 3 anni non vada buttato per ragioni che fatichiamo a comprendere. Di certo – conclude la sindacalista – Cgil, Cisl e Uil continueranno a battersi affinché le istituzioni siano sempre più vigili e attente sui fenomeni di illegalità che attraversano la nostra regione». Lo scioglimento è stato deciso dal consiglio regionale dell’Umbria martedì, giorno in cui con la presa d’atto delle dimissioni della presidente Catiuscia Marini è di fatto terminata la decima legislatura. La vicenda va inquadrata nell’ambito delle tensioni interne al Pd umbro che, in aula, non è stato compatto sulle dimissioni di Marini: a non prendere parte al voto è stato Giacomo Leonelli, presidente della commissione.

La replica Secondo l’Ufficio di presidenza del consiglio regionale la decisione di sciogliere la commissione era obbligata: «È un organo – scrive l’Ufficio replicando alle critiche di queste ore – i cui poteri discendono non dall’esistenza in sé dell’istituto che lo prevede, ma da un atto formale dell’Assemblea in carica che l’ha istituito. In relazione a ciò con lo sciogliersi dell’organo assembleare vengono meno anche quegli organi dallo stesso costituiti». Scegliere sulla base degli argomenti trattati dalla commissione, spiega l’Ufficio, non era possibile. Con lo scioglimento il consiglio «può provvedere solo agli adempimenti improrogabili per legge o derivanti da situazioni di forza maggiore conseguenti ad eventi naturali. E qualora durante questo periodo si rendesse necessario svolgere una attività di inchiesta o di indagine inizialmente posta in capo alla Commissione, nulla impedirebbe che questa attività sia svolta dalle Commissioni consiliari permanenti, come espressamente previsto dallo Statuto regionale».

Leonelli Una tesi che non convince Leonelli: «Peccato – dice – che non esista un parere tecnico in tal senso, e che proprio perché il consiglio regionale era sovrano nella sua scelta, è stata proposta e messa in votazione e approvata dai colleghi una mozione che prevedeva la chiusura anticipata della commissione. In altre parole, se fosse stato un atto dovuto come si dice, che senso aveva proporre un atto d’indirizzo come una mozione (a quel punto di fatto inammissibile) chiedendo il voto dei consiglieri e quindi demandando a loro la scelta? E se questa fosse stata emendata in quel punto, magari indicando il prosieguo dei lavori, o respinta dall’aula?».

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