di Maurizio Troccoli e Ivano Porfiri
L’assessore regionale Vincenzo Riommi ha sottolineato la sua «completa estraneità» ai fatti che gli vengono contestati nell’ambito dell’inchiesta relativa alla Asl 3, denominata Sanitopoli, per la quale sono stati inviati dalla procura perugina gli avvisi di conclusione delle indagini, tra gli altri, alla ex presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti e l’appena reinserito assessore Vincenzo Riommi, attualmente con delega al Bilancio, precedentemente dimesso a causa dell’inchiesta.
La dichiarazione «Ho conosciuto le contestazioni a me mosse – ha affermato Riommi, in una nota – dalla Procura di Perugia. Manifestando, come sempre, massimo rispetto e fiducia nell’operato della Magistratura, rivendico la mia completa estraneità ai fatti oggetto di rilievo penale e preciso che i medesimi non possono trovare riscontri in alcun elemento storico o circostanza di fatto, oggettivamente inesistente». «Sono in condizione di provare quanto affermo – ha aggiunto l’assessore regionale – davanti agli organi giudiziari».
L’avvocato «Ho preso atto della censura di addebito elevata a carico del dott. Vincenzo Riommi – ha inoltre affermato il suo legale, l’avvocato Nicola Di Mario – dalla Procura della Repubblica di Perugia nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Pur riservando al suo contesto naturale e cioè alle sedi giudiziarie competenti, ogni analitica contestazione sulla totale infondatezza giuridica delle ipotesi di reato formulate dai pubblici ministeri, devo chiarire, da subito, come il mio assistito risulti completamente estraneo alle procedure di reclutamento del personale eseguite, in via autonoma, da Webred Servizi». «La imputazione provvisoria – rileva il legale – muove dall’errato presupposto che il dott. Riommi fosse, all’epoca dei fatti e cioè dal maggio 2010 al luglio dello stesso anno, assessore al bilancio della Regione dell’Umbria, invece che titolare (quale era, realmente) della delega alla sanità. Questa indispensabile rettifica esclude a priori che il medesimo, non detenendo, nella diversa carica istituzionale, le partecipazioni societarie controllate dall’Ente pubblico in Webred Spa e, tramite quest’ultima, in Webred Servizi, potesse influire sui meccanismi di selezione impiegati. Tanto è vero, che il dott. Riommi non ha minima conoscenza, neppure fisica, di due dei tre componenti la commissione esaminatrice, laddove con il terzo (a lui noto) non ha intrattenuto, prima, durante e dopo lo svolgimento delle prove di valutazione, contatti verbali e/o telefonici. Analogamente – ha concluso l’avv. Di Mario – con ciascun componente la struttura tecnica di Webred Servizi e con il suo direttore generale, dott.ssa Mara Sforna».
Marini raggiunta al telefono negli Usa E’ stata raggiunta negli Stati Uniti dalla notizia della chiusura dell’inchiesta di Sanitopoli. La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha saputo dai mezzi di informazione del coinvolgimento dell’assessore Vincenzo Riommi, da lei appena reinserito in giunta con la delega all’Economia. E annuncia decisioni.
«Valuteremo i profili» Catiuscia Marini ha appreso dagli organi di informazione della decisione della procura della Repubblica di Perugia di chiudere le indagini relative all’inchiesta riferita alla Asl 3 di Foligno, sottolinea attraverso il suo portavoce Franco Arcuti, «per vicende che non sono comunque riferibili all’attività dell’attuale legislatura». La presidente, «nel ribadire pieno rispetto e fiducia nella magistratura, ritiene che sia opportuno – prosegue Arcuti – valutare i profili politici della vicenda, con particolare riferimento all’operato dell’attuale giunta regionale, alla quale deve essere assicurata piena funzionalità, autonomia e indipendenza, consapevole che l’operato della stessa giunta deve avvenire delle condizioni di massima trasparenza ed imparzialità». Per tale motivo – annuncia il portavoce – nella prossima seduta di giunta, dopo la pausa di Ferragosto, saranno esaminati sia i profili politici di questa vicenda, sia le posizioni amministrative e gestionali riferite all’Asl 3 di Foligno e alla società Webred servizi.
Pd difende sanità regionale Intanto esprimono la loro fiducia nell’operato della magistratura, il segretario regionale del Pd Umbria, Lamberto Bottini, e i segretari provinciali, Dante Andrea Rossi e Mario Giovannetti, sottolineando la correttezza del lavoro svolto dalle istituzioni regionali e «l’alto livello del sistema sanitario regionale». «In merito alla conclusione delle indagini che hanno riguardato aspetti della sanità regionale – si legge nella nota – ribadiamo la nostra piena fiducia nella magistratura, che ci auguriamo possa concludere il proprio operato nel più breve tempo possibile, anche perché non siano strumentalmente gettate ombre sul sistema sanitario regionale».
Fiducia in giunta «Per quanto riguarda gli ambiti di azione dell’inchiesta – proseguono il segretario regionale e i due segretari provinciali del Pd – rimarchiamo l’alto livello qualitativo raggiunto dal sistema sanitario regionale, attestato in più occasioni dallo stesso Governo sulla base di indicatori nazionali elaborati su bilanci assolutamente in ordine, ma anche dalla qualità e la consistenza dei servizi per la salute dei cittadini». «Nel confermare la positività e la correttezza del lavoro svolto dalle istituzioni regionali, esprimiamo, infine, pieno supporto – concludono i tre segretari – alle scelte anche recentemente operate dalla presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini». In sostanza il reinserimento di Riommi.
Ronconi: chiarimenti urgenti «Non volendo entrare nella vicenda giudiziaria, di esclusiva competenza della magistratura, a questo punto però sono doverosi alcuni chiarimenti da parte della presidente della Giunta regionale»: è quanto afferma Maurizio Ronconi (Udc), in merito alla vicenda dell’inchiesta sull’Asl 3. «Poco più di un anno fa – prosegue l’esponente Udc in un sua nota – Riommi rassegnò le dimissioni da assessore alla sanità, affermando ufficialmente, anche nel corso di incontri istituzionali, che l’atto non era collegato all’inchiesta detta ‘sanitopolì rispetto alla quale, anzi, non aveva ricevuto alcun avviso di garanzia». «Ora – afferma ancora Ronconi – è necessario che la Marini ci dica se Riommi confermò questo anche alla presidenza della Giunta, oppure la stessa era a conoscenza della presenza di un avviso di garanzia che non ha impedito comunque la nomina pochi giorni fa di Riommi ad assessore». «’Tertium non datur’ – aggiunge Ronconi – è doveroso dire ai cittadini chi non ha detto la verità, e questo è molto più importante, dirimente, rispetto alla vicenda giudiziaria, certo grave, ma ancora non conclusa nel suo iter». «Sul comportamento delle persone, su quanto hanno detto, sulle verità ma soprattutto sulle mezze verità – conclude la nota – l’Udc sarà inflessibile, fino eventualmente a chiedere le dimissioni a chi ha ingannato i cittadini».
Nevi: «Basta giochetti» «Avevamo sicuramente fatto bene ad ottobre scorso ad evidenziare quelle che erano a nostro avviso delle macroscopiche evidenze di un sistema che si alimenta sulle clientele e che ha ridotto la pubblica amministrazione umbra ad ente di collocamento per attivisti di partito o amici di cordata e, pur ribadendo la nostra assoluta linea garantista, avevamo suggerito alla presidente di prendere provvedimenti immediati per stoppate il malcostume che solo ora è venuto fuori grazie alle inchieste ma che tutti conoscono bene in Umbria e che noi denunciamo da decenni». Lo afferma il consigliere regionale Raffaele Nevi, presidente del gruppo Pdl. «La presidente – continua Nevi in una sua nota – cosa fece ad ottobre scorso? Fece trapelare indignazione e tentò di prendere le distanze da ciò che le inchieste evidenziavano». «Abbiamo passato otto mesi di silenzio – aggiunge, fra l’altro, l’esponente del Pdl – dopo i roboanti e indignati appelli alle riforme necessarie per staccare la politica dalla sanità e poi la Marini si è presentata in Consiglio con un ddl ridicolo che non diceva nulla e che, sostanzialmente, lasciava del tutto inalterata la discrezionalità della politica nella scelta degli uomini della sanità. Questo ddl è stato stravolto grazie ad una alleanza trasversale delle opposizioni con parti della maggioranza e la Marini è stata costretta a commissariare l’azienda ospedaliera perugina per salvare Orlandi che avrebbe rischiato di farle saltare lo schema politico generale e quindi anche la sua poltrona. Il tetto dei dieci anni per i dg è infatti entrato nella legge contro il volere della Giunta e della maggioranza del Pd». «Oggi – osserva ancora Nevi – a leggere la reazione a caldo della Marini siamo alla recita della stessa commedia. Cavalcare un pochino la tigre e organizzare un gioco delle parti con i vertici del Pd per tentare di salvaguardare la sua immagine e tenerla fuori dallo schifo che emerge sempre più e che rischia di mettere in pericolo il sistema di potere che il Pci, Pds, Ds, Pd ha costruito in tanti anni e che vuole mantenere in piedi». «Sono i fatti quelli che contano – sottolinea ancora Nevi – e allora se sono vere le cose che ha detto, e in cui dice di credere, la presidente proceda rapidamente alla rimozione di Riommi e della Rosignoli, che sono sua diretta emanazione. Questa volta, a differenza di nove mesi fa, non avrà la scusa che la Rosignoli non la può sollevare perchè la legge non glielo consente, perchè la nuova norma, anche questa proposta dal Pdl e inserita nella nuova legge con una maggioranza trasversale, consente la rimozione del dg qualora si riscontrino comportamenti non in linea con l’immagine di terzietà, imparzialità e correttezza». «In sostanza – afferma Nevi – basta giochetti»

