Massimo Monni Pdl

Nel contrattacco del Pdl che punta il dito contro una «politica clientelare» emersa dall’inchiesta denominata Sanitopoli, entra di petto anche il consigliere Regionale del Pdl Massimo Monni che non risparmia colpi bassi ad entrambi le presidenti dell’Umbria e ad entrambi le giunte, quella passata e quella presente. Fa leva sulle accuse dei pm che hanno indagato sull’Asl3 il consigliere e traccia il perimetro di un conflitto che, a suo giudizio, si starebbe consumando tra l’attuale presidente Marini e la ex presidente Lorenzetti. La prima che «scarica responsabilità», la seconda che «difende l’operato di dieci anni». Ma il consigliere spiattella retroscena pungenti che emergono, a suo avviso, dalle differenziate dichiarazioni di questi giorni. Mentre si aggiungono altri fendenti da più direzioni. Ecco i dettagli

Il braccio di ferro «I conti in ordine e gli affari loro: è un braccio di ferro tra la Marini e la Lorenzetti, con la prima che prende le distanze e la seconda che difende l’operato di dieci anni. In mezzo, la difesa di Riommi che, a leggere quanto riportato dai giornali, ‘plasticamentè rappresenta il filo rosso che lega le due primedonne». Sono le considerazioni di Massimo Monni, consigliere regionale del Pdl, sull’inchiesta che prende le mosse dall’Asl 3. «Nelle sue dichiarazioni riportate dall’America – continua Monni, in un comunicato della Regione – la presidente Marini parte da un presupposto: che i fatti relativi all’indagine riguardino la giunta precedente».

Scaricare le responsabilità «Ottimo motivo – ancora Monni – per scaricare responsabilità e annunciare riflessioni settembrine sulla trasparenza dell’operato dell’Esecutivo da lei guidato. Ma siamo sicuri? Leggendo le dichiarazioni di Riommi così come sono state riportate dai quotidiani non pare proprio, visto che – osserva – le accuse contro di lui riguarderebbero il maggio 2010, ergo ‘l’era-Marinì, non Lorenzetti».

Il teorema della foglia di fico «La Lorenzetti e, a seguire, la Rosignoli – continua Monni – scelgono un terreno di scontro apparentemente sicuro, quello dei risultati ottenuti dalla sanità umbra, dei conti in ordine e dell’efficienza del comparto, a loro dire una prova inconfutabile di una buona amministrazione, che l’inchiesta non può cancellare. Ma i conti in ordine – chiede Monni – richiamati prima da Rosi e Bottini, e ora da Lorenzetti e Rosignoli, possono fare da ‘foglia di ficò ad un sistema clientelare che crea abusi e disuguaglianze, possono giustificare l’utilizzo della pubblica amministrazione per fare gli affari propri? E la presidente Marini quanto deve la sua elezione a questo sistema dal quale, forse, si vuole distinguere? La guerra più o meno aperta tra lei e la Lorenzetti – conclude – non assolve nessuna delle due. ‘Sanitopolì o, per dirla con il collega De Sio, ‘Umbriopolì, è un patrimonio di entrambe, e non solo. Lo è del sistema politico umbro che da sempre governa questa regione», conclude Monni

Cirignoni LN: «dimissioni» «Gli intrallazzi le raccomandazioni, gli abusi di potere che sembrerebbero emergere dall’inchiesta cosiddetta ‘Sanitopolì, arrivata al primo giro di boa, gettano un’oscura ombra sulla sanità regionale e testimoniano la presenza di una vera e propria ‘Sanitocrazià umbra, nata per volere della sinistra e insieme ad essa trasformatasi in casta»: lo dice il capogruppo in consiglio regionale della Lega Nord, Gianluca Cirignoni, sull’inchiesta Asl 3. Cirignoni – in un comunicato della Regione – invita quindi la presidente della giunta, Catiuscia Marini, a «revocare senza indugio» gli incarichi, tra l’altro, al neo-assessore Riommi, ed alla direttrice dell’Asl 3 di Foligno: «Abbia la presidente – dice Cirignoni – il coraggio di compiere questi atti, necessari a dare tranquillità ai cittadini e ristabilire la fiducia nella sanità regionale, oppure si dimetta, non aspetti che siano i cittadini a mandarla a casa ‘a suon di monetinè»

Ronconi:«Perchè Idv non apre crisi?» «Sarebbe il momento di finirla con le ipocrisie. Quando un partner di governo chiede al Pd di prendere le distanze dalle attuali vicende giudiziarie, dimentica che lui stesso ha il vicepresidente della giunta regionale e dunque prima di chiederlo ad altri, se convinto, ritiri la vice presidente ed apra così una formale crisi di giunta»: lo dice Maurizio Ronconi, Udc, commentando quanto dichiarato da Oliviero Dottorini (Idv) sugli sviluppi dell’indagine sull’Asl 3. «Ma ormai in Umbria – prosegue Ronconi in una nota – la sinistra, al di là dei tormentoni, ci ha abituato a tutto e al suo contrario fino ad avere come partner di maggioranza partiti del ‘vorrei ma non possò, altrimenti si esaurirebbe l’esercizio della clientela. Quello però che non potranno chiedere è la comprensione degli umbri».

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